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L’ARTE IN CITTÀ PER CAMBIARE IL COLORE DELLE NOSTRE VITE

L’ARTE IN CITTÀ PER CAMBIARE IL COLORE DELLE NOSTRE VITE

Roma. Il progetto "Another World. Arte in città per immaginare il futuro" cambierà volto al quartiere Vigne Nuove. Perché i luoghi vanno vissuti, non solo attrraversati

Roma. Via Dina Galli 8 cambia faccia e si riempie di verde e di colori. Domani mattina, alle 10:00, con la partecipazione dei responsabili della ASL e del III Municipio, ci sarà l’inaugurazione ufficiale dell’opera “Canto D’Antro” dell’artista romagnolo Gola Hundun, ma è dal 26 novembre che i bambini che frequentano gli ambulatori si godono questo nuovo ambiente magico, pieno di foglie, di animali, di colore.

Già, perché proprio lì c’è il TSMREE-Servizio Tutela Salute Mentale e Riabilitazione Età Evolutiva della ASL Roma 1 e dunque tanti bambini e ragazzi – con problemi di vario tipo –  che vanno e vengono in mezzo al cemento, come del resto erano abituati a fare gli abitanti di queste case torri, costruite negli anni ‘70 vicino alle borgate storiche Tufello e Val Melaina, con tanto cemento in molti punti degradato, buio di notte, sporcizia negli angoli, graffiti a centinaia.

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Ma questo luogo cambierà, grazie all’associazione Eco dell’Arte, che ha promesso l’impegnativo ma promettente progetto “Another World. Arte in città per immaginare il futuro – Un progetto di rigenerazione urbana nel quartiere Vigne Nuove a Roma”.

 

Roma, la facciata del TSMREE a Vigne Nuove

L’idea è apparentemente semplice: riempire di colori e di significati questo luogo, invitando artisti e artigiani, ad esempio i mosaicisti, a riempirlo con le loro opere. Un progetto nato dal basso: «L’idea è partita da uno dei neuropsichiatri e dal personale del TSMREE, che lavorano lì e che volevano che i bambini e le famiglie trovassero un ambiente più accogliente», racconta Elena Paloscia, curatrice del progetto e presidente di Eco dell’Arte. «L’associazione ha colto al volo l’idea e ha avviato il progetto. L’idea è di offrire ai bambini e ai ragazzi che frequentano il Centro un ambiente più bello e stimolante, che in qualche modo li aiuti nel loro percorso». Un ambiente, per loro e per i residenti, non solo da attraversare, ma da vivere.

Il progetto è articolato in tre fasi, di cui l’intervento di  Hundun è solo l’inizio. «La prima fase riguarda gli spazi interni. Poi la parte adiacente, esterna, sarà dedicata alle favole di Esopo. Infine ci sarebbe la facciata, anche se è molto impegnativa, perché andrebbe restaurata e perché i costi sono molto elevati, se non altro per le gru», spiega la presidente.

Il coinvolgimento dei bambini

Accanto al lavoro degli artisti, però, si sviluppa il lavoro sociale, con l’obiettivo di coinvolgere i bambini e i ragazzi che frequentano i laboratori del Centro e anche la cittadinanza. «Abbiamo lavorato fin dall’inizio con gli operatori, confrontandoci sui bisogni dei ragazzi e sulla possibilità di far fare loro attività in parallelo agli interventi degli artisti o insieme a loro», racconta ancora la presidente. «Durante i loro laboratori quotidiani hanno fatto e faranno attività propedeutiche, in base alle loro abilità e ai loro percorsi terapeutici. Io ho esperienza nel campo della didattica museale, ma in questa situazione particolare è evidente che il terapista ha una funzione fondamentale. Do un contributo iniziale, per indirizzarli a lavorare con le immagini».

 

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Gola Hundun mentre realizza il Canto d’Antro (Foto Moreno Pisegna)

È previsto anche che i ragazzi in qualche modo “collaborino” con gli artisti, anche se «Non tutti gli artisti sono abituati a lavorare con altre persone, e in particolare con ragazzi che hanno delle disabilità. Gola Hundun è stato molto disponibile: ovviamente aveva un suo progetto, ma ha accolto alcuni suggerimenti dei bambini, che hanno partecipato in due modi: hanno detto quali animali volevano che fossero dipinti nel murales – il bradipo, per esempio, come il lupo e il leone, li hanno voluti i bambini – e poi si sono registrati mentre facevano i versi degli animali: metteremo a terra un QR Code, così chiunque passa potrà con il suo cellulare, ascoltare  questi suoni. Mentre Gola Hundun lavorava, c’è stato un bambino che è tornato un paio di volte, perché l’artista gli permetteva di colorare dentro i contorni da lui tracciati».

C’è bisogno di qualità

Dopo questa prima opera dedicata alla natura che riconquista lo spazio e colora il grigio, la prossima opera sarà il Muro dello stato d’animo: un lavoro collettivo, costituito da tanti riquadri fatti da artisti diversi, anche giovani, che devono realizzare volti umani o facce animali, ognuno dei quali rappresenti uno stato d’animo diverso.

 

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Un particolare del Canto d’Antro (Foto LAP)

«Voglio che sia un lavoro di qualità, già a partire dalla scelta degli artisti giovani. Gli abitanti di questo posto hanno bisogno di qualità», chiosa Elena Paloscia.E non solo i bambini, ma anche i residenti, che attraversano quotidianamente questo spazio, apprezzano: «C’è stata un’adesione corale. Tutti erano contenti di quello che vedevano e addirittura c’era di diceva che avrebbe protetto questo lavoro».

La raccolta fondi

Il progetto è patrocinato dalla ASL Roma 1 in collaborazione con Ater Roma, che è l’ente proprietario dell’immobile. Ed è sostenuto da varie associazioni ed enti: ANSVI Accademia di Neurologia dello sviluppo, Laboratorio apprendimento, AIFA, Lazio-Associazione Italiana Famiglie Adhd, CSV Centro di servizi per il Volontariato.

I costi per un progetto di questo genere, però, sono molto alti: per i colori e i materiali, per i ponteggi e le strutture,  per i rimborsi agli artisti. E c’è anche l’idea di ricavarne, alla fine, un libro. Per questo è attiva una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Produzioni dal Basso, a questo link.

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

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