POVERTÀ NEL LAZIO: QUALE IL FUTURO DEL SOSTEGNO PER L’INCLUSIONE ATTIVA?

Tra successi e criticità, il Sia ha mosso i primi passi. Se ne è discusso durante un incontro a Roma organizzato dall’Alleanza contro la povertà del Lazio

di Caterina Ciampa

È del 6 dicembre scorso l’incontro organizzato a Roma presso l’Anci nazionale dall’Alleanza contro la povertà del Lazio, realtà composta dalle maggiori organizzazioni che si occupano di povertà nel Lazio per una prima raccolta di informazioni e dati utili ad illustrare il percorso di attuazione del Sia, il Sostegno per l’Inclusione Attiva, una misura di contrasto alla povertà che prevede l’erogazione di un beneficio economico alle famiglie in condizioni economiche disagiate, nelle quali almeno un componente sia minorenne, oppure sia presente un figlio disabile o una donna in stato di gravidanza accertata. Per documentare, quindi, quante persone/nuclei familiari sono stati coinvolti e quali interventi realizzati, formulare un giudizio d’insieme e comprendere al meglio l’applicazione del Sia sul territorio laziale, i punti di forza e di debolezza del percorso che è stato finora attuato.

povertà nel lazioA tal proposito, sono stati invitati rappresentanti di enti locali di Roma e di altre province del Lazio, erano inoltre presenti esponenti di altre associazioni ed enti impegnati in azioni di contrasto alla povertà. Dopo i saluti iniziali del presidente di Anci Lazio Fausto Servadio, ad introdurre l’incontro è stato Bruno Izzi, portavoce dell’Alleanza regionale contro la Povertà del Lazio. Per Izzi, l’Alleanza  è disponibile ad un cammino comune con gli enti locali per accompagnare il Sia, che può essere considerato un  primo passo per un intervento nell’ambito delle povertà estreme. L’inclusione attiva, infatti, comprende  misure di supporto sociale ed inserimento lavorativo,  è un percorso condiviso e bisogna  costruire  un dibattito attorno a queste misure, attuare gli interventi cercando di non ripetere la “carta acquisti”, ma aiutando le persone a raggiungere l’autonomia. Anche riguardo il piano sociale che la Regione Lazio sta realizzando, come ha sottolineato Izzi, l’Alleanza  contro la povertà nel Lazio ha fatto proposte concrete per intervenire anche con strumenti di inserimento lavorativo.

La povertà nel Lazio: tante realtà diverse

Carmela Cassetta, assessore all’Ambiente del Comune di Santi Cosma e Damiano, 6900 abitanti in provincia di Latina, riportando una maggiore difficoltà nel reintegrare  persone senza figli in povertà, che non rientrano, quindi, nella misura del SIA, ha condiviso l’esperienza del suo Comune, che ha adottato la misura del baratto amministrativo, una formula che ha permesso alle famiglie in difficoltà di non pagare le tasse comunali in cambio di servizi da loro  stesse effettuati e che, in parte, ha funzionato.

povertà nel lazioAl Comune di Priverno, 14mila abitanti sempre in provincia di Latina, per il Sia sono arrivate 193 domande, 46 delle quali rientravano nei criteri previsti dalla misura di sostegno, mentre molte molte ne erano fuori, come ha riferito durante l’incontro Sonia Quattrociocche, assessore alla Cultura del Comune, che ha sottolineato come ci siano differenze tra le povertà delle aree metropolitane e quelle dei piccoli centri: le categorie che non hanno potuto accedere al Sia, infatti, avevano l’Isee di poco superiore ai 3mila euro. Si trattava di padri separati, le madri con figli maggiorenni erano il 46 per cento, hanno fatto richiesta anche tante giovani madri.

Domenico Spilabotte responsabile dei Servizi sociali del Comune di Ferentino, 22mila abitanti, in occasione dell’incontro ha riferito che il Comune ha ricevuto 100 istanze ed ha sottolineato come la  povertà non è solo della famiglia, essendo numerose le persone sole in difficoltà. Per lui occorre attivare misure anche per queste ultime, con il rischio, altrimenti, di favorire una “guerra tra poveri”, anche perché al Comune arrivano richieste continue, alle quali non si riesce a dare risposta. A Ferentino, ad esempio, gli ex detenuti sono stati occupati in servizi vari per la cura del verde e per la pulizia delle piazze per 400 euro a bimestre.

