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IL CELLULARE DI PADRE MOSÈ, SPERANZA DEI PROFUGHI ERITREI

IL CELLULARE DI PADRE MOSÈ, SPERANZA DEI PROFUGHI ERITREI

In un libro la vita di un profugo diventato sacerdote, che si è interamente dedicato ai migranti. Non solo per amore, ma per giustizia

Almeno 4.220 migranti morti nel Mediterraneo nel 2016 (ma il dato è aggiornato solo fino a novembre);  3770 nel 2015. Il Mediterraneo è stato definito il cimitero più grande del mondo. I naufragi sono all’ordine del giorno, e molte persone vengono salvate all’ultimo minuto. Qualcuno, quando vede che la situazione sta precipitando, si aggrappa al telefono e chiede aiuto. Spesso il numero che viene composto – soprattutto dai profughi eritrei – è quello di Padre Mosè, che si attiva come può per mobilitare i soccorsi.

Padre Mosè si chiama in realtà Mussie Zerai e ha dedicato la sua vita ai profughi eritrei e in generale ai migranti che attraversano il Mediterraneo. Racconta la sua storia in un libro , Padre Mosè, edito da Giunti. Attualmente è cappellano della comunità eritrea di Friburgo e la sua storia aiuta e capire meglio che cosa c’è dietro quei viaggi della disperazione e della speranza, in cui decine di migliaia di persone rischiano tutto, pur di raggiungere un luogo sicuro, e soprattutto libero, in cui ricominciare a vivere.

La fuga dei profughi eritrei

È nato ad Asmara, nel 1975, quando la città era segnata dai conflitti legati alla rivoluzione comunista di Haile Mariam Menghistu. «Attorno a me ho visto solo violenza», dice della sua giovinezza. Figlio di un ingegnere diventato scomodo per il regime, e quindi costretto a riparare all’estero, racconta della diaspora della sua famiglia: prima i genitori, poi parenti e amici, infine i fratelli.

 

profughi eritrei
Assisi. Una barca che ha portato i profughi attraverso il Mediterraneo, davanti alla Basilica di San Francesco

Tutti costretti a rifugiarsi all’estero, come tanti giovani eritrei, che fuggono da una dittatura, quella di Afewerki, che soffoca ogni libertà e costringe tutti a un servizio militare obbligatorio che si sa quando inizia, ma non quando finirà. Uomini e donne che nel 1991 – quando l’Eritrea dopo trent’anni di guerra ha ottenuto l’indipendenza  – speravano nella pace e nella libertà, e invece hanno visto la carestia, la povertà e un’altra dittatura.

Il libro racconta l’arrivo in Italia del giovane Mussie, i primi contatti con gli altri immigrati e con le realtà ecclesiali che se occupavano – sacerdoti e volontari, parrocchie, il Centro Astalli… Viene aiutato e aiuta. Aiuta sempre di più, fino a sposare completamente la causa dei migranti, soprattutto quelli che arrivano via mare. Obiettivo: «strapparli dalle mani insanguinate dei nuovi negrieri». L’attraversamento del Mediterraneo è infatti solo l’ultima tappa di viaggi lunghi e pericolosi, in cui i profughi sono sottoposti a ogni tipo di sfruttamento, violenza, tortura che spesso li segnano in modo indelebile.

Cambiare le politiche europee

Nel 2010 Mossie diventa sacerdote, dopo gli studi all’Urbaniana e l’ingresso negli Scalabriniani, ordine religioso particolarmente impegnato sul fronte dell’immigrazione. La vocazione non gli fa tirare i remi in barca, semmai lo rende ancora più inquieto: quello che riesce a fare – tra una chiamata e l’altra sul cellulare – non basta mai.

Nel libro, oltre alla sua storia e a quella di tanti altri profughi eritrei, c’è anche la sua visione del problema, che si  fonda su una constatazione: «più si chiudono le porte, più i trafficanti guadagnano soldi» e «se quei disperati avessero potuto raggiungere l’Europa per vie legali e sicure, senza essere costretti ad affidarsi ai mercanti di morte, non avrebbero terminato i loro giorni in fondo al mare».

La sua proposta si articola in quattro punti: canali umanitari per le situazioni più a rischio; una vita dignitosa per i profughi nelle città di sosta o in attesa del visto; un sistema unico di asilo e accoglienza, con quote obbligatorie per i paesi europei; una politica europea comune per costruire la pace nelle zone di crisi.

Non chiede poco, padre Mosè: solo che l’Europa cambi.

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Mussei Zerai (con Giuseppe Carrisi)
Padre Mosè
Giunti 2017
pp. 222, € 16,00

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2 commenti su “IL CELLULARE DI PADRE MOSÈ, SPERANZA DEI PROFUGHI ERITREI

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