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MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI: L’INCLUSIONE È ANCORA UN MIRAGGIO

MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI: L’INCLUSIONE È ANCORA UN MIRAGGIO

Perché inclusione sociale sia, per i minori stranieri non accompagnati serve sì accoglienza, ma anche un progetto educativo che li aiuti ad integrarsi in una realtà tanto diversa dalla loro

La cooperativa sociale La Casa di Tom di Cassino si occupa di minori stranieri non accompagnati tra i 15 e i 17 anni dall’Africa, dal Medio Oriente, dall’Albania.

Minori che arrivano in situazioni di emergenza, ai quali il bisogno impellente di un sostentamento per sè e per la famiglia di origine in patria non permette di portare a termine quei percorsi educativi che consentirebbero una reale inclusione. 

Riproponiamo al riflessione di Luigi Pietroluongo, coordinatore delle attività per minori stranieri non accompagnati proprio presso La Casa di Tom, in un articolo di Angelo Franchitto, volontario di A.Ge. Cassino, per le pagine del quotidiano “L’Inchiesta”. 

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La Casa di Tom di Cassino accoglie minori stranieri non accompagnati tra i 15 e i 17 anni

Oggi si parla tanto di comunità inclusiva, eticamente orientata al rispetto, alla felicità e al benessere della persona. Si tratta di un impegno che riguarda non solo le istituzioni, ma anche cooperative sociali, associazioni di volontariato e soggetti privati. Un lavoro che si basa sulla progettazione (specie nel lungo periodo) e sulla realizzazione di beni e servizi educativi, formativi ed informativi allo scopo di sensibilizzare i membri della società attraverso una strategia della partecipazione, la pratica dei diritti, e lo sviluppo di relazioni positive.

Questo il tema trattato con Luigi Pietroluongo, coordinatore delle attività per minori stranieri non accompagnati inseriti in casa famiglia presso la cooperativa sociale La casa di Tom (Cassino- FR), il quale ha parlato dell’importanza di costruire intorno al minore, che arriva da una situazione di difficoltà, un’azione di accoglienza e un progetto educativo che possano aiutare a migliorare il suo stile di vita e favorendone l’integrazione nella realtà sociale italiana.

La cooperativa si occupa di minori tra i 15 e i 17 anni di età che provengono dall’Africa, dal Medio Oriente, ma anche da terre a noi molto vicine come l’Albania.

Si tratta di giovani migranti in cerca di condizioni di vita migliori come un lavoro e un guadagno che permetta loro di sostenersi e contribuire al sostentamento delle famiglie rimaste nel paese di provenienza.

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I giovani migranti arrivano in Italia in cerca di condizioni di vita migliori permettano loro di sostenere se stessi e le famiglie nel paese d’origine

Il processo di inclusione sociale è molto difficoltoso. I minori accolti vivono innanzitutto uno sradicamento dal contesto affettivo, da una realtà sociale, ma anche da tutto un contesto culturale e psicologico di provenienza, tanti fattori che rendono la vita in Italia un evento drammatico e traumatico che va riconosciuto e seguito, ricorrendo, se necessario, ad un sostegno psicologico.

La cooperativa si impegna a lavorare sull’accoglienza dei minori immigrati non accompagnati, sull’intenzionalità educativa, perché l’integrazione e l’inclusione sociale dall’educazione e dalla formazione che ognuno ha, tenendo ben presente il carattere della temporaneità, quello del disagio e dell’emergenza, finalizzati a soddisfare adeguatamente le esigenze del minore.

Generalmente la partecipazione dei giovani immigrati a scuola è molto bassa, questo perché la loro esigenza primaria è quella di riuscire ad ottenere quel guadagno economico necessario per aiutare le famiglie d’origine e questa ragione è superiore al desiderio di conoscere davvero il Paese che li sta ospitando, così si riducono notevolmente le loro possibilità di integrarsi e possono facilmente finire per delinquere o si avviano alla prostituzione.

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Spesso i ragazzi arrivano in casa famiglia quasi maggiorenni e non hanno il tempo di completare un percorso educativo prima di ritrovarsi catapultati in una società che non gli appartiene

Ci troviamo davanti ad una serie di paradossi che fanno rabbrividire e che riguardano, a livello normativo, la necessità di accogliere indiscriminatamente chiunque arrivi sulle nostre coste, ma poi c’è anche il fatto di dover pagare le cooperative senza che queste poi arrivino a realizzare un progetto educativo e formativo autentico che dia delle concrete possibilità di inclusione sociale per questi giovani che devono imparare a vivere in una realtà diversa da quella di provenienza, far fronte alle necessità economiche per il sostentamento proprio e della famiglia e, nell’80% dei casi, parliamo di ragazzi che arrivano in casa famiglia quasi maggiorenni e non hanno il tempo di completare un percorso educativo e formativo prima di ritrovarsi catapultati in una realtà diversa da quella della casa famiglia e iniziare a vivere, da soli, in una società che non gli appartiene.

Foto: La Casa di Tom

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