MAIS ODV: INVESTIRE SUI DIRITTI DEI PIÙ GIOVANI PER COSTRUIRE UN VIVERE DI PACE

Il 18 e 19 maggio a Roma si svolge il convegno annuale di Mais Odv, che da 37 anni, è presente e impegnata in vari Paesi del mondo. Loredana Rabellino: «Per costruire culture di pace occorre garantire ai ragazzi l’istruzione, il rispetto del prossimo, il diritto ad avere una casa e del cibo sulla tavola»

di Ilaria Dioguardi

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Dal 1987 l’associazione Mais Odv opera a supporto delle popolazioni più fragili per promuoverne lo sviluppo. Mais è l’acronimo di Movimento per l’Autosviluppo Internazionale nella Solidarietà. «Ogni anno organizziamo un convegno per fare il punto della situazione dell’anno passato», dice Loredana Rabellino, vice presidente e coordinatrice dei progetti Mais. «Incontriamo i nostri sostenitori, sia donatori privati, sia fondazioni, sia presone interessate a conoscere la nostra associazione e i nostri progetti. Vengono al convegno ogni anno alcuni referenti, tra quelli principali, che sono in Sudafrica, in eSwatini, Madagascar, Brasile. Con gli altri ci colleghiamo da remoto. Tutti quanti ci presentano com’è la situazione, portano dei video, in modo tale da portare le persone a “visitare” i progetti». Per raggiungere i suoi obiettivi l’associazione ha una strategia di azione articolata su quattro ambiti: istruzione, salute, lavoro, protezione.

Mais OdV
«Abbiamo progetti in Argentina, Madagascar, eSwatini, Congo, Sudafrica, India. Mais OdV lavora principalmente sull’istruzione».

Rabellino, in quali Paesi operate?

«Abbiamo progetti in Argentina, Madagascar, eSwatini, Congo, Sudafrica, India».

Il titolo del vostro convegno, giunto alla ventiseiesima edizione, non è stato scelto a caso…

«Il titolo del nostro convegno annuale è Educazione e Cooperazione per costruire culture di Pace. Ci siamo legati a questo periodo in cui la parola “pace” è un po’ scomparsa dal nostro vocabolario. Nel nostro caso non intendiamo riferirci alla pace come contrario di guerra, ma vogliamo instillare nei giovani con i quali lavoriamo (quasi 2mila) il senso di vivere in pace».

In che modo si può instillare nei giovani il senso di vivere in pace?

«Alla base di tutto è garantire a questi ragazzi l’istruzione, il rispetto del prossimo, il diritto ad avere una casa e del cibo sulla tavola. Mais OdV lavora principalmente sull’istruzione. Attraverso lo strumento del sostegno a distanza, sosteniamo circa 1000 ragazzi, poi ci sono i giovani che frequentano i corsi di formazione, come ad esempio di informatica. Corsi che permettono a questi ragazzi, anche se non sono laureati, di poter fare un mestiere».

In che modo Mais sostiene i giovani, per quanto riguarda i progetti lavorativi?

«In eSwatini, in particolare, abbiamo un centro di formazione nato nel 2015, nel quale abbiamo organizzato corsi di computer, meccanica, carrozzeria e verniciatura, sartoria, apicoltura. E abbiamo circa 170 ragazzi l’anno che frequentano i corsi. Poi abbiamo una grande hall dove si organizzano attività, quali ginnastica, karate, sempre per togliere i ragazzi dalla strada. È importante dare loro un posto in cui poter stare. IN eSwatini la disoccupazione giovanile è al 45%, ma nelle zone rurali come quella in cui noi stiamo è al 70%. L’anno scorso, nel solo primo semestre, il 45% delle persone che ha frequentato i corsi ha ottenuto un lavoro: per me è un risultato incredibile».

Può parlarci delle vostre case famiglia?

