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educazione sostenibile

PER IL NOSTRO FUTURO L’ISTRUZIONE NON BASTA. SERVE UN’EDUCAZIONE SOSTENIBILE

PER IL NOSTRO FUTURO L’ISTRUZIONE NON BASTA. SERVE UN’EDUCAZIONE SOSTENIBILE

Il 4° degli obiettivi 2030 chiede un'educazione di qualità, equa e inclusiva. Quindi un'educazione in cui il sapere si costruisce insieme

Lo sforzo coeso, collettivo, universale per la sostenibilità è certamente una delle sfide più importanti alle quali l’essere umano si trova ad applicarsi: il merito degli Obiettivi di sviluppo sostenibile 2030 è di averla posta come centrale, anche parlando di educazione sostenibile.
La particolarità di questa sfida è l’universalità, il paradosso è che la sfida venga affrontata senza un riferimento esplicito alla necessità di cambiare il sistema che la esplicita.  Un sistema di produzione e distribuzione della ricchezza che ha come guida la proprietà privata, lo sfruttamento delle risorse per generare profitto, l’accumulo di informazioni per indirizzare vendite, dovrebbe riorientarsi, alla luce dei Goal 2030, a costruire soluzioni universali, a uscire dalla dinamica dei privilegi per imboccare la strada dei diritti.
Nel linguaggio diplomatico che ha portato le istituzioni internazionali ad elaborare i 17 Goal per lo sviluppo sostenibile non si mette in premessa il cambio di paradigma, ma se ne descrivono, anche con forza e coraggio, molti degli effetti.

Se questa ambiguità mette a rischio l’intera strategia, l’Obiettivo 4 «Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti», è probabilmente il fulcro per costruire una reale possibilità per far perdurare e consolidare la spinta di consapevolezza che ha mosso l’intero processo.
Che questo Obiettivo sia bene impostato e persegua con efficacia i suoi traguardi diviene quindi cruciale per la salvaguardia dello spirito di questo immenso e prezioso percorso collettivo, politico, culturale e sociale.
Leggiamolo nel dettaglio.

 

OBIETTIVO 4 «Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti». Un’istruzione di qualità è la base per migliorare la vita delle persone e raggiungere lo sviluppo sostenibile. Si sono ottenuti risultati importanti per quanto riguarda l’incremento dell’accesso all’istruzione a tutti i livelli e l’incremento dei livelli di iscrizione nelle scuole, soprattutto per donne e ragazze. Il livello base di alfabetizzazione è migliorato in maniera significativa, ma è necessario raddoppiare gli sforzi per ottenere risultati ancora migliori verso il raggiungimento degli obiettivi per l’istruzione universale. Per esempio, a livello mondiale è stata raggiunta l’uguaglianza tra bambine e bambini nell’istruzione primaria, ma pochi Paesi hanno raggiunto questo risultato a tutti i livelli educativi.

 

educazione sostenibileL’ISTRUZIONE. La prima osservazione che possiamo fare, è che c’è una differenza tra “istruzione” ed “educazione” e che i due concetti non si possono prendere per sinonimi. L’educazione, nel titolo dell’Obiettivo, è più larga e profonda dell’istruzione di cui parlano il testo e i target singoli e mette in gioco piani di azione molto differenziati e complessi, su cui possiamo accennare alcune riflessioni.
L’istruzione è un processo guidato, un trasferimento di conoscenze e nozioni di cui si vuole (e si controlla) l’avvenuto assorbimento. In un processo di istruzione «la mela non può cadere troppo lontana dall’albero»  ed è anzi meglio che non se ne distanzi affatto. La nozione di “istruzione” ha, nell’emissario della stessa, la fonte del pensiero che la giustifica e non prevede innovazione, elaborazione, scarto. Se si crea una discrepanza tra l’insegnamento e la sua ripetizione, questa viene interpretata, appunto, come “scarto”, cioé come una cosa negativa. L’istruzione contiene quindi una spinta all’omologazione che, se non nei risultati (si vogliono prodotti più performanti, ideazioni nuove, brevetti innovativi), è massiccia rispetto alle persone, che vengono considerate “congrue” al sistema se ne riproducono la struttura, il meccanismo.
L’istruzione è pur tanto necessaria e utile: poterci leggere e parlare, poter fare calcoli e previsioni, avere termini di paragone comuni è essenziale per non dover ogni giorno reinventare quanto già pensato e realizzato, per tramandare la tecnica, per mantenere gli ideali, le forme sociali, i riti.

