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Per filo e per segno

IL LABORATORIO DOVE I MIGRANTI IMPARANO L’ARTE DI CUCIRE E QUELLA DELL’INTEGRAZIONE

IL LABORATORIO DOVE I MIGRANTI IMPARANO L’ARTE DI CUCIRE E QUELLA DELL’INTEGRAZIONE

A Viterbo il progetto "Per filo e per segno”: Sierra Leone, Viterbo e persone di paesi diversi legate da uno stesso filo...

Una ragazza, che aspettava un bambino, ha partecipato al laboratorio di cucito e tra l’altro ha realizzato un cuscino, che con orgoglio ha spedito in Africa. Quando è nato il figlio, l’ha portato in laboratorio: tutti i volontari e tutte le persone delle associazioni hanno supportato in tutti i modi l’arrivo di questo bambino, procurando il passeggino, il vestiario, il cibo, andando a casa sua. Un giovane straniero non accompagnato del Bangladesh ha seguito per un anno intero il laboratorio e prima di lasciarlo, piangendo, ha regalato a Luciana, una delle volontarie storiche del laboratorio, una presina cucita da lui, per ricordo. Una signora italiana, che ha iniziato il laboratorio in un momento infelice della sua vita, è diventata tutor per le persone immigrate all’interno del laboratorio.

Queste sono alcune delle tante storie che fanno capire quanto il progetto “Per filo e per segno”, a Viterbo, sia un circuito virtuoso.

 

Per filo e per segnoVITERBO E LA SIERRA LEONE. La signora Kadiatu vive a Lunsar, nella provincia di Freetown, in Sierra Leone, uno dei Paesi più poveri del mondo: il suo obiettivo è tenere aperto un corso di tintoria per ragazze nell’ambito della Missione dei Padri Giuseppini del Murialdo. A Viterbo invece, il laboratorio di cucito Per filo e per segno della Casa dei Diritti Sociali della Tuscia è uno spazio di formazione, nel quale volontari e immigrati si ritrovano, si conoscono e imparano a cucire. La Bottega del Commercio Equo e Solidale dell’associazione  Mani Unite di Viterbo è parte di un progetto di trasformazione delle regole del mercato, oltre che un sistema di sostegno per lo sviluppo sociale di comunità lontane o fragili. «Le stoffe provengono dalla Sierra Leone, dal laboratorio di tintura della signora Kadiatu, vengono cucite dai volontari del corso di cucito Legati ad un filo della Casa dei Diritti Sociali della Tuscia e sono vendute, in questo momento, nella Bottega del Commercio Equo e Solidale. L’obiettivo è fare un salto di qualità: attraverso la vendita vorremmo finanziare una formazione migliore e continua delle persone, per riuscire magari ad affiancare ai volontari una persona che porti competenze professionalizzanti ai ragazzi che hanno aderito al progetto», spiega Chiara De Carolis, presidente della Casa dei Diritti Sociali della Tuscia.

 

COME NASCE L’IDEA. «Come Casa dei Diritti Sociali della Tuscia, abbiamo tra i nostri obiettivi l’inclusione sociale delle persone immigrate. Da almeno 4 anni organizziamo laboratori pomeridiani, grazie alle competenze dei volontari che si mettono a disposizione, con lo scopo di far incontrare le persone, di dare vita ad un luogo di socializzazione mentre si crea un prodotto con le proprie mani», spiega Chiara De Carolis. «Abbiamo dato vita, tra questi, ad un laboratorio di cucito creativo, che è rimasto vivo negli anni: la volontaria che si è messa a disposizione ha dato sempre la sua disponibilità e a lei si sono aggregati altri volontari. Il cucito creativo gratifica anche dal punto di vista estetico ed è una competenza che spesso hanno anche le persone provenienti da altri Paesi. Parlandone con Umberto Cinalli, vicepresidente dell’associazione Mani Unite, e con le persone della Bottega del Commercio Equo e Solidale, ci siamo chiesti: perché non creare un circuito virtuoso?».

La speranza è che, in futuro, alcuni negozianti del Viterbese facciano loro il progetto Per filo e per segno, che i ragazzi che partecipano ai laboratori possano mettersi in proprio come artigiani e produrre da soli, senza il nostro aiuto, alcuni oggetti e opere e venderli direttamente: borse, vestiti, collane, tovaglie e altro. Il progetto potrebbe così sostenere, in modo più concreto, sia il laboratorio di cucito a Viterbo sia l’attività di tintoria in Sierra Leone.
«Siamo molto soddisfatti del fatto che Per filo e per segno abbia anche un ritorno in Africa. La signora Kadiatu insegna alle ragazze a tingere le stoffe con un corso di formazione: acquisiscono competenze che possono essere loro utili per un futuro inserimento lavorativo e per un sostentamento».

