SALUTE MENTALE: BISOGNA INVESTIRE SU PREVENZIONE E TERRITORIO

Risorse, formazione, integrazione, prevenzione, stigma al centro del confronto sulla salute mentale. Qui alcuni dei contributi alla discussione

di Redazione

La Conferenza  Nazionale per la Salute Mentale è stato un importante momento di confronto su un tema che troppo spesso resta fuori – o ai margini – dell’agenda politica.
Proponiamo alcuni dei contributi condivisi nella due giorni di lavori, sperando possano offrire elementi di riflessione.

 

Conferenza Nazionale per la Salute MentalePREVENZIONE. «Quello del disagio mentale è un problema multidimensionale: c’è l’isolamento delle persone – uno dei problemi principali da risolvere -; c’è la questione lavoro, con la crisi occupazionale che ha segnato le persone e le famiglie; l’istruzione e l’abbandono scolastico. Persone, situazioni, da recuperare per evitare il disagio, per prevenirlo». (Silvana Roseto, Segretaria nazionale UIL).

«Si dice sempre di più che non ci sono risorse, ma quando la politica si renderà conto che occuparsi di questo è un investimento, non una spesa, allora si inizierà ad investire in prevenzione. Laddove “prevenire” vuol dire organizzare sui territori un sistema di reti che garantiscano sostegno alle persone già dai primi sintomi». (Silvana Roseto, Segretaria nazionale UIL)

«La prevenzione è oggi la grande dimenticata: a più di quarant’anni, la legge Basaglia è ancora incompiuta, le parti non realizzate causano disfunzioni, non consentono di realizzarne appieno le potenzialità, sono usate a pretesto dai detrattori. Noi siamo qui per dire che la legge è giusta, deve solo essere applicata, magari aggiornata all’oggi». (Don Luigi Ciotti)

RISORSE. «Secondo il Rapporto Lancet su Salute Mentale Globale e Sviluppo Sostenibile i paesi industrializzati occidentali dovrebbero destinare alla salute mentale almeno il 10% della spesa sanitaria, mentre l’Italia è al 3,5% , circa lo 0,2% del Pil. Ma è solo una questione di soldi? Di inserire persone in un sistema che va avanti allo stesso modo? È questo il punto: abbiamo bisogno di recuperare alcune invarianze, la prima delle quali ha a che fare con la persistente marginalità dei determinanti sociali di salute nella lettura del fenomeno salute mentale. Resta oggi prevalente un modello biologico, medico, che ha una sua validità, che, tuttavia, mette in seria crisi quando non interagisce con un approccio psicologico». (Fabrizio Starace, Presidente SIEP).

«In questo periodo quella del DEF è una partita delicata perché, storicamente, chi ha dato il contributo più grande al risanamento del bilancio pubblico sono state la previdenza e la sanità. E ora si paventano tagli per ulteriori 2 miliardi in un paese che ha completamente cambiato la sua struttura sociale e invecchia». (Ignazio  Ganga, segretario  nazionale CISL)

«Le risorse non devono essere esclusivamente o prevalentemente utilizzate per le continue emergenze, per creare strutture centralizzate a maggiore economia di scala a scapito degli interventi territoriali nella comunità. Bisogna investire su territori e domiciliarità». (Don Luigi Ciotti).

«Mentre alle Regioni si chiedono sforzi superiori – i nuovi LEA, gli accordi contrattuali del personale – queste sono costrette a fare i conti con risorse in continua diminuzione.  Nel 2013 le Regioni fecero con il Governo un atto di programmazione sulla salute mentale: ci faremo promotori affinchè quel patto nazionale sulla salute mentale venga riattualizzato». (Alessio D’Amato Conferenza delle Regioni  e P.A)

 

