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#1milione Italiani senza cittadinanza

I GIOVANI ITALIANI SENZA CITTADINANZA: #1MILIONE DI INVISIBILI

I GIOVANI ITALIANI SENZA CITTADINANZA: #1MILIONE DI INVISIBILI

La campagna #1Milione difende i giovani, che si sentono traditi. E che chiedono che la legge sullo ius soli possa essere approvata in autunno.

Fa pensare ad un requiem l’annuncio con il quale, nei giorni scorsi, il presidente del Consiglio Gentiloni ha rinviato all’autunno la discussione della legge sullo ius soli. Secondo Gentiloni, infatti, non ci sarebbero  state le condizioni per approvare il decreto sulla cittadinanza entro l’estate. Una decisione che da molte parti è stata letta come una resa, espressione della volontà di stendere definitivamente un velo su una legge che era già avanti nel suo iter, dopo l’approvazione alla Camera nell’Ottobre dello scorso anno.

Dure, naturalmente, le reazioni, anche di molte organizzazioni di volontariato e Terzo settore impegnate sul tema. Un boccone amaro, in cui prevale il calcolo elettorale per l’Arci, una violazione del trattato sui diritti dei minori per Unicef, un «non volere quella cittadinanza attiva dei migranti che è un tassello della democrazia», secondo quanto monsignor Giancarlo Perego, direttore generale pro-tempore della Fondazione Migrantes e arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ha dichiarato in una nota al Sir.

Paolo Gentiloni non aveva mancato di ribadire quanto quella sullo ius soli fosse una legge giusta, così come non aveva mancato di ribadire un suo impegno personale, oltre che del Governo, sulla sua approvazione in autunno. Intanto un milione di bambini e ragazzi nati in Italia e italiani a tutti gli effetti restano invisibili. Forse fino all’autunno? Forse fino alla prossima legislatura?

italiani senza cittadinanza #1milione

SIAMO STATI TRADITI. Un vero e proprio tradimento per Youness Warhou, studente di 22 anni di ingegneria gestionale a Reggio Emilia, di origine marocchina, consigliere del Centro Interculturale Mondinsieme.  Con Youness, che – in Italia dal 2009 – è oggi uno dei portavoce del movimento Italiani senza cittadinanza, avevamo parlato della campagna “L’Italia sono anch’io”, a cui collabora dal 2011, in un’intervista in cui si respirava tutta l’impossibilità di prendere tempo sulla questione.

«Questo per noi è stato un tradimento», afferma con forza quando lo raggiungiamo al telefono. «Abbiamo già organizzato numerosi sit in, incontri con esponenti pubblici ed iniziative di informazione insieme ad altre associazioni in varie città italiane, solo questa settimana a Reggio Emilia, Padova, Modena.  In queste occasioni raccontiamo la nostra storia, cerchiamo di mostrare la concretezza di questa riforma, le ragioni concrete della non rinviabilità».

Dopo l’annuncio del Presidente del Consiglio, Italiani senza Cittadinanza ha lanciato un battage sui social – #1milione – che è già diventato virale e a cui hanno aderito personaggi pubblici, rappresentanti di numerose organizzazioni e cittadini comuni, a sostegno di quel milione di persone che restano invisibili.

«Con la nostra petizione per la rapida approvazione della riforma della cittadinanza, da Aprile scorso abbiamo raccolto oltre 50mila firme. Un buon numero. Eppure ora, dopo tanto lavoro, dopo tante promesse ci sentiamo ignorati», prosegue amareggiato Youness. «Ci abbiamo messo le nostre storie, ci abbiamo messo la nostra faccia per sensibilizzare la politica e i cittadini. E ora siamo messi da parte. Sapevamo che, finalmente, da Luglio avremmo potuto essere riconosciuti per ciò che siamo, italiani. Ora ci sentiamo dire che non ci sono i numeri per l’approvazione, ma di provvedimenti senza i numeri ce n’erano e sono stati approvati lo stesso».

