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CORPI CIVILI DI PACE: FORSE FINALMENTE SI COMINCIA

CORPI CIVILI DI PACE: FORSE FINALMENTE SI COMINCIA

Dovrebbero partire 300 giovani entro l'anno. Dopo la pubblicazione del decreto, ora si aspetta il bando.

Il 20 maggio scorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto interministeriale sui Corpi civili di pace, il progetto che dovrebbe permettere a 300 giovani di partire come volontari in zone di conflitto entro il 2015 (500 in due anni), ammesso che venga pubblicato presto il relativo bando.
L’idea dei Corpi civili di pace nasce da lontano, e precisamente dalle riflessioni  e dall’esperienza di Alexandre Langher che, dopo aver promosso la European Peace Caravan in Jgoslavia, li propose agli inizi degli anni novanta.
Dopo anni dibattiti, di sperimentazioni in altri Paesi, di lavoro di associazioni e movimenti (soprattutto Rete Disarmo, Rete della Pace, Tavolo Interventi Civili di Pace), un emendamento alla legge di stabilità del 2013 ha finalmente dato il via ad una sperimentazione che avrebbe dovuto essere di tre anni e sarà invece di due, visto che si concluderà nel 2016. E finalmente ora il decreto permette di passare finalmente alla fase attuativa. Che è, come già detto, sperimentale e sarà quindi valutata da una apposita commissione.
Una buona notizia, arrivata in un momento in cui i conflitti nel mondo si moltiplicano e cresce il bisogno di individuare strumenti di pace. E arrivata negli stessi giorni in cui venivano consegnate alla Camera le 50mila firme per la proposta di legge di iniziativa popolare  “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta” promossa dalla campagna “Un’altra difesa è possibile”.

Cosa fanno i volontari

Possono fare i volontari (non sono previsti professionisti) nei Corpi civili di pace i giovani tra i 18 e i 28 anni, scelti secondo le norme in vigore per il servizio civile nazionale, per progetti che saranno presentati dagli enti accreditati presso il relativo Dipartimento, purché abbiano esperienza di almeno tre anni nelle aree di intervento dei progetti.
L’articolo 2 del decreto specifica che l’attività dei corpi civili di pace si esplica nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto e nelle aree di emergenza ambientale. Individua inoltre sei campi d’azione:

  1. sostegno ai processi di democratizzazione, di mediazione  e  di riconciliazione;
  2. sostegno alle capacità operative  e  tecniche  della  società civile locale, anche  tramite  l’attivazione  di  reti  tra  persone, organizzazioni e istituzioni, per la risoluzione dei conflitti;
  3. monitoraggio del rispetto  dei  diritti  umani  e  del  diritto umanitario;
  4. attività umanitarie, inclusi il sostegno a profughi, sfollati e migranti, il  reinserimento   sociale   degli   ex-combattenti,   la facilitazione dei rapporti tra le comunità residenti e  i  profughi, sfollati e migranti giunti nel medesimo territorio;
  5. educazione alla pace;
  6. sostegno  alla  popolazione  civile  che  fronteggia  emergenze ambientali, nella prevenzione e gestione dei  conflitti  generati  datali emergenze.

Il tema della sicurezza

Centrale è il tema della sicurezza, a cui è dedicato l’articolo 7. È il Ministero degli Esteri (Maeci) che individua i Paesi in cui possono svolgersi i progetti.  Inoltre, «prima dell’impiego all’estero, i giovani volontari sono tenuti a partecipare ad attività di sensibilizzazione in materia di sicurezza organizzate dal Maeci » e a partecipare  «a riunioni di sicurezza organizzate nella zona di intervento» su “disposizione” delle autorità italiane competenti.
Prima della partenza dei giovani, il Maeci verificherà che esistano «adeguate condizioni di sicurezza», anche se «la tutela della sicurezza dei giovani volontari è affidata all’ente o all’organizzazione responsabile del progetto presso il quale essi prestano servizio». I giovani che non rispettano le disposizioni per la sicurezza, sono esclusi dal contingente e  il Ministero si riserva di valutare «il comportamento dei giovani volontari e degli enti o delle organizzazioni… ai fini dell’eventuale imputazione delle spese sostenute dall’amministrazione per il rimpatrio o altre azioni di soccorso».

 

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