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VOLTO MANIFESTO: COME CAMBIA IL VOLTO NELL’ERA DIGITALE?

VOLTO MANIFESTO: COME CAMBIA IL VOLTO NELL’ERA DIGITALE?

Tv, social, app, chirurgia: i nostri volti sono sempre più simili? "Volto Manifesto"fa riflettere, perchè i tratti distintivi sono una finestra sull'interiorità

«L’idea di Volto Manifesto è nata da quando è uscito Il corpo delle donne, il documentario sulla rappresentazione delle donne nei media e su come i corpi venivano oggettivati. Insieme ai corpi vedevo migliaia di facce», dice Lorella Zanardo, attivista, scrittrice e docente. «Analizzando migliaia di immagini della televisione, della pubblicità, dei social ho cominciato a rendermi conto che i nostri volti, soprattutto femminili, erano negli ultimi anni sempre più simili. Da qui l’idea di Volto Manifesto».
L’obiettivo di Volto Manifesto è di invitare tutte e tutti ad un dialogo collettivo sul tema del volto umano in trasformazione, del suo ruolo unico per le relazioni umane e per l’etica di una società. Lo fa con tre strumenti: un Decalogo, che offre spunti di riflessione, un video, di Lorella Zanardo e Cesare Cantù, che mette lo spettatore, faccia a faccia, con i volti artificiali e con quelli reali, e un evento che si è svolto a Milano all’interno del Festival della Peste della Fondazione Il Lazzaretto, dove sono stati presentati il decalogo e il video e dove è stata allestita una mostra.

 

volto manifestoVOLTI SEMPRE MENO UNICI. «I nostri volti si stanno sempre più uniformando. Me ne accorgo da molti punti di vista. Mi è capitata tra le mani una mia foto delle scuole medie, con i compagni di classe, era evidente che io e le mie amiche eravamo diversissime le une dalle altre. L’ho confrontata con una foto di mia figlia, la prima cosa che saltava all’occhio era un’estrema uniformità dei volti di lei e delle sue amiche rispetto alla diversità di quelli di me e delle mie amiche da ragazzine. Quando dico che i volti delle persone stanno diventando sempre di più tutti uguali tra loro è anche un po’ una provocazione. Ma è vero che ci sono sempre meno differenze tra le facce e ho voluto indagare i motivi», spiega Lorella Zanardo. «Sono partita da un’esperienza reale, di osservazione, dall’intuizione che la nostra faccia racconta molto di noi. Andare a togliere i segni distintivi dal nostro volto comporta dei cambiamenti profondi anche a livello spirituale, psicologico. Nessuno ci pensa, neanch’io ci ho pensato per anni. La parola “faccia” viene dal verbo “fare”, sono io che faccio la faccia: se due persone si incontrano è un incontro di facce. Quando faccio i corsi agli studenti nelle scuole, attraverso la mia faccia si stabilisce una relazione. Ma oggi si stanno verificando dei grandi cambiamenti nei volti, bisogna riflettere su cosa potrà succedere se cambiamo le nostre facce».

 

CHIRURGIA, APP, ANDROIDI. «Non bisogna mai essere favorevoli ai divieti, bisogna dare ai giovani gli strumenti per una comprensione consapevole, nell’ uso della tecnologia e in altri ambiti. È per questo motivo che è nato Volto Manifesto. La chirurgia estetica sta creando facce tutte uguali. Il mio non è un giudizio, ma una constatazione. Il naso piccolino all’insu, il mento un po’ aguzzo, le labbra molto pronunciate e gli zigomi prominenti sono caratteristiche molto comuni. Un altro campo che indaghiamo riguarda le possibilità di modifiche delle nostre facce con le applicazioni: tutte le ragazzine e i ragazzini cambiano i loro volti con queste app. C’è un allarme, si chiama “selfie dismorfismo”, che in America è già una tragedia. Chi passa tantissimo tempo sui social, a furia di modificarsi il volto digitalmente, si abitua a quella faccia lì: ha uno shock quando si guarda nello specchio. Molti vanno dal chirurgo estetico con il proprio volto ritoccato dalle applicazioni, chiedendo di assomigliare in qualche modo al proprio avatar. Gli psicologi dell’età evolutiva la definiscono una reale emergenza. E poi gli androidi, che stanno entrando prepotentemente nelle nostre vite. A noi non sembra che sia così, ma già in Giappone molte receptionist sono androidi umanoidi, dalle fattezze quasi umane, e anche monaci buddisti nei templi sono androidi. Cosa succede quando le relazioni non sono più con gli umani ma con gli androidi? Le trasformazioni in atto sono tante». Analizzando ciò che ci circonda, Lorella Zanardo e Cesare Cantù hanno pensato a questo Manifesto con una sorta di “comandamenti”, spunti di riflessione per fermarci a pensare “cosa vuol dire la mia faccia”?
«La faccia non è solo un luogo estetico, ci hanno abituato a dire “sono bella, sono brutta, ho il naso a patata” come se fosse solo una vetrina. Il nostro volto è collegato a tutta la nostra interiorità. Con questo Decalogo vogliamo un po’ farci riaffezionare e voler bene alla nostra faccia», spiega l’ideatrice del progetto. L’evento di presentazione di Volto Manifesto si è svolto a Milano, è stato presentato anche il video, della durata di 20 minuti, che vuole essere uno strumento di diffusione e verrà portato in giro per l’Italia.

