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KAMIRA SOS: L’APP CONTRO LA DISCRIMINAZIONE DEI ROM

KAMIRA SOS: L’APP CONTRO LA DISCRIMINAZIONE DEI ROM

È stata presentata durante il convegno finale del progetto DiscriKamira: servirà per segnalare atti di discriminazione dei Rom e crimini d'odio

Con il convegno online dello scorso 25 febbraio si è concluso DiscriKamira (ne abbiamo parlato qui ), un progetto che in diverse regioni italiane (e non solo) ha voluto far luce sui fenomeni di discriminazione razziale delle donne rom, fornendo loro strumenti legali per difendersi dai crimini di odio.

Il progetto è partito da una domanda: come comportarsi davanti ad atti di discriminazione ed anti-ziganismo subiti da donne di etnia Rom in Italia e in Europa? Di fronte a un fenomeno complesso e per lo più radicato in pregiudizi, le associazioni hanno scelto di dialogare con tre attori di questo processo: le comunità Rom e Sinti, coinvolte attraverso workshop e incontri pubblici; gli avvocati, rappresentati da alcune associazioni di categoria; e infine i giornalisti grazie alla collaborazione con l’associazione Stampa Romana e il coinvolgimento di alcuni ordini regionali.

Perché i Rom non denunciano

Davanti ad un atto discriminatorio (che in casi estremi può tramutarsi in un crimine di odio, penalmente perseguito) è importante denunciare. Questo, nel caso di cittadini Rom, non avviene quasi mai, perché il più delle volte si trovano sprovvisti di strumenti per avviare azioni legali. In aggiunta, sono pochi gli avvocati italiani che decidono di prendere in carico queste richieste. «Molti colleghi evitano il tema delle discriminazioni dei Rom», spiega l’avvocata Giulia Perin, «perché rappresenta un tema ostico, in cui è difficile dimostrare l’atto discriminatorio. Eppure la giurisprudenza europea ci viene incontro con diversi episodi e sentenze, in gran parte ottenute grazie all’intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo. Come DiscriKamira abbiamo acclarato 25 casi discriminatori, quasi tutti legati dalla stessa fattispecie: attacchi ai beni e alle abitazioni Rom, per esempio a seguito di un’assegnazione legittima di una casa popolare. Molte di queste famiglie temono per la loro incolumità e si rivolgono a noi legali non per denunciare, ma per cambiare cognome. È chiaro, allora, che servono diritti sì, ma anche un cambio di cultura».

Un momento del progetto DiscriKamira

Una marginalizzazione alimentata negli anni anche da rappresentazioni false come quella per cui le donne Rom rapiscono bambini italiani, accusa mai provata con alcuna sentenza. «È necessario un lavoro di informazione sui diritti per prevenire questo tipo di discriminazione», spiega Grazia Naletto dell’associazione Lunaria. «Rafforzare una cultura di diritti a favore di tutte le persone che sono potenzialmente esposte a discriminazioni e violenze razziste. Contemporaneamente offrire consulenze legali alle comunità Rom, per essere più stringenti ed efficaci di fronte a questi fenomeni. Come osservatorio pluriennale, Lunaria ha contato circa 7.700 casi di discriminazione, molti dei quali non hanno avuto un esito giudiziario, ma che comunque hanno comportato aggressioni verbali a queste minoranze».

Il ruolo dell’informazione

In questo dado a più facce, una responsabilità è da attribuire ai media che continuano a parlare di Rom ingabbiandoli nell’immagine dei campi attrezzati. DiscriKamira, organizzando seminari e tavole rotonde accreditate con gli Ordini regionali dei giornalisti, ha voluto portare davanti ai cronisti un altro volto della questione Rom, come racconta Tiziana Barrucci dell’associazione Stampa Romana. «Con il progetto abbiamo raggiunto oltre 100 giornalisti e professionisti dell’informazione portando davanti testimonianze di Rom che non conoscevano. Come associazione promuoviamo da anni l’importanza di un’informazione corretta ma sappiamo anche che puntualmente la “Carta di Roma”, ovvero quel codice deontologico che i giornalisti dovrebbero adottare quando si parla di minoranze ed etnie, viene disattesa. Conoscere le storie di queste persone è l’unico modo per cambiare rotta, iniziando dai piccoli media e sapendo che ci troviamo davanti a redazioni in cui, per i tempi stretti, regna la superficialità. D’altro canto, però, chiediamo alle comunità Rom e Sinti di fare sentire di più la propria voce, di emergere e di coinvolgere i media in un racconto che sia alternativo a quello mainstream. Di proporre realtà diverse a quelle del campo, perché sappiamo che ci sono e rappresentano la maggioranza».

I fondi comunitari che hanno dato vita a DiscriKamira stanno per essere riprogrammati dalla Comunità Europea, con un nuovo quadro decennale più esigente nei confronti degli Stati membri. «Come UNAAR stiamo seguendo i lavori delle diverse commissioni, che in Europa si occupano di diritti fondamentali e uguaglianza e stiamo notando come la strategia stia cambiando» spiega Alessandro Pistecchia, consulente per l’ufficio nazionale antidiscriminazioni. «L’Europa si è accorta che il vecchio programma non ha sortito gli effetti desiderati, quindi sta per mettere in campo strumenti come le “raccomandazioni” più vincolanti per Paesi come il nostro, affiancandole a monitoraggi e indicatori biennali che fotografino le condizioni delle minoranze Rom, Sinti e Camminanti».

L’app KAMIRA SOS

Nonostante le attività del progetto siano terminate, DiscriKamira vuole continuare ad essere presidio fisso per quelle donne che quotidianamente vengono discriminate per un’appartenenza etnica.

L’app Kamira SOS, che rende più facile segnalare le discriminazioni dei Rom

Per far fronte a questa esigenza, Saska Jovanovic, coordinatrice del progetto, ha presentato l’app Kamira SOS,  con cui segnalare tempestivamente (da vittime o da testimoni) atti discriminatori o crimini d’odio. Questi verranno raccolti da un’equipe qualificata che supporterà questi cittadini in possibili azioni legali da intraprendere.

Promotori delle attività sono state l’associazione Romni Onlus , che dal 2010 opera a Roma per incentivare i processi di integrazione della popolazione Rom nella società italiana; la federazione Kamira, che in Spagna denuncia pratiche, politiche e manifestazioni xenofobe con un focus sulle notizie dei media nazionali e internazionali; l’Istituto Deaconess di Helsinki, una fondazione ma anche un attento osservatorio europeo sulle discriminazioni razziali. DiscriKamira ha, quindi, avuto un ampio respiro europeo grazie ai fondi della Commissione Europea stanziati all’interno del REC (Rights, Equality and Citizenship Programm.e)

 

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Ermanno Giuca
Ermanno Giuca

Dopo la laurea in scienze della comunicazione sociale e una specializzazione in giornalismo ho mosso i primi passi nel Terzo settore. Oggi mi occupo di Digital Fundraising e comunicazione per le organizzazioni nonprofit. Sono giornalista pubblicista con diverse collaborazioni periodiche su temi sociali

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