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SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE: NON SOLO PROGETTI, MA PROGRAMMI

SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE: NON SOLO PROGETTI, MA PROGRAMMI

La pubblicazione del Piano triennale e del Piano annuale chiede alle associazioni di pensare in termini nuovi

Si è svolto ieri il seminario “Verso il servizio civile universale. Presentazione del Piano triennale 2020-2022 e del Piano annuale 2020″, organizzato da CSVnet in Collaborazione con Cnesc conferenza nazionale Enti Servizio Civile) e con il supporto di CSV Lazio. Un appuntamento importate, perché la pubblicazione del piano triennale e del piano annuale  ha di fatto avviato una nuova stagione nell’ambito del servizio civile, una stagione che apre nuove prospettive, ma richiede anche qualche impegno in più per le associazioni.

CSV Lazio da tempo è impegnato sul fronte del servizio civile, perché, come ha ricordato il presidente Renzo Razzano, è importante «fornire ai giovani occasioni di impegno civico, avvicinandoli al volontariato, alle fragilità e a chi si impegna per risolverle. Abbiamo anche impostato una ricerca per verificare cosa resta di questo impegno a distanza di anni dall’esperienza fatta», aggiungendo che sarebbe utile, soprattutto in questa fase, « un lavoro di collaborazione più stretto con il Dipartimento».

A livello nazionale, CSVnet avrà un’importante funzione rispetto al servizio civile universale, tanto più che, secondo il consigliere Antonio D’Alessandro, «si vedono le possibili difficoltà per le organizzazioni di volontariato e in generale le piccole associazioni». Il cambiamento, anche quando porta con sé aspetti positivi, spaventa sempre. «Noi ci muoveremo per sostenere le associazioni e rispondere alle esigenze dei giovani. A partire dal riconoscimento delle competenze trasversali, che possono sviluppare, visto che anche le grandi aziende considerano il volontariato un’esperienza che può strutturare le capacità personali»

 

servizio civile universalePER LAVORARE MEGLIO. L’intervento centrale della mattinata di lavoro è stato quello di Titti Postiglione, direttore dell’Ufficio nazionale Servizio civile. Commentando il piano triennale, ha ricordato che «era necessario avere una prospettiva di durata, che ci mettesse a contatto e a confronto con le politiche pubbliche». La programmazione del servizio civile universale ha permesso «che la nostra strategia si inserisse in una cornice chiara, in relazione agli obiettivi e alle necessità dei partner istituzionali, a partire da Consulta, Regioni e Province Autonome». È inoltre necessario valorizzare ciò che i territori sono in grado di sviluppare. E servono attività di informazione alle comunità sugli effetti che i progetti portano al territorio: l’obiettivo è «far conoscere il bene che si fa, conoscere il bene che fanno gli altri e come collegarcisi».

Sicuramente, un “imperativo” del Piano triennale è «mettere in rete le azioni presenti sul territorio: chiede di alzare lo sguardo, di andare più lontano». Già oggi, «diciamocelo, il servizio civile è un’eccellenza assoluta. Per consolidarlo e migliorarlo dobbiamo però affrontare il tema con lucidità, determinazione e coerenza», sostiene Postiglione.

 

I PROGETTI E I PROGRAMMI. Il Piano triennale chiede di inserire ogni progetto in un programma più ampio, e quindi innesca «un passaggio evolutivo che non rivoluziona i progetti, ma li inserisce dentro un sistema più ampio, un’aspirazione più rilevante, collegato all’interno dell’ente stesso, o agganciato in coprogrammazione con altri enti titolari, vicini o complementari, per dare funzionalità alla progettazione». In sede di valutazione, il 30% del punteggio complessivo andrà al programma, il 70% ai progetti. All’interno di questo programma, «i progetti sono al momento molto simili a quelli fin qui presentati. Ma possiamo dire e rivendicare che il servizio civile sta contribuendo a sanare questioni e problematicità leggibili dall’esterno». Questo, in fondo, è l’obiettivo.

Inoltre, avere un programma all’interno del quale collocare i progetti servirà anche a «collegare le azioni degli enti e tirarli fuori dalla loro autocentratura, per gradi, per passi».

 

GLI OBIETTIVI E LE INDICAZIONI. Nell’indicare le linee di intervento, il Piano triennale ha scelto come punto di riferimento l’Agenda 2030 delle Nazioni unite, individuando 11 obiettivi, come più vicini alla natura del servizio civile. «Ogni programma proposto dagli enti, quindi, sarà inserito in uno degli obiettivi definiti dagli SDG’s», ha spiegato Postiglione. «L’ambito di azione va di conseguenza, e i diversi enti, seguendo i propri settori di intervento, potranno agire in modo olistico rispetto al problema, affrontandolo, da soli o in rete, da punti di vista diversi».