Il Sia ha ancora tanti punti di debolezza

Per Emiliano Monteverde, assessore alle Politiche sociali del Municipio 1 di Roma, con una popolazione di circa 200mila persone, sebbene l’approccio generale del Sia sia  un po’  più avanzato della Social Card, oltre l’erogazione dei soldi, è importante, da un lato, il progetto  da realizzare con i beneficiari, dall’altro un nodo è rappresentato dai criteri di ammissione alla misura di sostegno: se 30 domande rientrano nei criteri previsti per beneficiare del Sia e 100 non li soddisfano è un problema: da questo punto di vista, per l’assessore, si potrebbero proporre criteri di selezione che tengano conto della situazione territoriale, anche perchè il Sia prevede, per l’attuazione della presa in carico, fondi messi a disposizione dal Pon (il programma operativo nazionale) per il personale.

povertà nel lazioIn 6 mesi, ha sottolineato, sono arrivate 200/300 richieste: «Gli assistenti sociali che devono seguire queste persone sono pochi,  per  i Municipi seguire i progetti Sia è difficoltoso, nel Municipio 1 abbiamo già 1000 persone in carico e bisogna pensare a come coprire i vuoti fino al bando, supportare le persone che non rientrano nel SIA allo stesso modo dei beneficiari per non creare disparità di trattamento, anche se questi ultimi potrebbero essere supportati in maniera più rapida. Senza contare che nel Municipio 1 ci sono molte residenze virtuali per i senza fissa dimora e il 50% delle domande  riguarda persone conosciute dai servizi sociali, mentre l’altro 50% è sconosciuto. Sono due mondi, quello degli insider e  quello degli outsider dei servizi sociali. Per gli outsider lo strumento centra l’obiettivo: le persone chiedono risorse e lo strumento potrebbe funzionare, ma i servizi devono essere in grado di rispondere e, fino all’entrata in vigore del finanziamento del Pon, possono verificarsi grandi difficoltà».

A Latina, come è emerso durante l’incontro, il Comune ha ricevuto 442 domande, 65 andate a buon fine. Gli altri Comuni del Distretto vanno, invece, più a rilento e le difficoltà sono molte: il Pon doveva partire prima; l’ Inps non offre chiarimenti esaustivi in caso di diniego delle domande; c’è una difficoltà a far comprendere alle persone il perché non si rientri nella misura del SIA, che è un contributo finalizzato ad un progetto di 300 euro per un anno rinnovabile. D’altro canto, i percorsi di formazione sono andati a buon fine e il corso Osa frequentato da un gruppo di donne ha permesso a tutte di trovare lavoro. Secondo le esperienze del Comune di Latina, i criteri dovrebbero essere più elastici ed il reinserimento lavorativo vero, comunque molto difficile in un mondo del lavoro fermo.

Come andare avanti?

Per la rappresentante della Cisl  Eva Blasik, la risposta a questa domanda sta nel lavoro di rete, non solo tra gli enti preposti, ma anche con la società civile, che deve essere coinvolta.

povertà nel lazioCome sta accadendo nel territorio di Montesacro, dove , come è emerso dal racconto di Eleonora Di Maggio, ex assessore alle Politiche sociali del Municipio 3 di Roma, si è costituito un coordinamento territoriale per il contrasto alla povertà che coinvolge varie realtà mobilitate in rete, accanto ad una destrutturazione degli uffici amministrativi, con poche risorse umane. Roma poi deve fare i conti con il grave problema delle persone senza casa, come ha sottolineato Carla Baiocchi di Focus Casa dei Diritti Sociali, la quale ha auspicato una connessione maggiore tra gli enti e l’interlocuzione tra più assessorati.

Per Laura Baldassarre, assessore alla Persona, Scuola e Comunità solidale del Comune di Roma –  partito il 6 Ottobre con la raccolta delle domande, ha finora ricevuto 2664 candidature – il Pon inclusione è una grande opportunità per rinforzare i servizi,  tenuto conto anche della serietà del problema degli organici.

Insomma un percorso che presenta ancora luci ed ombre, che richiede all’Alleanza contro la Povertà nel Lazio la capacità di essere unita, per usare le parole di Don Cesare Chialastri Delegato Caritas Lazio, ma anche di tessere rapporti in maniera creativa, di trovare il modo di collegare strumenti nel territorio. «In questo incontro», ha commentato, «abbiamo raccontato cosa e come sta accadendo. Dobbiamo tenere conto che la progettualità si scontra  con la dimensione strutturale e la valorizzazione dell’esperienza, degli errori compiuti, ma anche dei buoni risultati. Ora bisogna favorire confronti anche su posizioni diverse e confrontarsi anche quando ragionare è faticoso. È importante, dobbiamo far crescere la consapevolezza che non bisogna abituarsi alla povertà.

POVERTÀ NEL LAZIO: QUALE IL FUTURO DEL SOSTEGNO PER L’INCLUSIONE ATTIVA?

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