ITALIANI EMIGRATI: SONO PIÙ DEGLI IMMIGRATI STRANIERI

L'Italia torna ad essere un paese di emigrazione. La contraddizione tra i dati Istat e quelli dei paesi di destinazione dei connazionali che scelgono di vivere all'estero

di Giorgio Marota

L’Italia è un paese di migranti, anche se la nostra burocrazia non se ne accorge. Chi lascia il Belpaese è in numero superiore a chi ci arriva, anche se i dati dell’Istat, l’Istituto statistico italiano, dicono esattamente il contrario sul “saldo migratorio” attuale. Ufficialmente hanno ragione: l’anno scorso sono venute ad abitare in Italia 141mila persone in più di quante se ne sono andate (circa 136 mila hanno fatto i bagagli), ma la realtà è ben diversa. Secondo quanto riportano i dati – anch’essi ufficiali – dei Paesi di destinazione, gli italiani fuoriusciti potrebbero essere due o tre volte tanti. E quindi, fidandoci di queste statistiche, parleremmo di dati capovolti: sono più gli emigrati italiani che gli immigrati stranieri, un saldo in negativo che ci riporta alle epoche delle grandi migrazioni, dall’Unità d’Italia agli anni ’60.

Italiani emigrati: sono soprattutto laureati

Quando si arriva in un altro Stato, prima di stabilizzarsi bisogna dichiararlo alle autorità locali. La comunicazione all’Associazione italiana dei residenti all’estero è un passaggio che avviene successivamente e in ritardo nella migliore delle ipotesi, spesso invece non arriva proprio. Per l’Italia sei ancora un suo residente, ma in realtà vivi e lavori altrove, diventa così impossibile stabilire con esattezza il flusso di migrazioni. In Germania ad esempio, oppure in Gran Bretagna e Svizzera (stati che secondo l’Istat assorbono circa un terzo dei nostri migranti) è necessario registrarsi subito per poter avere un codice fiscale e  l’assistenza sanitaria e sociale, altrimenti sei un fantasma: tradotto non sei in regola e rischi l’espulsione al primo controllo.
Sono tantissimi però gli italiani che una volta acquisita la cittadinanza tedesca, inglese o svizzera (giusto per citarne 3) non cancellano la loro residenza d’origine. Secondo l’Istat ad esempio sono poco più di 17mila le persone trasferitesi verso la Germania nel 2014, ma l’omologa agenzia tedesca ne conta oltre quattro volte di più. Il dato che sconvolge è il seguente: se tutti i migranti italiani si comportassero come quelli che vanno in Germania, in Svizzera e nel Regno Unito, l’anno scorso sarebbero partite più o meno 300mila persone dall’Italia. Soprattutto studenti, laureati nel nostro Paese e su cui lo Stato ha speso in media 6.800 euro all’anno, secondo dati 2013-2014 del ministero dell’Economia e dell’Ocse. Esportiamo cervelli e con l’immigrazione che viene dall’Asia, dal Nord Africa e dai Balcani importiamo soprattutto manodopera. Un dato che darà i suoi effetti nel lungo termine, con la demografia del Paese destinata ad un cambiamento lento ma radicale.

Immagine di copertina: DracoRoboter at it.wikipedia

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