CARE, QUANDO LA COCAINA STANCA

Residenzialità breve, cura di sé e attività esperienziali. Così Care combatte la dipendenza dalla droga del nuovo millennio

di Isadora Casadonte

«Adesso è tutto più facile. È più facile parlare, è più facile flirtare, è più facile essere simpatici, è più facile sentirsi apprezzati», scrive Roberto Saviano in “Zero Zero Zero”, descrivendo gli effetti dell’assunzione di coca. «La cocaina è la benzina dei corpi. È la vita che viene elevata al cubo. Prima di consumarti, di distruggerti. La vita in più che sembra averti regalato, la pagherai con interessi da strozzino. Forse, dopo. Ma dopo non conta nulla. Tutto è qui e ora». Ciò che la cocaina promette esercita un enorme potere attrattivo su chi ne fa uso. La dipendenza però a volte stanca. Per uscirne esistono servizi privati e pubblici diffusi sul nostro territorio, tra cui il Centro Care. Care è un centro residenziale completamente gratuito, per il trattamento della dipendenza dalla cocaina.
careCiò che lo caratterizza e lo differenzia dalle tradizionali comunità è l’offerta di un’esperienza terapeutica di “residenzialità breve”, organizzata cioè in moduli di tre giorni, da svolgere nel weekend (venerdì-domenica) o durante la settimana. Questa formula favorisce un “time out” dall’uso di cocaina ed un temporaneo allontanamento dai contesti di vita abituali, ma consente anche alle persone in trattamento di evitare il distacco prolungato da lavoro e famiglia. Care è attivo dal 2011, finanziato dal Fondo regionale del Lazio per la Lotta alla Droga e gestito in partnership dalla cooperativa Il Cammino, dalla cooperativa Parsec e dalle Asl di Frosinone, RmC e RmF, in collaborazione con i Sert, Servizi pubblici per le tossicodipendenze della regione. Il progetto prevede un intervento personalizzato ad integrazione dei trattamenti ambulatoriali ed è articolato in una fase pre-residenziale (colloqui di accoglienza, test diagnostici), una fase residenziale (presso una villetta nel Comune di Morlupo) e una post-residenziale (valutazione del percorso e prevenzione delle ricadute). La frequenza dei moduli residenziali varia a seconda dei casi, così come la durata del programma terapeutico, che va da un anno a un anno e mezzo. Durante tutte le tappe del percorso, rimane aperto uno spazio di ascolto e supporto per le famiglie delle persone in trattamento.

Care: un “time out” dalla vita quotidiana 

«Si rivolge a noi chi è stanco di una vita che, a causa della dipendenza dalla cocaina, comincia a presentare delle grosse difficoltà: sul lavoro, in famiglia, con i figli, problemi economici», spiega Claudio Cippitelli, tra i coordinatori del progetto Care, sociologo e socio fondatore della cooperativa Parsec.  «Siamo dell’idea però che non si possa risolvere il problema della dipendenza distaccando le persone dalla loro famiglia o dal loro lavoro, isolandole in una comunità per uno o due anni», continua Cippitelli, «perché questo renderebbe molto difficile restituirle al loro mondo, una volta conclusa l’esperienza terapeutica. Il progetto Care in questo senso prende in considerazione i tempi di vita delle persone e li rispetta». L’obiettivo principale del progetto è il benessere della persona, anche se questo non significa necessariamente farla uscire dalla dipendenza: «può voler dire ridurre drasticamente l’uso della sostanza», dice il sociologo, «imparare a gestire le ricadute, avere un comportamento più congruo sul posto di lavoro, ricostituire le relazioni familiari o riprendere attività che, a causa del consumo della cocaina, non si era più in grado di continuare. Chi resta di solito riesce a raggiungere gran parte di questi obiettivi».
careDurante la fase residenziale, ci si allena alla cura di sé. Chi partecipa al progetto viene infatti inserito in attività di gruppo, sia terapeutiche che esperienziali. Si organizzano corsi di cucina, di musica, di montaggio video, di qi-gong, in cui si sperimenta una dimensione del piacere slegata dal consumo della sostanza. Si tratta di un percorso terapeutico che continua a svilupparsi anche quando gli utenti sono fuori dalla residenza. Durante la settimana, infatti, le persone sono seguite sia dall’equipe operativa del Centro Care, sia dai servizi ambulatoriali del territorio, tanto che si può parlare di una “presa in carico parallela”. In qualunque momento, chi prende parte al progetto può richiedere incontri, esprimere perplessità e bisogni all’equipe di riferimento. Ad esempio, a disposizione di chi si rivolge al Centro ci sono gli psicologi del team, reperibili telefonicamente anche quando, lontane dalla residenza e nel pieno della vita quotidiana, le persone dipendenti avvertono il desiderio di consumare la sostanza. «In questi casi l’obiettivo primario diventa interrompere l’automatismo», dice Cippitelli, «il meccanismo cioè che spinge al consumo automatico della cocaina, quando il desiderio chiama». Una volta contattato, lo psicologo può riuscire a frenare l’impulso, a suggerire attività che possano distogliere dal desiderio del consumo e aiutare a canalizzare le energie verso altro. A questo servono strumenti come il “Diario giornaliero del desiderio di cocaina”, utilizzato per lavorare sulla consapevolezza della propria dipendenza.