Conferenza Nazionale per la Salute Mentale FORMAZIONE. « Occorre investire sulla formazione dei professionisti, pena una dissonanza  tra un sistema che si orienta verso i determinanti sociali e una formazione ancora orientata sul modello teorico biologico, che vede nello psicofarmaco il principale, se non esclusivo, strumento terapeutico e nella polarità ambulatorio-ospedale il modello di intervento prevalente. A 40 anni da un modello di salute di comunità, le specializzazioni in psichiatria vengono accreditate in primis sulla possibilità di disporre di posti letto, non di interventi domiciliari o ambulatoriali. La formazione universitaria continua a sfornare colleghi poco formati su competenze essenziali per i servizi pubblici della salute mentale, di integrazione socio-sanitaria, rapporti con le politiche sociali dei Comuni, piani di zona, piani individuali multidimensionali. Senza contare poi la formazione continua, il 90% della quale è gestita da enti che hanno importanti interessi commerciali nel settore. Responsabilità questa delle Regioni che non rendono disponibili i fondi previsti per l’aggiornamento obbligatorio dei propri professionisti. Professionisti poi che, a loro volta, dovrebbero riflettere sulla necessità di sottostare a meccanismi di ri-certificazione». (Fabrizio Starace, Presidente SIEP)

EQUIPE INTEGRATE. «Bisogna investire sul lavoro di equipe, sul lavoro integrato, la partecipazione e la valorizzazione di utenti e familiari esperti, la cui presenza, ad esempio, nelle equipe del Regno Unito è criterio di valutazione della qualità dei centri di salute mentale territoriale». (Fabrizio Starace, Presidente SIEP)

«Dove chi ha compiuto un percorso di cura significativo è stato valorizzato, si è rivelato elemento fondamentale che, in una logica di auto mutuo aiuto, può affiancare gli operatori dei servizi pubblici e delle cooperative del terzo settore». (Don Luigi Ciotti)

SERVIZI IN RETE. «Il nostro è forse il paese che dal punto di vista della legislazione è più rispettoso dei diritti delle persone con disagio mentale. il problema è creare una rete territoriale di servizi , una presa in carico globale dei pazienti e dei familiari. La sfida rispetto alla quale i Comuni possono fare molto è quella di mettere insieme tutti gli attori sul territorio». (Pier  Franco Maffé ANCI nazionale)

IL TAVOLO SULLA SALUTE MENTALE. «Dopo lunga gestazione, il 26 giugno partirà il Tavolo sulla salute mentale, luogo dove porre questioni tutti insieme, che potrebbe creare un’inversione di tendenza, anche in un momento di grande spinta all’autonomia regionale». (Pier  Franco Maffé ANCI nazionale)

«Il Tavolo può essere il luogo per immaginare e creare di più anche rispetto al tema del lavoro, raggiungere accordi con i territori, perché è sui territori che questo tema deve trovare risposte». (Pier  Franco Maffé ANCI nazionale)

 

Conferenza Nazionale per la Salute MentaleSTIGMA. «Nella lotta allo stigma è fondamentale una corretta informazione. Dopo l’ultima tornata elettorale vorremmo  riprendere la campagna contro lo stigma che Anci appoggiò lo scorso anno coinvolgendo il maggior numero di sindaci. Se l’obiettivo è che il tema diventi punto nelle agende degli amministratori locali, bisogna anche creare le condizioni per il reinserimento nel proprio ambiente di vita della persona con disagio mentale. Creare, quindi, una collaborazione tra Comuni, Regioni, Aziende sanitarie e Terzo settore, che nei territori rappresenta una miniera inesauribile di risposte, anche ove le amministrazioni pubbliche non arrivano». (Pier  Franco Maffé ANCI nazionale)

UN NUOVO UMANESIMO. «Bisogna batterci tutti per un nuovo umanesimo, in Italia e in Europa. Vasto, necessario, urgente, un progetto per rimettere al centro la persona, le relazioni, il lavoro, la conoscenza, la ricerca, le politiche sociali, i servizi».  (Don Luigi Ciotti)

 

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