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DOKITA ONLUS: LE BARRIERE ALL’INCLUSIONE SONO CULTURALI

DOKITA ONLUS: LE BARRIERE ALL’INCLUSIONE SONO CULTURALI

L'associazione è impegnata a Sabaudia e Terracina, per persone fragili e immigrati, ma anche nei Paesi in via di sviluppo.

«Dokita è una parola della lingua Bulu, un dialetto locale del Camerun, e vuol dire “dottore” o “uomo della medicina”», spiega Irene Tognella, portavoce dell’associazione Dokita onlus. Dokita è il soprannome che gli indigeni diedero a frate Clemente Maino, infermiere e missionario concezionista, che nel 1970 aprì una missione umanitaria proprio in quel Paese».

Dokita onlus è anche il nome dell’associazione, molto attiva sui territori di Sabaudia e Terracina, che si occupa di persone fragili, e nei Paesi in via di sviluppo.

 

DokitaChe tipo di esigenze sociali ci sono nel territorio di Terracina e Sabaudia?
«Da un punto di vista sociale sono numerose le necessità e i bisogni dei cittadini. Dokita onlus si dedica principalmente all’inclusione sociale di disabili, persone con disagi e immigrati».

Quali difficoltà riscontrate nelle vostre attività?
«La difficoltà principale è di tipo culturale. La società fatica a riconoscere il valore di queste persone e di conseguenza a dare loro le opportunità per esprimersi e contribuire ad una crescita sociale collettiva. Il territorio in cui interveniamo è poco attrezzato a recepire ed accogliere persone con cultura e lingua diversa. Non esistono servizi di mediazione culturale negli uffici pubblici, negli ospedali e nelle scuole. Da un punto di vista puramente culturale, si registrano pesanti resistenze e chiusure, facilmente rilevabili in episodi di hate speech sul web, episodi di violenza e di gravi discriminazioni, purtroppo talvolta perpetrate anche dagli uffici pubblici. Non sono pochi i cittadini stranieri che, non sapendo come funzionano, fanno riferimento a servizi illegali di intermediazione che si sono strutturati. Dokita onlus opera in partenariato con altre associazioni del territorio, fornendo servizi di assistenza e consulenza legale, con corsi di italiano ed educazione civica, accompagnamento socio-sanitario ed eventi di sensibilizzazione e informazione alla cittadinanza».

E per i disabili invece?
«Anche in questo caso ci troviamo di fronte a profonde barriere culturali ma di tipo diverso. La non accettazione o l’incapacità di saper trattare o valorizzare persone con abilità diverse ha origine già all’interno del proprio nucleo famigliare e questo, assieme alla carenza di servizi pubblici o privati che favoriscano l’inclusione sociale e lavorativa, determina episodi di grave isolamento e chiusura».

Dokita onlusQuali attività avete in programma?
«Anche per il 2019 sarà aperto lo sportello legale di assistenza giuridica agli immigrati. Ogni anno si rivolgono a noi circa 500 persone. Entro il mese di giugno partirà un nuovo progetto della durata di 18 mesi dal titolo “Get AP! Strategie per una cittadinanza globale dell’Agro Pontino”. Con questo interverremo in un territorio rurale, dove sfruttamento lavorativo e caporalato, razzismo, insufficienti servizi sociali pubblici la fanno da padrone. L’obiettivo è la promozione di percorsi innovativi di inclusione sociale e di definizione di strategie di sviluppo locale e transnazionale. Infine dal mese di maggio, ripartirà il progetto Natur-Ability II. Si tratta di percorsi di inclusione sociale in favore di giovani con disabilità nel territorio dell’Agro Pontino. Dieci giovani con disabilità saranno inseriti in un percorso di sostegno psicologico e familiare e di inclusione sociale e lavorativa. Verranno formati in tecniche agricole e di allevamento e in cura e gestione dell’asino e del suo habitat. Prevista anche la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione sociale e vari eventi di condivisione e divulgazione in favore del territorio».

 

L’ASSOCIAZIONE. Dokita onlus è un’associazione che collabora con i missionari della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione nel mondo. Presente in 14 paesi del mondo, le sue attività sono sostenute per il 60% da donazioni di soggetti privati e per il 40% da enti pubblici e fondazioni.  Il suo apporto consiste nell’offrire un supporto a tutti coloro che si trovano in condizioni di esclusione sociale. Il loro contributo è di carattere educativo, sanitario e sociale. La onlus stima che ogni anno siano più di 20mila persone a usufruire del loro aiuto. Un’attenzione particolare viene rivolta a orfani, bambini di strada vittime di crisi umanitarie, detenuti e migranti.

 

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Mirko Giustini
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Laureato con lode in Lettere moderne ed Editoria e scrittura, si è sudato il tesserino da giornalista scrivendo per varie testate locali di Roma e dei Castelli romani. Lavora come analista televisivo presso la Geca Italia e scrive per Lazio sette (Avvenire).

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