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BANDO DELLA CHIESA VALDESE: IL PIÙ AMATO DAI VOLONTARI

BANDO DELLA CHIESA VALDESE: IL PIÙ AMATO DAI VOLONTARI

Fiducia e condizioni che facilitano la partecipazione. Ecco perché il bando della Chiesa valdese è il più atteso dalle associazioni

A fine gennaio 2020 è scaduto il bando della Chiesa Valdese, che ogni anno mette a disposizione le risorse raccolte tramite l’otto per mille di questa confessione religiosa, per la realizzazione di progetti sociali, assistenziali e culturali. Si tratta ormai di un appuntamento attesissimo dalle organizzazioni di volontariato e  dal Terzo settore in generale.

Alcuni dati bastano a rendere conto dell’importanza rivestita da questo bando: nel 2019 erano stati presentati circa 4.500 progetti. Quelli finanziati sono stati invece 1.435 – 946 dei quali da realizzarsi in Italia e i restanti 489 all’estero. La Chiesa Valdese pubblica annualmente un report di attività nel quale rende conto di quali siano i settori in cui si concentrano i progetti finanziati. Limitandoci ai progetti realizzati in Italia, i principali settori dei progetti selezionati nel 2018 (il report 2019 non è ancora disponibile) sono stati la cultura e l’assistenza a rifugiati e migranti (entrambi con oltre il 17,6% dei fondi allocati). Seguono i settori  assistenza sociale (13%), bambini e giovani (12%) e via via tutti gli altri.

I perché del successo

bando della Chiesa valdese
I progetti finanziati, in Italia, nel 2018 (dalla relazione Annuale 2018)

Purtroppo bisogna anche constatare che negli ultimi anni l’accesso ad altre fonti di finanziamento, alle quali tradizionalmente volontariato ed associazionismo erano abituate a rivolgersi, è diventato sempre più problematico.

Non  ci riferiamo solamente al calo quantitativo dei fondi messi a disposizione da Comuni, Regioni e Governo centrale, ma anche alla crescente complessità delle procedure di presentazione e gestione dei progetti. Una serie di vincoli finiscono infatti per sbarrare soprattutto alle associazioni di piccola e media dimensione l’accesso ai finanziamenti provenienti dalle istituzioni pubbliche.

Proviamo di seguito a mettere a confronto alcune caratteristiche del bando della Chiesa Valdese con quelle degli avvisi pubblici istituzionali, in modo da provare a capire perché il volontariato si rivolge sempre più alla prima fonte di finanziamento mentre fatica ad accedere alla seconda.

  • Le risorse a disposizione. Per i progetti 2019 il bando della Chiesa Valdese ha messo a disposizione 43 milioni di euro. Si tratta di una cifra assolutamente ragguardevole, e che supera il budget della maggior parte dei bandi istituzionali. Nello stesso anno, il “Fondo per il finanziamento di progetti e di attività di interesse generale”, legato al Codice del Terzo Settore, ha stanziato oltre 51 milioni di euro; tuttavia solo 28 milioni erano destinati a progetti di rilevanza locale (tramite avvisi regionali – nel caso della regione Lazio si è trattato di “Comunità Solidali”); le risorse restanti sono andate a grandi associazioni di dimensione nazionale.

 

  • Tempi certi. Un grosso vantaggio dei finanziamenti che passano attraverso il bando della Chiesa Valdese è quello di rispettare un cronogramma definito e prevedibile. A settembre di ogni anno viene pubblicata la graduatoria dei progetti finanziati ed a quel punto la partenza degli interventi può essere praticamente immediata. La prima trance di pagamento viene anticipata in tempi piuttosto veloci, ed anche le tranche successive vengono erogate con tempi ragionevoli a fronte della rendicontazione di quanto già incassato. Chiunque abbia avuto a che fare con progetti finanziati da Regione e Ministeri, sa invece che i tempi di valutazione dei progetti sono lunghi ed indefiniti. Anche la tempistica di erogazione dei contributi è caratterizzata da gravi ritardi, che riguardano sia le somme che teoricamente l’amministrazione pubblica dovrebbe anticipare a inizio progetto, sia il saldo da erogare a fine intervento. Questo costringe le associazioni ad indebitarsi per anticipare tutti i fondi (peraltro senza certezza dei tempi di rientro) o in alternativa a rimandare e/o ridimensionare la realizzazione delle attività progettuali.

 

  • La questione del cofinanziamento. Quasi tutti gli avvisi pubblici istituzionali chiedono alle associazioni di cofinanziare il progetto per una quota variabile tra il 10 ed il 50%. Quasi mai viene data la possibilità di valorizzare il lavoro volontario portandolo a cofinanziamento dei progetti. Da questo punto di vista la Chiesa Valdese è più flessibile: il cofinanziamento è possibile, ma non obbligatorio.

 

  • La fidejussione. Sostanzialmente nessun finanziatore pubblico anticipa contributi se non a fronte della stipulazione di una fidejussione bancaria o assicurativa. Questo mette in grave difficoltà le piccole (ma anche le medie) associazioni, che tipicamente non posseggono beni da mettere a garanzia della fidejussione. Di conseguenza, presidente e soci sono costretti a mettere a disposizione beni e redditi personali come garanzia del contratto. La Chiesa Valdese ha risolto questa questione in maniera semplice e pragmatica. Chi partecipa al bando indica una o più persone che possano dare una garanzia “morale” sulla serietà dell’ente. A quel punto la prima tranche del 30% viene anticipata sulla fiducia. E, una volta rendicontata questa prima somma, la Chiesa Valdese ne eroga una seconda ed una terza sempre del 30%.

 

Un esempio da seguire

In conclusione: la Chiesa Valdese è ormai una risorsa insostituibile per volontariato ed associazionismo italiano in generale.

La copertina del resoconto annuale 2018

È auspicabile che anche le istituzioni pubbliche rivedano alcune rigidità, che negli ultimi anni caratterizzano le proprie linee di finanziamento. Ed è comunque necessario che accelerino le tempistiche di valutazione dei progetti e il pagamento dei contributi dovuti alle associazioni.

Viva insomma la Chiesa Valdese, ma in funzione sussidiaria e non come esclusiva opportunità di finanziamento dei progetti di volontariato.

 

 

 

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Massimiliano trulli
Massimiliano trulli

Figlio di Giuseppe e papà di Giuseppe. Volontario di lungo corso ed operatore del CSV Lazio. Esperto di progettazione sociale. Grande appassionato di dolci, cani e fischietti in terracotta.

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