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AUMENTANO I CRIMINI D’ODIO. L’ANTIDOTO È LA CULTURA

AUMENTANO I CRIMINI D’ODIO. L’ANTIDOTO È LA CULTURA

Nel 2019 ci sono stati 921 reati razziali-etnici o relativi all’orientamento sessuale. C'è un indirizzo delle forze dell'ordine a cui segnalarli

«Sporca ebrea, smetti di raccontare la tua bugia». È tra gli insulti più ricorrenti che Liliana Segre, vittima sfuggita all’Olocausto e oggi senatrice della Repubblica che vive sotto scorta, subisce quotidianamente. Il Giorno della Memoria ricorda le vittime di quella terribile tragedia e tiene alta l’attenzione su un fenomeno, quello del negazionismo, ancora troppo diffuso. L’ultimo caso è quello di Mondovì, in provincia di Cuneo: sul portone di casa dove viveva un’ex deportata, scomparsa nel 1996, venerdì è comparsa la scritta “Qui vive un’ebrea” e una stella di David come quelle usate dai nazisti 80 anni fa.

Le tensioni della nostra epoca fanno comprendere quanto siano necessari incontri di formazione e convegni, come quello su “Le vittime dell’odio”, tenutosi martedì scorso alla Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a Roma. Hanno partecipato anche la Ministra delle Pari Opportunità e della Famiglia, Elena Bonetti, e la Ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese.

L’Osservatorio

Durante l’evento si è parlato di apologia del nazismo, di cori razziali nelle curve degli stadi, di atti di bullismo contro i disabili, di discriminazioni contro le comunità gay e di tutti quei crimini legati dal filo rosso dell’odio contro chi è diverso per razza, religione e orientamento sessuale. L’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti di discriminazione (OSCAD) ha presentato alcuni dati che dimostrano la preoccupante “stabilità” del fenomeno dell’hate speach. Nonostante tante campagne di sensibilizzazione e operazioni-cultura portate avanti dalle associazioni di categoria e dalle forze dell’ordine, non si riesce a scendere sotto una determinata soglia di emergenza.

vittime dell'odio
Il convegno su “Le vittime dell’odio”

L’OSCAD, organismo diretto dalla polizia criminale, effettua un’attività di monitoraggio su larga scala, ma risente fortemente di due problematiche: l’under-reporting, ossia la mancanza di denunce che determina una sottostima del fenomeno, e l’under-recording, il mancato riconoscimento della matrice discriminatoria del reato da parte delle forze di polizia e degli altri attori del sistema di giustizia penale.

Il dato

Dal 2016 al 2017 i reati di “razza, etnia, nazionalità, religione” e quelli catalogati come “orientamento sessuale e identità di genere” sono quasi raddoppiati (da 494 a 828 i primi, da 38 a 63 i secondi). Dati ufficiali che, come spiegato, sono approssimati per difetto in virtù della mancanza di denunce e del mancato riconoscimento. Nel 2018 si sono verificati 801 reati razziali-etnici e 100 relativi all’orientamento sessuale; numeri pressoché confermati – ma destinati a crescere per i procedimenti ancora aperti – anche dall’ultima rivelazione dell’anno appena concluso: attualmente sono 726 i primi e 82 i secondi. Nello specifico sembrava esserci stato un lieve calo (dal 2017 al 2018) sul tema dell’incitamento alla violenza, ma nel 2019 il fenomeno è cresciuto in maniera preoccupante con 20 casi in più (252) rispetto al 2018.

Le vittime dell’odio

Tante le testimonianze portate durante il forum, come quelle dell’ex nuotatrice paralimpica Cecilia Carmellini e del padre di Valerio Catoia, giovane atleta con la sindrome di Down che ha salvato una bambina di 10 anni dall’annegamento. Sono intervenuti anche il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori Damiano Tommasi (che a proposito di razzismo ha dichiarato: «Io chiedo ai calciatori “ma all’estero vivete la stessa situazione?”. Mi rispondono di sì, ma qui hanno la percezione che la condanna non sia unanime»), la capitana della nazionale di calcio femminile Sara Gama (ha ribadito la mancanza di tutele per le donne che fanno sport) e l’attore Jonis Bascir che ha recitato parte del monologo “Beige, l’importanza di essere diverso”.

le vittime dell'odioImma Battaglia, leader del movimento LGBTI, ha raccontato la sua storia di sofferenza: «Sono stata discriminata da quando sono nata. Ho passato la mia vita a ribadire che sono donna e ho scelto di studiare matematica perché mi faceva sentire protetta, al chiuso, lontano dal mondo.  Devo sempre ribadire che sono femmina anche se porto i capelli corti e mi vesto con una giacca. “Sei un maschio mancato” così mi dicono. La discriminazione non finisce mai, ma è peggio la discriminazione strisciante. Non mi hanno mai picchiata, ma quanto vorrei che lo facessero… Mi farebbero meno male».

L’impegno

Un messaggio di ecumenismo è arrivato dal panel dedicato alla discriminazione religiosa a cui hanno partecipato il frate francescano Ibrahim Faltas, impegnato nel dialogo tra israeliani e palestinesi, l’Imam Yahya Pallavicini (presidente della comunità religiosa islamica italiana) e Nando Tagliacozzo, ebreo sopravvissuto all’Olocausto.

«È importante fare cultura e formazione, per elevare la soglia di tutela sulle vittime dell’odio» ha dichiarato Vittorio Rizzi, direttore centrale della polizia criminale. «L’odio si manifesta sempre allo stesso modo, fortunatamente è cambiata la sensibilità collettiva: si è alzata la soglia di percezione. C’è maggiore comunicazione e maggiore indignazione. Serve una rivolta morale contro l’hate speach e la politica deve aiutarci. La minimizzazione, l’apologia e il negazionismo sono entrati nel nostro ordinamento e sono punibili».

La Ministra Lamorgese ha citato Primo Levi: «Comprendere è impossibile, conoscere è necessario». Poi si è rivolta così ai giovani: «che sappiano, che non dimentichino. Il nostro Paese si è reso responsabile di questi crimini e oggi dobbiamo evitare la propagazione di certi fenomeni pericolosi. Non vorrei, tra 80 anni, che ricordassero questo periodo come noi ricordiamo quegli anni».

Un indirizzo mail dell’OSCAD (oscad@dcpc.interno.it) è a disposizione delle vittime dell’odio e di chiunque lo voglia, per segnalare ogni episodio di razzismo e discriminazione, che viene gestito ed eventualmente inoltrato alle forze di polizia territoriali per tutti gli approfondimenti investigativi.

 

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Giorgio Marota
Giorgio Marota

Giornalista e studente di Scienze della Comunicazione, appassionato di radio, di sport e di viaggi. Amo il mio lavoro perché mi permette di stare tra le persone e raccontarne sogni ed emozioni, ma anche problemi e speranze.

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