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MINORI MIGRANTI: PIÙ VULNERABILI E MENO TUTELATI

MINORI MIGRANTI: PIÙ VULNERABILI E MENO TUTELATI

Il 51% dei migranti forzati nel mondo sono minori: un emergenza che attende risposte. L’appello del Centro Astalli durante l’incontro organizzato per la 103a Giornata del Migrante

Conflitti mai risolti, nuove guerre, desertificazione e disastri ambientali sono tra le cause che accrescono il numero dei migranti nel mondo. Le cifre sono da capogiro, secondo l’Unhcr, nel 2015 la soglia dei 60 milioni è stata largamente superata arrivando a quota 65.3 milioni. Negli ultimi 5 anni il numero dei migranti forzati è cresciuto costantemente.

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Quello dei minori migranti non accompagnati è un’emergenza nell’emergenza da affrontare senza esitazioni

Questa cifra riguarda tutti coloro che hanno lasciato la propria abitazione e riguarda anche i migranti interni che, sempre secondo le stime dell’Unhcr, sarebbero circa 40 milioni. Quello che più preoccupa però, dati alla mano, è l’incremento dei minori migranti e, in particolar modo, dei minori non accompagnati: adolescenti e bambini che viaggiano senza genitori e senza alcuna figura di riferimento adulta. A ciò si aggiunge un fenomeno che ha preso piede da qualche anno, specialmente nelle tratte del mediterraneo ossia quello dei baby scafisti: minori che, per pagarsi il viaggio dalla Libia, si mettono al servizio dei delle organizzazioni criminali.

Minori migranti:  i numeri

In Europa nel 2015, sono giunti 85mila minori migranti, in Italia 12.360, per loro l’accoglienza si fa difficoltosa perché gli iter non sono standardizzati e il loro percorso d’inserimento sociale e d’integrazione è strettamente correlato all’età. Le strutture di accoglienza offrono risposte eterogenee e lavorano in regime di emergenza costante. Sebbene «il sistema di accoglienza teoricamente sia oramai stato delineato (sia nell’Intesa del 2014 sia nel d.lgs. 142 del 2015), allo stato attuale con un gravissimo ritardo di quasi due anni, il percorso di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati risulta ancora carente, non strutturato e definito», si legge nel rapporto annuale dei Gesuiti.

Quest’anno la centotreesima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato è dedicata a loro e per questo Il Centro Astalli, da 35 anni a servizio dei rifugiati, ha deciso di dar loro voce e far raccontare le proprie storie.

Dhurata e la prima ondata di migrazione verso l’Italia

Come quella di Dhurata, albanese di 26 anni che all’età di 7 è dovuta scappare dal suo paese. «All’inizio per me e mio fratello era tutto un gioco, il mare lo vedevamo per la prima volta e ci sembrava un’avventura, sul gommone stavamo seduti vicino al motore e questo ci permetteva di fare dei salti incredibili.

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Percorsi di tutela certi, un sistema di accoglienza organico e soluzioni di integrazione durature. Queste alcune delle richieste dei Gesuiti alle istituzioni.

Arrivati in prossimità delle acque italiane gli scafisti però ci dissero di tuffarci in acqua. I miei genitori si rifiutarono perché non sapevamo nuotare, nessuno della mia famiglia sapeva nuotare. Da li nacque una colluttazione, picchiarono prima mio padre e poi mia madre, ma loro non volevano buttarsi in mare e alla fine presero me e mio fratello e ci lanciarono in mare aperto. A quel punto i nostri genitori non avevano scelta. Si tuffarono per cercare di salvarci. Siamo arrivati sulla costa italiana solo grazie all’aiuto di altri compagni di viaggio. Era gennaio e faceva molto freddo.»

Decenni di migrazioni ma l’accoglienza ancora arranca

La storia di Dhurata è una storia che si ripete ormai da più di vent’anni. Le soluzioni prese dai governi nazionali con il sostegno del volontariato e del privato sociale rispondono solo in parte alle esigenze di un fenomeno ormai consolidato da decenni che però sta mutando la sua portata. Le politiche sull’accoglienza in Europa hanno fatto una brusca frenata: a fronte di una crescente richiesta di domande di asilo vi è un aumento dei respingimenti. Alcuni paesi, come l’Ungheria, hanno deciso addirittura di blindare i propri confini.

In una situazione così delicata l’unica strada da seguire è quella di «creare canali di accesso sicuri e legali ai bambini e agli adolescenti costretti ad abbandonare le loro case, per farsi un futuro altrove. L’assenza di questi canali aggiunge nuovi pericoli al percorso dei migranti e aumenta l’ingiustizia subita per chi ha dovuto fuggire della sua patria», ha dichiarato padre Arturo Sousa, superiore generale della Compagnia di Gesù, durante l’incontro organizzato dal Centro Astalli.

Le richieste dei Gesuiti 

Il Centro Astalli, in questo senso, ha evidenziato alcuni punti e ha formulato alcune richieste alle istituzioni.

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Padre Arturo Sosa durante l’incontro organizzato al Centro Astalli. Foto Centro Astalli

Garantire la protezione dei bambini e degli adolescenti migranti, a partire dal loro diritto di chiedere e ottenere asilo legalmente e in condizioni di sicurezza. Le politiche restrittive costringono rifugiati e migranti a optare per percorsi precari, pericolosi e gravemente traumatici, specialmente per i più piccoli.
Assicurare tempestivamente percorsi di tutela certi e adeguati. I minori migranti si trovano all’incrocio di appartenenze giuridiche multiple che paradossalmente possono ritardare il loro accesso alla protezione.
Prevedere un sistema di accoglienza organico, con strutture adeguate e diffuse su tutto il territorio nazionale.
Progettare e finanziare soluzioni durature per l’integrazione, che abbiano come primo obiettivo quello di mettere i minori migranti in condizione di fare scelte consapevoli sul proprio futuro.
Le spese a favore di migranti devono essere considerate investimenti e non semplici costi.
Porre un’attenzione specifica al fenomeno dei cosiddetti “baby-scafisti“, minori reclutati dalle organizzazioni criminali per guidare le imbarcazioni che trasportano i migranti dalla Libia all’Italia e che, dunque, si trovano in un ruolo di apparente responsabilità in situazioni di violenza estrema come quelle delle traversate attraverso il Canale di Sicilia.

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Lucia Aversano
Lucia Aversano

Giornalista free lance, si occupa di sociale da quando, a vent’anni, ha fatto il servizio civile.

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