DIPENDENZE: COME CAMBIANO I CONSUMI

Il fenomeno delle nuove droghe in realtà non è nuovo: dagli anni ’90 in poi gli esperti parlano di policonsumo

di Lucia Aversano

Giornali e tv ne parlano a cadenza periodica e il dibattito sulla droga e, in particolare, il connubio droga e giovani, tiene banco un po’ ovunque: dai salotti televisivi agli incontri istituzionali, fino ad arrivare alle discussioni da bar; poiché il tema si presenta sempre attuale e mai scontato nonostante le sostanze stupefacenti siano note fin dall’antichità.

Sono molti a dimenticare che le sostanze che alterano le percezioni spazio temporali erano già presenti nelle società antiche: non è un caso che Cerere, la dea romana della fertilità, venisse spesso rappresentata iconograficamente con in braccio un fascio di spighe e di papaveri da oppio, segno che le droghe e le proprietà ad esse correlate erano note e utilizzate già presso le civiltà greco-romane.

Non solo, c’è chi, come il sociologo tedesco Grundt Arendt, ha teorizzato, nel suo “No drugs no future”, che combattere contro il fenomeno droghe è pressoché inutile poiché esse sono parte integrante della società. Stili di vita e ritmi frenetici odierni sono caratteristiche dell’uomo post moderno e per tenere il passo con i tempi qualche aiuto dal di fuori deve pur esserci. Se si parte da questo presupposto, si comprende bene perché parlare di nuove droghe è concettualmente sbagliato ed è forse il caso di iniziare a parlare di nuovi consumi (di droghe) se si vuole capire qualcosa del mondo degli stupefacenti.

Non cambiano le sostanze, ma i bacini culturali

Sui giornali quest’estate è andata di gran moda (per meglio dire è ritornata di moda) la “droga del cannibale” così ribattezzata dai media a causa degli effetti smisurati sui suoi consumatori. Un piccolo appunto in proposito va però fatto: al momento droghe che rendono cannibali le persone non esistono, così come non esistono droghe che rendono le persone “cattive”. Le droghe in generale amplificano ed esasperano lo stato emotivo di chi le assume, alterando la percezione della realtà e allentando i freni inibitori. Detto in maniera grossolana, le droghe non rendono cannibale nessuno, a meno che questo qualcuno non sia già di per sè un individuo portato a determinati comportamenti. Questa nuova droga di cui si parla da un paio d’anni a questa parte non è altro che un mix di sostanze già conosciute quali mefredone, mdma (ecstasy) e mdpv.
Ancora una volta c’è solo un mix, e «nell’estate del 2014 ci troviamo a parlare di nuove droghe, è buffo per una persona della mia generazione, che ha iniziato a occuparsi di droga negli anni ’90, parlare di nuove droghe», dice Claudio Cippitelli, sociologo, ed esperto in fenomeni urbani, droghe, culture e consumi giovanili della cooperativa Parsec, «perché già nel ’95 con l’avvento dell’ecstasy si parlava impropriamente di nuove droghe, ma la Merck aveva sintetizzato l’Mdma nel 1914, una droga quindi già ottantenne nel ‘95».
Se si vuole parlare di nuove droghe tornare indietro nel tempo è d’obbligo. L’ecstasy arriva «all’interno di una nuova cultura», spiega Cippitelli, «ed è la cultura della techno generation. Quindi all’interno di uno stile musicale, che è quello techno, e all’interno di un fenomeno sociale più ampio che è lo sfondamento dello spazio temporale della notte. La notte diventa più dilatata e lo diventa perché i mezzi tecnologici lo permettono, il consueto alternarsi del giorno e della notte lascia lo spazio alla scansione h24. Questa generazione entra in discoteca da mezzanotte in poi. È un fenomeno complesso, non riguarda solo una sostanza, ma riguarda stili di vita e cambiamenti culturali.»

