CIVIL HEROES: SCIENZA COATTA PER SPIEGARE L’ECONOMIA CIVILE. PURE AI BOOMER

Un talk tra i banchi di scuola per spiegare due cosette sull'economia civile a tutti, dalla generazione Z ai boomer. È il progetto di Scienza coatta con Next e Fondazione Don Luigi Di Liegro, che prosegue il suo giro in Italia nelle prossime settimane

“Se tu te magni du supplì e io zero, sei n’incivile e tocca che vieni a st’evento che ste spiegamo ‘na cosetta… l’economia civile”. Le parole che usiamo dicono sempre qualcosa di noi. Se sono semplici significa che c’è voglia di arrivare a tutti, ma proprio a tutti, come insegnano i ragazzi di Scienza Coatta semplificando linguisticamente concetti altissimi e complessi tramite un progetto di divulgazione scientifica e umorismo. In romanesco. L’ultima loro iniziativa è una sinergia con Next – nuova economia per tutti e in collaborazione con la Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro per portare nelle scuole l’esempio di quelli che chiamano Civil Heroes, cioè cittadini capaci di immaginare e realizzare un mondo a misura d’uomo, lontano dai consumi sfrenati del capitalismo, fatto di scelte intelligenti e ambientalmente sostenibili. Difficile (ma non impossibile) cambiare una generazione abituata a vivere in una società di mercato spietata e ipercompetitiva, ma nei giovani c’è la speranza del cambiamento.

Si pensava risolvere il presente senza pensare al futuro

scienza coatta
La Scienza Coatta è un progetto di divulgazione scientifica dell’APS Tavola Rotonda. Immagine Scienza Coatta

Alessio Di Addezio e Roberta Miracapillo, divulgatori di Scienza Coatta, giovedì 6 dicembre hanno incontrato a Roma le scuole secondarie, dando vita a un talk interattivo pensato per la generazione Z «ma rivolto a tutti, pure ai boomer». Dopo un breve e ironico excursus storico sui modelli economici – quasi una rappresentazione teatrale, più che una lezione – con Scienza Coatta si è arrivati alla condivisione di un assunto: l’economia può fare a meno di tutto, tranne che della fiducia. Il vero errore commesso dal mercato, secondo gli esperti, è proprio l’aver sostituito il bene comune (quello di tutti) con il bene totale (il massimo profitto), esasperando il concetto di produzione fino a rendere il capitalismo aggressivo e incontrollabile. È il sistema che porta alle disuguaglianze che vediamo oggi: povertà, distruzione ambientale, migrazioni forzate. «La mia è stata la prima generazione che anziché migliorare come le precedenti è stata peggio di quella dei suoi genitori», ha raccontato Roberta, 42 anni. «E la vostra», ha spiegato rivolgendosi agli studenti, «è la prima che può tornare a invertire la rotta». I ragazzi e le ragazze sono stati invitati ad aprirsi, a esternare il senso di rivalsa che spesso interiorizzano e a testimoniare quel gap generazionale così evidente da farli sentire distanti dai propri nonni e genitori. «Siamo considerati dei fannulloni» ha ammesso Emma, 17 anni. «Siamo una generazione precaria, eppure ci fanno sentire pesanti. È sempre colpa nostra e sì, ci sentiamo svantaggiati». E ancora, altra questione aperta: l’ambiente. Perché i grandi economisti per tanto tempo non hanno considerato il problema? «Perché si pensava a risolvere i problemi del presente senza mai pensare al futuro» ha ipotizzato Jacopo, centrando probabilmente il nocciolo della questione. Sapevano probabilmente le conseguenze di certe scelte economiche, ma fino a quando la nostra società ha considerato l’oggi più importante del domani non si è riusciti a cogliere fino in fondo la direzione intrapresa. È come se la generazione X avesse corso su una macchina senza freni a tutta velocità, senza rendersi conto che alla fine della strada c’era un muro. Non a caso, ragionando in termini di consumi e sfruttamento delle risorse, la scienza ci ricorda spesso come gli umani vivano come se avessero a disposizione quasi due terre e come se tutti gli umani fossero italiani oppure europei, ne servirebbero addirittura tre.

Cinque superpoteri per essere molla di cambiamento

Scienza coattaUna possibile soluzione, come detto, è quella offerta dall’economia civile, dove i cittadini hanno un ruolo attivo e non passivo, in cui chi non è produttivo non rimane indietro e dove per fare la propria felicità è necessario perseguire anche la felicità degli altri. Una svolta comunitaria in un mondo individualista, insomma: una sfida per nulla semplice. L’economia civile è infatti un’economia circolare e non lineare; non produce beni che diventano scarti e, viceversa, fa in modo che le risorse siano riutilizzate, riparate e riciclate. Scienza Coatta è arrivata così a enunciare i cinque pilastri di questo modello: risorse sostenibili, l’idea di prodotto come servizio, l’utilizzo di piattaforme di condivisione, l’estensione del ciclo di vita di un bene, il recupero e il riciclo. Ma per fare in modo che questi concetti non restino astratti, durante l’incontro è stato evidenziato il ruolo di ciascuno nel trasformarsi da spettatore passivo in molla del cambiamento. Ogni consumatore ha dei superpoteri e nel proprio piccolo può far cambiare la direzione del vento. Il primo: votare con il portafoglio; scegliere cioè aziende green con un atteggiamento che è sì altruista, ma pure di auto-interesse lungimirante in termini di impatto economico sulle proprie tasche. Secondo: riconoscere e smascherare il “brandwashing”, cioè le aziende che fanno finta di essere ciò che non sono e utilizzano la propria immagine per ripulire comportamenti non consoni. Il termine oggi è in voga in vari settori: “sportwashing”, ad esempio, viene utilizzato per i Paesi che tramite lo sport (i Mondiali di calcio in Qatar) coprono le proprie negligenze in termini di diritti umani e sociali. Terzo superpotere: trasformarsi in prosumer, quindi in consumatori che oltre a comprare producono essi stessi qualcosa, riparando anziché buttando, o aderendo a comunità energetiche come nel caso delle fonti rinnovabili. E infine: fare passaparola, parlare agli altri di comportamenti e scelte green, perché la consapevolezza sul problema diventi diffusa e appuntamenti come la Cop28 non siano solo sfilate di politici e leader mondiali ma vere tavole decisionali per contenere le emissioni. “Civil Heroes” farà tappa nelle prossime settimane a Cerignola, Rovigo, Perugia e Modena, sempre con l’obiettivo di stimolare i giovani a ragionare su temi ambientali ed economici. Alla tappa di Roma ha partecipato anche Letizia Palmisano, giornalista ambientale ed ecoblogger.

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