Ora Youness ha paura. Ha paura di questa decisione, ha paura che ci si ritrovi in autunno allo stesso punto in cui si è ora, se non peggio. «In autunno inizierà la campagna elettorale e i temi di cui si discuterà saranno la legge elettorale e la legge di stabilità». Non si arriverà a nulla di concreto, è questo il suo timore. «Ci sono voluti anni di impegno e ci ritroveremo come siamo ora, si parlerà al limite di ius culture, ma senza arrivare a nulla», è questo il suo triste presagio. «Voglio essere speranzoso, ma non lo sarò mai come prima, mi sento preso in giro», è questa la sua rabbia.

LE CONSEGUENZE. L’annuncio di Gentiloni non è il solito “gioco di palazzo” come lo chiama Youness. Ha conseguenza gravi, molto concrete e per tante persone. Per tanti italiani, anzi, come lui giustamente afferma con forza, per il Paese Italia.
«Rimandare vuol dire ignorare tutti i ragazzi che stanno per compiere 20 anni e si ritroveranno esclusi dai diritti che il provvedimento avrebbe dovuto riconoscere ed affermare. Dopo aver già ignorato quelli che i 20 anni li hanno già compiuti e che esclusi lo sono già. Rimandare vuol dire ignorare che in Italia ci sono un sacco di persone che vivono con il permesso di soggiorno, che non possono studiare, fare un Erasmus, iscriversi alle accademie nazionali, partecipare ad una gita o fare un concorso pubblico. Rimandare vuol dire ignorare tutto ciò che noi viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle, buttarci nella palude della politica. Rimandare vuol dire ignorare tutto ciò che noi abbiamo raccontato loro».

Ma soprattutto, per Youness, rimandare vuol dire ignorare, PUR essendo coscienti della situazione reale: «Ignorare vuol dire volerlo fare e io non mi fido più e, con me, un milione di ragazzi».

E rimandare vuol dire non essere lungimiranti, neanche per il sistema Paese. «Questa riforma riguarda l’intero tessuto sociale ed il futuro del Paese», insiste Youness, «perché oggi su di me, e su tanti altri ragazzi come me, l’Italia sta investendo, non fosse altro che perché su ogni ragazzo che studia nelle proprie scuole investe circa 50mila euro». «Poi che succede? Arrivo ad un diploma che mi costringe ad andarmene e non posso restituire allo Stato che mi ha cresciuto quell’investimento. E mi sento rifiutato».

italiani senza cittadinanza #1milione

#1MILIONE. Con la campagna social Youness voleva realizzare qualcosa che mostrasse le sue emozioni: «Volevo qualcosa che lasciasse traccia anche per gli altri e abbiamo iniziato postando una foto con un dito in alto, a simboleggiare il numero uno di “1 milione” e la “i” di “invisibili”. Abbiamo avuto centinaia di condivisioni e molte persone hanno aderito postando la loro foto con il dito in alto, contro il rinvio». Youness è rimasto colpito da tanta adesione: «Ho visto sui social non più soltanto i commenti e le posizioni di chi afferma che la cittadinanza sarebbe stata regalata ai figli dei clandestini, ma abbiamo attivato quella parte consapevole che il destino si sta giocando sulla pelle delle persone. Mentre qualcuno decide di rinviare».

E ORA? «Per come è scritta la legge è pasticciata, non è il massimo che possiamo ottenere», spiega Youness. «Ma la vogliamo lo stesso. Perché ci sono in gioco le nostre vite, perché stiamo vivendo una tragedia, perché ora si andrà al voto e ancora una volta non abbiamo alcuna possibilità di decidere sulle sorti del nostro Paese, e ancora saremo tagliati fuori, e ancora non potremo votare, come non abbiamo mai potuto votare».

Magari alle migliorie si penserà più avanti, continua Youness, annunciando una prossima manifestazione a Roma. «Ora ci sentiamo di continuare a fare questo pressing. Ora non si può più rimandare. La legge andava fatta ieri».

Youness Warhou ha 22 anni e questo è il suo pensiero. Io a 22 anni pensavo alla media degli esami e alla discoteca. È lucido Youness e oggi mi ha insegnato qualcosa. Chissà quanto e da quanti ragazzi potremmo imparare. Aspettiamo l’autunno.

Chiara Castri
Chiara Castri

Giornalista pubblicista, lavora nell’area comunicazione e promozione del Cesv. Da sempre divisa tra "Pulp fiction" e "Cenerentola", ama l'imperfezione. Il suo impegno è educare i suoi bimbi all'amore per la vita e per le pagine di un buon libro

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