«Gli adolescenti passano molto tempo sui social, soprattutto su Instagram. Molti si ritoccano con le app, è talmente forte l’affezione alla nuova immagine che una quantità enorme di ragazze chiede di assomigliare a come appare nei social, con i tratti che le fanno assomigliare tutte, le une alle altre. Tempo qualche anno e andremo verso un grande volto unico? Può darsi, ma forse ora è il caso di pensarci. C’è un volto che amiamo tutti, quello di Anna Magnani, segnata dalle rughe, giudicata una donna meravigliosa: lei aveva il coraggio della sua faccia, si presentava con un volto molto vissuto, nell’epoca delle maggiorate, che erano molto truccate e in tiro. A distanza di decenni, è quella la faccia che ricordiamo: avere il coraggio del proprio volto fa sì che alcune facce diventino piene di senso e di significato».
Quello di Volto Manifesto vuole essere un lavoro socialmente utile e non intellettuale: “Il corpo delle donne” è stato un lavoro estremamente popolare, anche con Volto Manifesto si lavorerà molto per una divulgazione semplice, affinché il tema arrivi a tutte e a tutti.

 

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Lorella Zanardo

SELFIE DISMORFISMO E PERDITA DEI SENSI. «È importante ricordare l’orgoglio della propria faccia, per tantissime ragazzine è un dramma non riconoscersi più nel proprio corpo, fanno 50-100 selfie al giorno, sono così abituate a vedersi “ritoccate” che poi l’incontro con la loro vera immagine è una tragedia. Leggo post di ragazzine di 15-16 anni disperate perché non si piacciono. Ma una delle cose che spiegano gli psicologi è, ad esempio, che le immagini che vediamo sui selfie non rispecchiano la realtà al cento per cento, ad esempio portano ad ingrandire il naso del 20-30%. Le ragazzine si modificano con le app in base ai modelli che impongono i media, ad esempio si fanno un naso piccolissimo, su qualunque viso. Questo porta alla cancellazione della loro unicità. Forse è ora di ricominciare a riflettere sul fatto che la nostra unicità è una cosa fantastica.
I ragazzini non sono più abituati a guardarsi in faccia, bisognerebbe trovare dei luoghi per ricominciare a farlo, con gli amici e con gli adulti, ad esempio a scuola, dove lo smartphone non entra. Un’adulta ha le rughe, considerate “brutte”, ma sono date dalla sua vita, bisogna ricominciare a far affezionare i ragazzi alla propria identità e a quella degli altri. C’è da riflettere su quanto ci stiamo perdendo, sia in termini di tempo che di altro. Al ristorante, molte persone passano metà del tempo a scattare fotografie ai piatti. In tutto questo fotografare, forse gli altri sensi sono un po’ dimenticati. Dobbiamo chiederci: “sto veramente assaporando e annusando questo piatto o sono talmente concentrato sulla vista che tutti gli altri sensi non li sto usando come dovrei?”».

 

TRATTI DISTINTIVI CANCELLATI. Su questi argomenti, gli stimoli su cui discutere sono veramente tanti, ma nel documentario Volto Manifesto emerge fortemente come stiamo cancellando la nostra diversità di volti. L’Iran, ad esempio, nonostante tutti i limiti alla libertà delle donne, è uno dei Paesi con più interventi di chirurgia al naso: quel naso, che è il racconto di quella nazione e della sua storia, molto spesso lascia il posto ad un anonimo naso francese, per niente adatto, tra l’altro, ai tratti delle donne iraniane. Sempre perché c’è un potere fortissimo dei media che impone delle razze come superiori. In Cina, tantissime ragazze si stanno sottoponendo all’operazione per modificare la palpebra unica, caratteristica dei loro occhi “a mandorla”, per assumere un aspetto più occidentale, con la doppia palpebra. «Visto il grande numero di operazioni, per i nostri nipoti non sarà più normale sapere che gli occhi dei cinesi erano diversi, e che era anche una loro ricchezza questa diversità. Di certo, non fermeremo noi questi interventi per “occidentalizzarsi”, ma riflettere sul senso del volto prima che sia tardi è urgente».