 

Per filo e per segnoPERFILOEPERSEGNO. Perché Per filo e per segno? «L’idea del nome del progetto nasce dal filo che lega le storie e le persone, dalla Sierra Leone a Viterbo. Il “segno” nasce dal fatto che è attiva anche la scuola di italiano per stranieri tutti i pomeriggi: incentiviamo a seguire la scuola di a chi segue il laboratorio di cucito e viceversa, vogliamo aiutare gli studenti anche nella socializzazione e nell’inserimento lavorativo». L’età spazia dai 25 ai 35 anni, il laboratorio di cucito dura da settembre-ottobre fino a giugno-luglio, le persone provengono da vari paesi: Mali, Guinea, Nigeria, Bangladesh.

«Il progetto Per filo e per segno è nato pensando di mettere in relazione delle situazioni che si occupavano di marginalità, di cooperazione migranti e di commercio equo e solidale. Abbiamo, all’interno di queste realtà, il sostegno del Cesv e l’associazione Mani Unite, che gestisce la Bottega del Commercio Equo e Solidale di Viterbo da quasi 30 anni. Siamo tutte persone che ritengono che lavorare insieme sia un valore», spiega Umberto Cinalli, vicepresidente dell’associazione Mani Unite. «Volendo fare qualcosa insieme, abbiamo pensato ad un piccolo progetto di cooperazione, che coinvolgesse alcune realtà del continente italiano ed africano: l’idea di collaborare con qualcuno che è rimasto in Africa, che conduce una vita difficile, ci sembrava un bellissimo progetto. Abbiamo messo insieme la voglia di aiutare le persone in Africa, di coinvolgere i migranti e di sostenere la Bottega per far capire l’importanza del Commercio Equo e Solidale, con la conoscenza di un nostro amico sacerdote che fa Missioni in Sierra Leone e che quando tornava dall’Africa portava con sé delle stoffe colorate del luogo, stupende. Dall’idea ci siamo dovuti poi calare nelle realtà delle legislazioni e delle normative sul commercio, per capire come era possibile sistemare tutto il percorso: dall’acquisizione delle stoffe al coinvolgimento di chi frequenta il laboratorio fino alla vendita. Ora siamo nella fase di proposta, abbiamo delle ipotesi di lavoro con i nostri tecnici e stiamo sperimentando».

«I prodotti creativi stanno riscuotendo molto interesse, anche il progetto Per filo e per segno piace molto. Questo ci ha confortato, perché ogni singolo passaggio del progetto deve essere inclusivo: l’idea che le persone coinvolte lavorano insieme per un motivo, che va al di là della natura commerciale, era gran parte della nostra proposta; se la gente capisce questo, può vedere nella stoffa un valore in più, un valore di cooperazione vero. Non si tratta di carità e di elemosina, ma di mettere in piedi un meccanismo di reciprocità legittimo, legale, trasparente e commerciale», continua Cinalli.

 

LA COLLABORAZIONE. L’idea è un protocollo d’intesa tra Casa dei Diritti Sociali e Associazione Mani Unite, che coinvolga anche la Comunità dei Padri Giuseppini come sostenitori ideali. «Il protocollo d’intesa dovrà funzionare ripartendo tra le due realtà oneri e funzioni: noi di Mani Unite acquisteremo le stoffe, le cederemo per la trasformazione al laboratorio della Casa dei Diritti Sociali, che dopo la lavorazione ce li restituirà elaborati, ovviamente con documenti contabili regolari, in modo che possiamo presentarle ai consumatori. Il progetto non si esaurisce qui: non vogliamo vendere prodotti solo nella Bottega, ma vorremmo rendere autonome le persone che lavorano nel laboratorio di sartoria della Casa dei Diritti Sociali, in modo che, imparando ed acquisendo le abilità necessarie, possano a loro volta promuoverli presso altri esercizi commerciali. I beneficiari che sono coinvolti sono di passaggio, possiamo dare loro esperienza e potenzialità. Un obiettivo del progetto è anche coinvolgere sempre più volontari: siamo contenti di accogliere tutti coloro che vogliono vedere da vicino come funziona e come si trasforma un’idea in un progetto di cooperazione. Per aiutarci, si può venire in Bottega ad acquistare i manufatti e ascoltare come vengono realizzati: chi sceglie di venire da noi, è già una grande fonte di sostegno».

 

 

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Ilaria Dioguardi

Laureata in Scienze della Comunicazione, sono una giornalista pubblicista freelance, vivo a Roma. Ho avuto ed ho molte esperienze professionali nel giornalismo, nell’editoria, nel non profit. Le mie passioni: il mio lavoro, la lettura, il nuoto.

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