«Sì, lavoriamo in posti in cui purtroppo ci sono molti bambini e ragazzi orfani, come in eSwatini, dove abbiamo quattro case famiglia per accogliere, curare e far crescere in maniera sana bambini e ragazzi. Sono in eSwatini, Madagascar, India, Sudafrica».

Mais OdV
«La fattoria in Madagascar dà lavoro a più di 40 persone. Abbiamo portato l’acqua, disponibile per tutti i villaggi intorno. C’è il fotovoltaico ed è possibile  fare più raccolti l’anno»

E il progetto in Madagascar?

«Abbiamo una fattoria, che dà lavoro a più di 40 persone, durante il periodo del raccolto dà anche lavori occasionali ad altre persone. Quest’attività in Madagascar è partita nel 2012, in una zona in cui non c’è assolutamente nulla, se non dei piccoli villaggi in cima alle colline, nelle zone degli altipiani. Noi abbiamo portato l’acqua, disponibile per tutti i villaggi intorno. C’è l’impianto fotovoltaico, possono fare più raccolti l’anno perché hanno a disposizione l’acqua tutto l’anno. anche questo è stato un grosso cambiamento per queste zone».

Per quanto riguarda la formazione nelle scuole in Italia, cosa ci può raccontare?

«Da anni andiamo nelle scuole a parlare del significato delle parole “solidarietà”, “multicultura”, per creare un ponte con i ragazzi dei Paesi lontani. Stiamo facendo un ottimo lavoro a Tor Bella Monaca, abbiamo una collaborazione con l’istituto comprensivo Via Acquaroni, dove c’è un abbandono scolastico molto forte. Qui si organizzano corsi extrascolastici di pittura, scultura e noi diamo una mano sia economicamente sia collaborando con volontari. Abbiamo comprato tutti i materiali necessari per queste attività extra scolastiche, che invogliano i ragazzi ad andare a scuola, ad avere interessi e dimostrano che hanno delle possibilità. È importante infondere ai giovani dell’autostima, anche sulle loro capacità manuali, in zone di disagio forte come quella di Tor Bella Monaca».

Quanto sono importanti i volontari nella vostra associazione?

«Nella nostra associazione solo due persone sono assunte, per il resto siamo tutti volontari. Apriamo le porte a tutti coloro che vogliono darci una mano. Ad esempio, abbiamo un gruppo di signore che cuciono degli oggetti che vendiamo per raccogliere fondi, altri ci aiutano nei mercatini. Anche in ufficio, ci sono delle attività da portare avanti, abbiamo anche un nostro giornalino».

Mais Odv
«Sono più di dieci anni che organizziamo i campi lavoro. Ho visto ragazzi cambiare il loro modo di vedere la vita».

Organizzate anche campi lavoro?

«Sì, per i ragazzi dai 18 anni in su. Finora li abbiamo organizzati in eSwatini. Quest’estate parte un gruppo di otto ragazzi che va a lavorare lì: dipingono le stanze della casa famiglia, la recinzione, mettono a posto il campo da basket. E poi fanno delle attività con i ragazzi della casa famiglia. Sono più di dieci anni che organizziamo i campi lavoro. Ho visto ragazzi partire in un modo e tornare in un altro, cambiare il loro modo di vedere la vita, dandole un valore diverso».

Cosa sono i vostri viaggi solidali?

«Sono viaggi turistici, però si va anche a visitare i nostri progetti. Ci si può immergere nella quotidianità delle persone che seguiamo, venire a contatto con l’aspetto sociale di luoghi difficilmente raggiungibili con un viaggio tradizionale. Questa è una buona fucina per i volontari: chi ha toccato con mano le realtà (alcuni sono sostenitori, altri sono amici di sostenitori) spesso inizia un percorso con noi, di volontariato o di sostegno a distanza. Ci sono persone che difficilmente perdi perché hanno potuto vedere con i propri occhi quello che veramente viene fatto».

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MAIS ODV: INVESTIRE SUI DIRITTI DEI PIÙ GIOVANI PER COSTRUIRE UN VIVERE DI PACE