 

L’ARTIFICIALE ED ETERNO PRESENTE. «Il mito dell’eterno giovane è una “gabbia” che riguarda tutti, soprattutto noi donne. Queste chirurgie fortissime, con tratti e occhi tirati, per cancellare il tempo dalle nostre facce, rappresentano, in realtà, la cancellazione della morte nella nostra società: l’eterno giovane è una sorta di vita perenne, che non prevede l’invecchiamento. Ma esiste, fa parte della vita», spiega l’ideatrice del progetto. «Questa società ha paura, si vedono volti pietrificati di persone di 60-70 anni, per cercare di negare il trascorrere del tempo. Una cosa abbastanza inquietante è che tutti i volti degli androidi, questi nuovi robot umanoidi, che hanno a tutti gli effetti sembianze umane, hanno un aspetto di adolescente femmina. Il mito è “per sempre 17enne”. C’è da riflettere se ci interessa avere 17 anni per sempre e sul perché gli androidi li fanno tutti così…».

 

volto manifestoDIECI ANNI DA IL CORPO DELLE DONNE. Il documentario Il corpo delle donne è stato messo in rete dieci anni fa, realizzato da Lorella Zanardo con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi, si proponeva di innalzare il livello di consapevolezza sull’immagine delle donne nella tv italiana. Per produrlo hanno analizzato ore e ore di video televisivi e pubblicitari e man mano, negli anni, hanno iniziato a portare l’educazione all’immagine nelle scuole con il progetto Nuovi occhi per i media. Il corpo delle donne è nato da un’urgenza. La cancellazione dell’identità delle donne stava avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi fosse un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne stesse. «L’evoluzione in questi dieci anni c’è stata, molto forte. Ha portato a riflettere su come il corpo delle donne viene oggettivato, in televisione dalle riprese delle telecamere, quello che ci rende oggetto sono i media. Oggi c’è una consapevolezza maggiore, lo vedo andando nelle scuole: le ragazze capiscono, rispondono, si accorgono, guardano i social. Solo che prima avevamo la televisione, abbiamo reso più consapevoli le persone: non bisogna mai vietare di guardare, ma bisogna imparare a farlo con occhi consapevoli. Con l’avvento dei social, che si sono diffusi in maniera massiccia e in tante forme diverse, ci siamo accorti che è molto difficile diventare adulti senza uniformarsi ai diktat di questi social», continua Zanardo. «Le ragazze e i ragazzi sono più consapevoli, ma il sistema dei media che è molto potente e che macina miliardi di fatturato impone sempre delle nuove regole. Il corpo delle donne è arrivato ad avere su internet, gratuitamente, 20 milioni di visualizzazioni, che per un documentario è un numero immenso. Noi abbiamo avuto il coraggio di buttarci, bisogna usare i social in modo positivo. Noi facciamo corsi di educazione ai media nelle scuole, questo progetto di soffermarci sulla faccia mi è venuto in mente incontrando le ragazze e il loro dolore perché non si piacciono. I fatturati della chirurgia sono enormi, la “prova costume” inizia già a febbraio. L’attenzione è spostata verso il dover essere, per noi donne è una corsa continua per corrispondere al modello imposto da media e social: tra cellulite da eliminare, chili da perdere, tonicità da migliorare con la palestra, peli da togliere con il laser, punturine per migliorare la faccia, alimentazione vegana…. Non sapevano più quali erano le parti del corpo che mancavano da modificare, ora non vanno più bene le nostre sopracciglia: i brow bar sono i nuovi luoghi da frequentare per sopracciglia sempre impeccabili. Altro che emancipazione e diritti delle donne, le ragazzine e le donne sono così tanto impegnate a dover corrispondere ai modelli, che non hanno il tempo per pensare e per fare altro. C’è più consapevolezza, ma bisogna stare molto attenti: i diritti non ci sono per sempre e se ci lasciamo assorbire full time da questi “ordini” non pensiamo a niente, se non a cercare di essere come ci chiedono di essere. Quando pensiamo di avere due chili in più, quando ci sentiamo troppo fragili, riflettiamo se sia veramente è così, se a pensarlo siamo noi o se la nostra sofferenza deriva dall’esterno. Io misuro tutto su di me. Cerco sempre di fare un lavoro di grande introspezione: l’80% del fastidio per due chili in più dipende dall’esterno e non da me».

 

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

Immagine di copertina: www.voltomanifesto.com

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Ilaria Dioguardi
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Laureata in Scienze della Comunicazione, sono una giornalista pubblicista freelance, vivo a Roma. Ho avuto ed ho molte esperienze professionali nel giornalismo, nell’editoria, nel non profit. Le mie passioni: il mio lavoro, la lettura, il nuoto.

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