Qualche numero 

Dal 2011 ad oggi, sono circa 200 le persone con problemi di dipendenza da cocaina che hanno contattato il Centro. Si tratta soprattutto di uomini adulti, con un’età che si aggira intorno ai 40 anni, con punte di 19 e 64 anni. La zona di provenienza, nella maggior parte dei casi, è quella di Roma. Quasi tutti gli utenti hanno una famiglia e un lavoro stabile, i disoccupati sono solamente il 25 per cento. «Le persone che si rivolgono a noi in gran parte lavorano», dice Cippitelli, «anche se spesso vanno incontro ad un processo di “demansionamento” a causa dei comportamenti legati al consumo.

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Un esempio di “Diario giornaliero del desiderio di cocaina”

Se pensiamo ad esempio ad un’azienda di famiglia, magari vengono attributi loro compiti sempre meno importanti nel corso del tempo». A partecipare al progetto Care sono stati e continuano ad essere soprattutto uomini. «Sono pochi i casi di donne che si rivolgono ai nostri servizi di assistenza», dice Cippitelli. Questo dato viene confermato anche dall’ultimo rapporto sul fenomeno della tossicodipendenza del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale, relativo al 2013. Nel corso di quell’anno infatti, i nuovi utenti in carico presso i Sert nel Lazio sono stati per il 91,6% di genere maschile, con un rapporto di circa 11 maschi per ogni femmina entrata in trattamento per la prima volta. Anche per quanto riguarda i pazienti già conosciuti ai servizi, gli uomini hanno rappresentato l’88,4% del totale, con un rapporto di 7 maschi per ogni femmina in trattamento. «Per capire le ragioni di questo squilibrio, sono state avviate delle ricerche», spiega il sociologo, «però al momento sono state formulate soltanto delle ipotesi: probabilmente le donne sanno gestire meglio il consumo della sostanza, sembra che abbiano un controllo maggiore sulla loro dipendenza».
«Chi prende parte al progetto Care è in massima parte dipendente da cocaina», aggiunge Cippitelli, «ma si tratta quasi sempre di policonsumatori:  insieme alla cocaina fanno cioè uso di cannabis o di alcool e non solo. Oggi quello del policonsumo è un fenomeno molto diffuso».

La droga del nuovo millennio

«La cocaina è la droga del nuovo millennio», dice Claudio Cippitelli, «usata a tutte le età e in tutte le fasce sociali, anche se con livelli di consumo molto diversi. La cocaina non è più la droga consumata negli anni ’80 da poche personalità eccentriche, dagli artisti: oggi è diventata una droga diffusissima, “da strada”, con tanti livelli di purezza e alla portata di chiunque. Potremmo dire che dalla fine degli anni ’90 è diventata la droga della normalità. careQuesto perché la sostanza riesce ad essere compatibile (perlomeno nella fase iniziale) con la vita lavorativa e affettiva di chi la assume. A prenderla è il muratore, per sopportare i duri ritmi di lavoro, così come il manager, per essere sempre al top. Oggi se ne sottostimano gli effetti negativi sul corpo, sull’apparato cardiocircolatorio in particolare. D’altronde la coca è anche la droga meno stigmatizzata dai media. Non è come l’eroina, che nel nostro immaginario corrisponde all’iniezione in vena, alla marginalità. La cocaina viene associata al potenziamento della performance, perché fa sentire le persone al massimo delle loro possibilità nella vita ordinaria. Non a caso, quando l’uso diventa frequente si innesca una dipendenza psicologica, legata all’immagine che si ha di sé: assumendo cocaina si ha l’impressione di essere brillanti, attivi, veloci. E non viene utilizzata solamente quando si entra in contatto con gli altri, il consumo nelle fasi acute avviene anche in casa, in totale solitudine. Bisognerebbe avviare dei percorsi di consapevolezza, che intervengano direttamente sull’immagine che la cocaina comunica di sé».

CARE, QUANDO LA COCAINA STANCA

CARE, QUANDO LA COCAINA STANCA