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Povertà in Italia

I POVERI ASPETTANO. LE RISPOSTE ARRIVERANNO?

I POVERI ASPETTANO. LE RISPOSTE ARRIVERANNO?

Rapporto Caritas sulla povertà: la situazione non migliora, anche se stiamo superando la crisi economica. L'emergenza? È la povertà educativa.

I poveri sono sempre in attesa. Di che cosa? Di risposte positive. Se le otterranno, l’Italia uscirà davvero dalla crisi, se invece le risposte saranno negative, «la crisi assumerà dimensioni più vaste e il Governo farà come lo stolto costruttore del Vangelo: “Costruì l’edificio sulla sabbia, venne la tempesta e vi fu grande rovina”». Lo scriveva Giorgio la Pira nel 1950, e lo cita oggi Don FrancescoSoddu, direttore della Caritas Italiana, nell’introduzione a Povertà in attesa, il rapporto su povertà e politiche di contrasto in Italia.

Sappiamo dai dati Istat sulla povertà in Italia che  il numero delle persone in povertà assoluta (che cioè non riescono a raggiungere uno standard di vita dignitoso) continua ad aumentare. Dagli anni prima della crisi economica ad oggi è lievitato del 182% ed è arrivato nel 2017 a 5 milioni 58mila del 2017.

 

Povertà in ItaliaSTORIE COMPLICATE. Ma se si vanno a guardare i dati che la Caritas ha raccolto, emergono altri aspetti con cui è necessario confrontarsi. A cominciare dal fatto che la povertà in Italia sembra cronicizzarsi. Nel  2017, attraverso i suoi quasi 2.000 centri di ascolto, Caritas ha incontrato 197.332 “volti” e c’è stato un leggero calo del numero medio di persone incontrate (da 113,9 a 99,6 in ogni centro), anche se è cresciuto il numero medio di ascolti (dal 3,2 a 6,6). Ma, appunto, le storie di povertà intercettate sono «più complesse, croniche e multidimensionali». Solo meno del 43% delle persone incontrate nel 2017 sono nuovi utenti; tutti gli altri sono in carico già dagli anni precenti e aumenta la percentuale (quasi il 23%) chi si trova in situazione di fragilità da cinque anni o più.

 

Povertà in italiaI GIOVANI. Già da qualche anno, la povertà in Italia tende a diminuire con l’età, per cui oggi i minori e i giovani sono le categorie più svantaggiate. D’altra parte, ci dice l’Istat, tra gli individui in povertà assoluta i minorenni sono 1 milione 208mila (il 12,1% del totale) e i giovani nella fascia 18-34 anni 1 milione 112mila (il 10,4%).

Tra coloro che la Caritas intercetta, il gruppo più numeroso è costituito da giovani tra i 18 e i 34 anni (25%).

 

Povertà in italiaLA POVERTÀ EDUCATIVA. Il basso livello di istruzione continua ad essere tra le maggiori cause di povertà, sia che si parli di giovani, sia che si parli di adulti.  Sono infatti peggiorate le condizioni delle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza elementare e i due terzi delle persone che si rivolgono alla Caritas ha un titolo di studio basso (pari o inferiore alla licenza media).

Non va meglio tra i giovani: quasi il 70% dei ragazzi italiani incontrati possiede solo una licenza media; il 7,5% solo la licenza elementare. Inutile dire che tra i minori stranieri la povertà educativa è più diffusa.

Tra gli utenti Caritas, inoltre, quasi il 70% ha figli, e questo è un dato preoccupante: come è noto, la povertà si trasmette da una generazione all’altra, perché deprivazione materiale e povertà educatica si intrecciano in un circolo visioso difficile da spezzare.

 

Povertà in italiaLA POVERTÀ DEGLI STRANIERI. Poco più del 42% delle persone che si rivolgono alla Caritas è di cittadinanza italiana, quasi il 58% è straniera, ma nel Sud la percentuale si inverte e le storie intercettate sono in maggioranza di italiani (68 %).

L’essere straniero aggrava la precarietà e probabilmente la solitudine, fatto sta che le famiglie composte solo da italiani sono di meno (una su venti), mentre sono molto più numerose quelle composte da stranieri (una su tre).

 

I BISOGNI. Povertà economica (78,4%),  problemi di occupazione (54%) e problemi abitativi (27%), sono i motivi per cui più spesso ci si rivolge alla Caritas. Ma ce ne sono molti altri che riguardano problemi familiari (14,2%), difficoltà legate allo stato di salute (12,8%), ai processi migratori (12,5%) o a problematiche di vario tipo (malattia mentale, depressione, separazioni, divorzi, morte di un congiunto, difficoltà nell’assistenza di familiari, problemi di detenzione e giustizia). Spesso questi bisogni si sommano: le persone sono portatrici di storie complicate e vanno prese in carico a diversi livelli.

 

LE POLITICHE. Come rispondere a tutte questo? Al di là dell’intervento della caritas o di altre associazioni ed enti non profit, è evidente che per contrastare la povertà in Italia occorre dare le risposte di cui sopra, e per farlo servono politiche del lavoro e di contrasto alla povertà adeguate. La seconda parte del rapporto è dedicata al REI – il reddito di inclusione – e ad altre possibili proposte. Ne parleremo in un prossimo articolo.

 

 

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Paola Springhetti

Giornalista. Coordina l’area comunicazione e promozione del Cesv.

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