L’EDUCAZIONE. Ma senza un impianto educativo che vada oltre le discipline e coinvolga in maniera attiva, rispettosa e consapevole le persone che apprendono, l’istruzione rischia di non essere altro che un sistema di riproduzione del già fatto, di espropriazione del pensiero, di mantenimento dello status quo.
È per questo che rileviamo una frattura tra il termine “istruzione”, che caratterizza il testo e i traguardi individuati e le parole impiegate nel titolo: “educazione”, “apprendimento”, che denotano la prima una dimensione olistica dell’impianto di co-costruzione del sapere e la seconda un protagonismo del discente, che è colui che apprende, a cui è rivolta l’azione educativa e a cui è riconosciuta la capacità di rimettere insieme e riorganizzare gli apprendimenti in funzione dei propri pensieri, convincimenti e ideali.
Sempre il titolo ci offre poi una terna di aggettivi caratterizzanti l’educazione che aprono e dettagliano ancor più il modo in cui si debba intendere questa educazione: “di qualità, equa ed inclusiva, una vera “opportunità di apprendimento per tutti“.

 

educazione sostenibile
Il  Tavolo inter associativo Saltamuri raccoglie più di cento associazioni educative. Suo è Il Manifesto sull’Educazione sconfinata.

L’ASCOLTO E L’ACCOGLIENZA. È qui allora che entra in gioco un elemento essenziale, il ruolo sociale e culturale dell’educazione, delle istituzioni scolastiche, del corpo insegnante. Perché i tre aggettivi impiegati possano essere concretamente rispettati e si possa realizzare un’educazione sostenibile serve di operare dei cambiamenti, radicali, nel modo in cui oggi si offre educazione, e questo a partire dall’atteggiamento degli insegnanti, del personale scolastico, dell’istituzione scuola.
Stiamo parlando di una trasformazione profondissima, stiamo ragionando del riconsiderare le nostre organizzazioni in termini di organismi (e non di meccanismi) in cui sia riconosciuto e valorizzato  il  portato umano e relazionale di ciascuno, data priorità all’ascolto e all’accoglienza, nella convinzione che solo l’incontro in terreni comuni di persone diverse e multiculturali possa generare le condizioni per assolvere al dettato “sostenibile”, che è anche quello Costituzionale: «rimuovere gli ostacoli (…) che impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

 

UN’EDUCAZIONE SOSTENILE E SCONFINATA. Nel 2018, di fronte all’attacco alla presenza a scuola di bambini e ragazzi stranieri, alla colpevolizzazione della differenza e alle crescenti misure discriminatorie che ne scaturirono  si creò, su proposta dell’MCE, il Tavolo inter associativo Saltamuri, con più di cento associazioni educative tra cui il Cemea, che elaborò un Manifesto con il titolo perfettamente sostenibile: Educazione sconfinata per l’infanzia, i diritti, l’umanità

Ve ne propongo tre estratti che considero fruttuosi per la vera e profonda realizzazione dell’educazione sostenibile e dell’Obiettivo 4 2030:

·        La scuola è luogo di crescita, trasformazione, condivisione, creazione culturale. Non c’è scoperta che non comporti un attraversamento di confini.

·        Sentiamo come necessaria un’educazione sconfinata, capace di non separare mai l’acquisizione di linguaggi e saperi dalla conoscenza di noi stessi, dalla scoperta degli altri, dalla valorizzazione di tutti, nessuno escluso.

·        È dovere costituzionale, per chi insegna, educare alla convivenza civile e all’integrazione, è bene ricordare che il rifiuto di ogni discriminazione non è una scelta personale, ma dovere sancito dalla legge. Sapendo bene, tuttavia, che solo la coerenza dei comportamenti può aiutare a contrastare i crescenti incitamenti alla discriminazione.

Gli Obiettivi di Sviluppo sostenibile 2030 in tema di educazione sostenibile ci propongono proprio questo:

·         saper guardare oltre i nostri confini, per costruire condizioni di sostenibilità che non siano oasi di privilegio, ma condizioni di diritto per tutte e tutti;

·         non possiamo ottenere risultati a prescindere dalle persone a cui sono diretti, considerati nelle loro diversità e coevoluzione;

·         gli adulti che guidano questo processo non stanno assolvendo un compito; ne stanno offrendo testimonianza.

 

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

 

 

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Claudio Tosi
Claudio Tosi

Claudio Tosi, autodidatta e artigiano, nel 1987 diviene presidente del Cemea del Mezzogiorno. È educatore e formatore, collabora con i maggiori movimenti per l'educazione attiva ed è nel gruppo di formatori della LUDEA. Esperto di servizio Civile e di volontariato giovanile lavora presso il CSV del Lazio. Canta nel coro Romolo Balzani e costruisce mobiles.

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