La techno generation

«All’epoca si poteva parlare davvero di nuove droghe, di nuovo consumo di una sostanza che nuova non era, ma nuovo era l’uso sociale che se ne faceva.» I giovani che vivono la notte si muovono verso Riviera romagnola, isole Baleari, isole greche e dorsale dell’ex Jugoslavia, verso cioè i templi del piacere che queste località offrono, ricercando l’evento. «Ogni sera doveva essere diversa dalle altre, un evento straordinario, questa è la discoteca degli anni ’90. Qui si muove una generazione che riscopre il piacere e il diritto al piacere, che consuma sostanze per ballare e per vivere la notte. Queste sostanze hanno delle caratteristiche particolari: sono entactogene e cioè ti mettono in contatto col sé profondo; tant’è che è stata usata per molti anni dai laboratori psichiatrici e psicanalitici americani per favorire il transfert durante la terapia; e empatogene, ovvero fanno stare bene con gli altri; motivo per cui da quando sono state brevettate, nel 1914, non sono mai state usate per motivi bellici». Sebbene un’intera generazione sia entrata ed uscita da questi consumi, già all’epoca l’allarme era alto, a causa anche di alcuni episodi di ragazzi morti durante le feste i cui decessi erano stati imputati all’Mdma. Lentamente la techno generation è stata espulsa dalle discoteche e ha dovuto trovare altri contesti quali i rave party, dove l’uso di queste sostanze era massiccio e dove, mano a mano, si sono avvicinate sostanze nuove, anche quelle chiamate “nuove droghe”, in particolare la ketamina.

I mix di sostanze

La ketamina può essere una droga che ti fa avere delle esperienze sensoriali fortissime o una cura per la depressione, e i giovani la consumano soprattutto per il secondo utilizzo. «Quindi il problema, che io pongo al mondo adulto, è che a 18 anni assumono la ketamina o che a 18 anni i giovani sono depressi?»
Mdma e ketamina sono due sostanze capostipite di due approcci diversi. La prima è strettamente legata allo sballo, alla voglia di divertirsi in un periodo dove il futuro era ancora ricco di speranze. La seconda, al contrario, esprime perfettamente l’attuale periodo storico in cui i giovani vivono una situazione di ansia, angoscia e incertezza per il futuro.
Cosa cambia oggi rispetto a ieri? Entrambe le sostanze non vengono mai assunte da sole. «Noi dal ‘95 in poi parliamo di policonsumo», continua Cippitelli. «C’è un mercato delle droghe piuttosto vasto, come mai nella storia dell’Occidente. I giovani hanno le competenze per scegliere quello di cui hanno bisogno in quel momento. Ci sono una serie di sostanze a disposizione che vanno dalla cannabis alla tanto temuta eroina, e la maggior parte di questi giovani ne fanno un uso consapevole. Con l’adolescenza e la prima giovinezza ci sono consumi legati a comportamenti sociali: quindi tempo libero, la notte e così via, poi alcuni consumi permangono; accanto a questi ci sono quelli che permangono in una condizione di vera dipendenza».

Quelli che scontrollano

Studi e indagini specifiche sui consumi di droga non ci sono e «al tempo stesso sappiamo che c’è una grande percentuale di persone che fa uso di cocaina e che lo fa controllando questo consumo, quindi consumano ma non hanno ripercussioni a livello relazionale, lavorativo ed economico. Queste stesse persone magari possono “scontrollare” per un periodo della loro vita, poi ci sono altre persone che “scontrollano” subito, iniziando presto ad avere comportamenti compulsivi nel consumo».

In conclusione, la centralità dell’individuo nelle società contemporanee si riflette anche sui consumi e sugli stili di vita. La scomparsa delle grandi realtà collettive tipiche dei primi del ‘900 lascia il posto all’individuo che oggi ha la facoltà e le competenze per scegliere la propria strada da sé. Sebbene più libero, oggi l’individuo è anche più fragile. Le droghe rappresentano da sempre un determinato consumo e, come scrive lo stesso Cippitelli in “Atlante delle dipendenze”, più che di “emergenza droga” sarebbe opportuno parlare di “emersione”.

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