Il Piano triennale, oltre a indicare gli obiettivi da perseguire e gli indirizzi generali,  contiene anche molte altre indicazioni: non ci sarà classificazione dei territori rispetto ai progetti, per esempio, e non si danno indicazioni sulla “capienza” di un programma, anche per permettere a situazioni molto locali di poter partecipare. Vengono poi indicati alcuni punti qualificanti per i progetti. È un elemento qualificante, ad esempio, inserire soggetti esterni che diano valore a quanto previsto, fosse l’Università, un ente di ricerca, l’unione dei commercianti… naturalmente con la descrizione dell’apporto concreto che si vuole sviluppare.

Anche la coprogrammazione deve essere giustificata da una ragione migliorativa di quanto sviluppato singolarmente.

Sugli standard qualitativi, Titti Postiglione ha chiesto anche la collaborazione degli enti:  «oltre a quelli che già ci sono, se avete indicazioni su Indicatori da esplicitare li utilizzeremo e vi anticipiamo così che possiamo portare avanti insieme un sistema di misurazione».

 

programmazione triennaleIL PROBLEMA DELLE COMPETENZE.  Titti Postiglione è tornata anche sul tema delle competenze, ammettendo che è «un campo minato: non possiamo non fare i conti  con il fatto che il nostro Paese ha un Atlante di Competenze con qualifiche legate a lavori come magazziniere o elettricista. Ma sappiamo che nel mondo del lavoro quello che si cerca in un giovane non è la qualifica professionale, ma la capacità di lavorare in gruppo, di essere autonomi, di sviluppare cittadinanza. In mancanza di una unità di misura, di un sistema di riferimento chiaro, abbiamo cominciato a muoverci, ma dobbiamo farlo insieme alle altre istituzioni». E quindi c’è molto da lavorare, ha concluso Postiglione..

 

LA VALUTAZIONE. Quanto alla valutazione dei progetti, come detto, la scelta è stata di assegnare il 70 per cento del punteggio al progetto, «perché non vogliamo sconvolgere, perché i ragazzi stanno concretamente nei progetti, che quindi devono mantenere la priorità. In fondo, noi vogliamo che sia riconosciuto il valore di azione collettiva di difesa della Patria che tutti i giovani sono chiamati a compiere». Per i punteggi «valuteremo la congruità, l’efficacia, la qualità delle azioni e stileremo una graduatoria per programmi. Saremo attenti a che i territori siano tutti coperti, visto che con il servizio civile universale non ci sono più ambiti regionali e nazionali, ma vogliamo che a tutti i ragazzi sia data la possibilità di partecipare».

 

LE RISORSE. Insomma, il sistema del servizio civile universale è ancora in una fase transitoria, e CNESC con CSVnet stanno agendo insieme per migliorarne la qualità. «Da anni», ha detto Primo di Blasio, vicepresidente del Coordinamento, «consideriamo i CSV un volano essenziale per il servizio civile e speriamo di vedere i frutti di questo crescente interessamento».

Di Blasio ha posto il problema delle risorse, necessarie per stabilizzare il servizio civile universale:  «nella finanziaria del prossimo anno abbiamo uno scenario preoccupante. I decisori politici devono credere in questo strumento finanziandolo coerentemente», tanto più che «”universale” è un termine che ancora non è preso sul serio, visto che anche quest’anno ci sono state  il doppio delle domande rispetto ai posti disponibili». Inoltre, «la ricaduta sui territori è grande, e se il servizio civile è difesa della patria, non possiamo farla con 140 milioni, rispetto ai 10 miliardi stanziati per spese militari».

Il seminario è stato trasmesso in diretta su Facebook di CSV Lazio:

"Verso il servizio civile universale", la presentazione del piano triennale e del Piano annuale 2020, in diretta

Gepostet von CSV Lazio am Dienstag, 26. November 2019

 

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Claudio Tosi
Claudio Tosi

Claudio Tosi, autodidatta e artigiano, nel 1987 diviene presidente del Cemea del Mezzogiorno. È educatore e formatore, collabora con i maggiori movimenti per l'educazione attiva ed è nel gruppo di formatori della LUDEA. Esperto di servizio Civile e di volontariato giovanile lavora presso il CSV del Lazio. Canta nel coro Romolo Balzani e costruisce mobiles.

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