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SENZA NOI VOLONTARI, EXPO 2015 SAREBBE STATA UN’ALTRA COSA

SENZA NOI VOLONTARI, EXPO 2015 SAREBBE STATA UN’ALTRA COSA

Il 90% dei partecipanti vorrebbe continuare a fare volontariato. Abbiamo raccolto tre testimonianze.

2400 volontari Expo, selezionati tra quasi 12mila candidati, da maggio ad ottobre hanno offerto il loro grande contributo tra cardo e decumano. Circa la metà era alla prima esperienza di volontariato. Tra le diverse ricerche effettuate sul popolo di volontari “sporadici” dell’Expo troviamo quella del Dipartimento di Filosofia, Pedagogia, Psicologia dell’Università di Verona, secondo la quale il 97% di loro consiglierebbe questa esperienza agli amici, oltre il 95% afferma di avere intenzione di voler continuare a fare volontariato dopo aver indossato la divisa bianca.
Diffuso desiderio di partecipazione e aspettative alte: erano queste alcune caratteristiche degli Expo Volunteers. Si delinea un nuovo modo di voler esercitare il volontariato. Se ne è parlato anche ad ottobre in un incontro a Cascina Triulza, durante il quale Ciessevi e Csvnet si sono chiesti cosa si potrebbe fare per non disperdere un patrimonio di migliaia di persone con voglia di fare e di mettersi in gioco. Probabilmente si sente sempre più la necessità di una rete nazionale, un portale forse, ma non solo: bisogna rispondere in modo tempestivo al nuovo fenomeno del volontariato legato ai grandi eventi.
Per capire un po’ come gli Expo Volunteers hanno vissuto quest’esperienza, tra entusiasmo e qualche problema organizzativo, sentiamo qualche parere di partecipanti provenienti dal Lazio.

“Esperienza stancante ma fantastica”

A destra, Arianna Mattiuzzo con la divisa dei volontari
A destra, Arianna Mattiuzzo con la divisa dei volontari

Arianna Mattiuzzo, 19 anni, vive a Roma.
«Ho fatto la volontaria nel periodo compreso fra il 21 agosto e il 4 settembre.  Prima di partire avevo molta ansia, in generale sono una ragazza timidissima e l’idea di interagire con i visitatori e anche con i volontari mi spaventava. Una volta iniziato questo percorso ho preso il via, ho cominciato a prendere confidenza con il sito e con gran parte dei volontari e mi sono sentita a casa: dopo due settimane si è venuta a creare quella routine di cui poi, una volta tornata a Roma, avrei sentito la mancanza.
Quest’esperienza mi ha aiutato molto a combattere la mia timidezza, adesso se sono per strada ed ho bisogno di informazioni chiedo senza timore. Inoltre sono riuscita a fare immediatamente  amicizia nell’ambiente universitario, in cui sono appena entrata, e tutto questo lo devo all’Expo. Mi è sembrato di girare il mondo in sole due settimane perché, oltre l’orario di lavoro, noi eravamo visitatori come tutti gli altri, per questo  ho avuto modo di visitare tutti i padiglioni presenti.
Uno dei punti di forza, secondo me, è l’unione che si veniva a creare tra i volontari. Sembra assurdo ma il fatto che fossimo in ostello e che andassimo ogni mattina insieme all’Expo e tornassimo sempre insieme era un punto di forza importante. Le stanze dell’ostello erano da sei e la sera si rimaneva sempre a chiacchierare di come fosse andata la giornata. Un altro punto di forza è il fatto che ho conosciuto volontari provenienti da diverse parti del mondo, in special modo dalla Cina. È stata un’esperienza stancante ma decisamente fantastica.
La maggior parte dei visitatori era ignara del fatto che noi fossimo li per fare volontariato e che quindi non eravamo pagati, motivo per cui è  capitato che alcuni visitatori si lamentassero, a voce alta per essere certi di essere sentiti, se dei volontari si riposavano o se semplicemente  erano in fila per vedere i padiglioni (i visitatori non sapevano che il turno da volontari era finito).
Mi è rimasto impresso un episodio. Una signora anziana un giorno, vedendo che noi volontari facevamo saltare la fila a chi ne aveva diritto (anziani che non ce la facevano, famiglie con bimbi in passeggino, diversamente abili), mi chiese di fare finta che lei stesse male per poterla far passare a Palazzo Italia, io ovviamente le dissi di no».

“Mi sono sentita inutile, la macchina organizzativa era in rodaggio”

Daniela Vinciguerra, 58 anni, vive ad Alatri, in provincia di Frosinone.
«Sono stata ad Expo nella seconda metà di maggio, troppo presto, purtroppo: avevo chiesto giugno ma il periodo è stato cambiato. C’erano ancora lavori in corso e forse il ruolo dei volontari non era ancora ben chiaro, mi sono sentita piuttosto inutile per cui il mio giudizio è negativo, ma forse la macchina organizzativa era ancora in rodaggio. Riguardo all’evento, è stato comunque interessante per me il “viaggio” intorno al cibo e al mondo.
Non so se rifarei l’esperienza.  Il nostro compito era quello di distribuire mappe lungo il decumano e di dare informazioni, ma c’erano anche altre figure  con altre “divise”, nonché i punti informativi, che si sovrapponevano a noi, per cui non c’era molto da fare.
Ho fatto amicizia con una ragazza cinese, il resto erano  giovani e qualche stagionato volontario “professionista”, entusiasta ‘a prescindere’…
Ho scoperto il cibo coreano, basato sulla fermentazione, ho approfondito il giapponese (fantastico), il riso e i cereali; ho ammirato il versatile  baobab dell’Angola, i batteri decontaminanti della Russia, l’agricoltura israeliana e tante altre cose».

“Mi ha dato una nuova grande famiglia”

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Michael Ramirez con altre volontarie

Michael Ramirez, 21 anni, vive a Torricella in Sabina, in provincia di Rieti.
«Il mio periodo ad Expo è iniziato il 20 agosto ed è terminato il 5 settembre. La mia esperienza ad Expo è stata una delle migliori che abbia mai fatto: ho lavorato con persone fantastiche, mi ha dato una nuova e grande famiglia e mi ha fatto conoscere nuove culture che altrimenti non avrei mai conosciuto.
Un punto di forza è stata la comunicazione con altre persone e altre culture di vita. Tra i punti di debolezza la troppa fila per alcuni padiglioni e per le povere persone che stavano sotto al sole senza alcun tipo di riparo.
Nella mia seconda settimana ne sono successe di tutti i colori. Oltre al fatto che ho festeggiato lì il mio compleanno, la mattina era dura affrontare migliaia di persone che affollavano l’esposizione in quel periodo estivo.  Un giorno quattro signore ci hanno chiesto di fare un video per un matrimonio ed è stata la cosa più bella che mi sia successa lì. Mi ha fatto molto piacere un fatto che mi è accaduto, una signora anziana con la figlia avevano bisogno di un aiuto per trovare Cascina Triulza, le ho accompagnate e la figlia voleva fare una lettera di ringraziamento ad Expo per dire che “senza noi volontari, Expo non sarebbe stata la stessa cosa”».

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Ilaria Dioguardi
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Laureata in Scienze della Comunicazione, sono una giornalista pubblicista freelance, vivo a Roma. Ho avuto ed ho molte esperienze professionali nel giornalismo, nell’editoria, nel non profit. Le mie passioni: il mio lavoro, la lettura, il nuoto.

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