logo reti solidali
Home » EMERGENZA MADAGASCAR. LE FRONTIERE CHIUSE BLOCCANO GLI AIUTI
Emergenza Madagascar

EMERGENZA MADAGASCAR. LE FRONTIERE CHIUSE BLOCCANO GLI AIUTI

EMERGENZA MADAGASCAR. LE FRONTIERE CHIUSE BLOCCANO GLI AIUTI

La testimonianza delle associazioni impegnate sul campo: impossibile mandare aiuti e attività sul territorio ferme.

Nessuno si salva da solo e dopo la chiusura delle frontiere molti Paesi del Sud del mondo rischiano il collasso. Infatti, se da una parte il Terzo settore è alle prese con la mancanza di raccolte fondi, soci e professionisti italiani non possono varcare i confini nazionali per prestare aiuto a chi continua a restare in difficoltà come prima della pandemia. Così si è creata l’emergenza Madagascar, come segnala coordinamento Volontari Italiani per il Madagascar (VIM).

emergenza madagascar
Il coordinamento Vim: le attività sul territorio sono ferme

«L’interesse c’è, ma l’attenzione è scemata», esordisce il presidente Marco Sassi. «Tuttavia meno donazioni significa meno distribuzioni di kit alimentari, per un Paese con un alto tasso di malnutrizione. È uno stato democratico, poverissimo e che non esporta migranti: insignificante per la quasi totalità dei media, anche se il 50% dei turisti è italiano. Finora lì ci sono stati meno di 300 morti di coronavirus ed è stato istituito un centro specializzato. Le attività sul territorio sono ferme: sul posto operano solo esperti con apposite deroghe. Da notare che questa terra non percepisce alcun aiuto pubblico dallo Stato italiano, ma a sostenerla è la generosità di privati e singoli cittadini. Quest’anno però le nostre reti di Cremona, Brescia e Bergamo hanno destinato parte delle risorse a disposizione per fronteggiare l’emergenza sanitaria in Italia, perché la stessa base associativa composta da famiglie e lavoratori è stata duramente colpita».

All’interno di Vim sono diversi gli enti che operano all’interno della regione. Tra queste c’è Zoe Onlus, che negli anni ha dedicato tempo ed energie all’accesso alle fonti di acqua potabile, le aggregazioni femminili, il turismo sostenibile, le cooperative locali e lo sviluppo di una rete ecosolidale per commercializzare prodotti biologici. «Il vero problema è l’impossibilità di spostarsi, i cui effetti si potranno misurare solo tra un anno», spiega il presidente Paolo Buccieri. «Attraverso il coordinamento stiamo provando a promuovere olii essenziali, antibatterici e fisioterapici provenienti da quelle zone. Nonostante i bandi dei finanziatori si siano concentrati maggiormente su medicina e salute, non temiamo la crisi economica: Tavola valdese, fondazioni private e 5 x mille non hanno fatto mancare il loro contributo».

Una volontaria di Auci in servizio civile in Madagascar

Altra realtà laziale molto vicina alla popolazione malgascia è l’Associazione Universitaria per la Cooperazione Internazionale (AUCI), che collabora con la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. «A far soffrire di più questi Paesi non è stata tanto la pandemia quanto il lockdown e il blocco delle importazioni connesso», precisa il responsabile progetti Diego Casoni. «Beni di prima necessità, tra cui anche il materiale sanitario ed alimenti, non è potuto entrare. La scarsa reperibilità ne ha fatto aumentare il prezzo e fuori dalle grandi città le famiglie contadine non riescono a vendere quanto producono, perché i clienti non hanno denaro a disposizione. Noi nella normalità forniamo personale specializzato all’ospedale Vezo, aiutando l’associazione Amici di Ampasilava di Bologna. Con la cancellazione dei voli in partenza e in arrivo un nostro infermiere è rimasto bloccato lì, ma ci testimonia che, a causa degli scarsi mezzi di trasporto, i casi di contagi da Covid sono limitati alle grandi città».

emergenza madagascar
Andare Oltre: le attività proseguono, ma manca il confronto

L’ultima missione della Fondazione Andare Oltre Onlus invece risale a più di un anno fa e, poiché le attività da remoto proseguono, il consiglio direttivo riesce a pagare ancora gli stipendi a insegnanti e professionisti rimasti sul campo, circa 50 persone in tutto. «Soldi che prendiamo da sostenitori fissi e da sporadici contributi», conclude il presidente Pietro Petricca. «Sicuramente è mancato il confronto su spesa, rendimento, progressi e bisogni». Tra i progetti portati avanti ci sono le visite e prestazioni ambulatoriali nel centro di sanità di Vatolatsaka, la clinica privata Saint-Luc Toliara e il sostegno alle attività scolastiche in collaborazione con le associazioni Loharano e Radler.

Print Friendly, PDF & Email
Mirko Giustini
Avatar

Laureato con lode in Lettere moderne ed Editoria e scrittura, si è sudato il tesserino da giornalista scrivendo per varie testate locali di Roma e dei Castelli romani. Lavora come analista televisivo presso la Geca Italia e scrive per Lazio sette (Avvenire).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *