
ANTIMAFIA A VENT’ANNI: «LA PARTECIPAZIONE NON È DELEGABILE»
Al festival organizzato da AP - Antimafia Pop Academy, la ventenne Caterina La Rocca (Rete degli Studenti Medi) rilancia la lotta alle mafie a partire dalla scuola. La voce di una generazione contro il disinteresse della politica per difendere la memoria e il diritto al futuro
26 Maggio 2026
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«Ho imparato che nel cemento si nascondono cadaveri, si nascondono rifiuti e sabbia di mare che non costa niente. Ma dopo vent’anni crolla. Dopo vent’anni si sgretola, perché quel cemento scadente si mangia il ferro e cade. A differenza della cultura, a differenza di ciò che si costruisce sulla memoria, che invece resta. Ma col cemento si costruisce tutto, si fanno i soldi e con i soldi del cemento si controlla il Paese». Con queste parole Caterina La Rocca, vent’anni, delegata nazionale antimafia della Rete degli Studenti Medi, ha aperto il suo intervento venerdì 8 maggio al TreSeiZero Media Pop Fest, il festival organizzato da AP – Antimafia Pop Academy. Un evento che tra interventi, dibattiti e riflessioni ha unito per due giorni docenti, artisti, attivisti e studenti intorno a un tema che, come ha detto la stessa Caterina, «risulta tremendamente attuale»: la lotta alle mafie.
Pio La torre capì per primo l’importanza di colpire la mafia “nel portafogli”
Dal palco La Rocca ha catturato l’attenzione del pubblico ripercorrendo con passione la storia della Legge Rognoni-La Torre. Fu Pio La Torre a capire che per colpire la mafia bisogna colpirla nel portafoglio: «per arrivare ai mafiosi dobbiamo togliere i soldi ai mafiosi». Nel 1980 presentò una proposta di legge che avrebbe fatto la storia del Paese: approvata nel 1982, introdusse per la prima volta il reato di associazione di stampo mafioso e il sequestro dei patrimoni delle cosche. «Senza soldi il sistema si indebolisce», ha ribadito Caterina, «prima o poi cade.» Ma suo intervento non si è fermato alla storia, ha puntato il dito contro il presente. «Piersanti Mattarella è stato ammazzato dalla mafia», ha detto con sicurezza e senza possibilità di ambiguità, «dirlo è un atto politico. Bisogna fare attenzione a non riscrivere la storia».
Il triangolo mafioso Palermo-Catania-Barcellona Pozzo di Gotto
Nonostante i suoi vent’anni, parlare con Caterina è come ascoltare qualcuno che ha già fatto i conti con il mondo. La Rocca viene da Milici, un paesino di 1.800 abitanti in provincia di Messina. Ha studiato a Barcellona Pozzo di Gotto, «una città particolarmente conosciuta per la criminalità organizzata». Il triangolo mafioso Palermo-Catania-Barcellona Pozzo di Gotto è una realtà che «si sente nell’aria».
Il suo percorso politico inizia con la rappresentanza studentesca: prima nella sua scuola, poi come presidente della Consulta provinciale di Messina e coordinatrice regionale delle consulte siciliane, con il compito di portare la voce degli studenti siciliani al Ministero dell’Istruzione. Parallelamente, l’impegno nella Rete degli Studenti Medi, il sindacato studentesco nazionale radicato nel suo territorio.
Passare dal piccolo paese alla città media e poi alla dimensione regionale è ciò che le ha aperto gli occhi e che le ha permesso di «scontrarsi con quelli che sono anche pensieri diversi, modelli diversi di vivere». Vivere in una grande città le ha fatto capire che «più si va nelle grandi città, più diminuisce quel senso di comunità per me scontato». La comunità che per Caterina «significa essere consapevoli dell’altro e cercare di fare il bene, il meglio per se stessi e per gli altri». È questa realtà che le ha dato la consapevolezza che certe cose non si possono affidare ad altri, che «la partecipazione non è delegabile. Rivendicare i propri diritti non è delegabile a nessuno».
Gli studenti contro le mafie negli anni Novanta
La Rete degli Studenti Medi porta avanti una lotta che una lunga storia alle spalle. Dopo le stragi di Palermo degli anni Novanta, gli studenti scesero in piazza e diedero vita a un movimento che contagiò tutta Italia. «Studenti contro le mafie», li chiamarono. Non era organizzato, ma era reale. E ha cambiato molte cose.
Oggi la Rete degli Studenti Medi porta avanti un progetto: far entrare l’antimafia nelle scuole e nelle università. «Cerchiamo ogni giorno di portare alla luce questi temi», spiega Caterina, «perché dove c’è il disinteresse delle istituzioni e della politica, i fenomeni mafiosi si insinuano e si diffondono».
La mafia sfrutta la povertà, la precarietà, il sentirsi periferia: «le mafie si sostituiscono allo Stato e a qualsiasi tipo di prospettiva». Per questo la scuola deve tornare a essere un presidio di comunità, di democrazia. «L’ascensore sociale per la nostra generazione non solo è bloccato al piano zero: è rotto, fuori servizio. Non l’abbiamo mai visto funzionare».
Antimafia significa rivendicare il diritto a restare, alla casa, allo studio
Fare antimafia a vent’anni significa difendere la storia. Significa non accettare che si dica che Piersanti Mattarella è stato ucciso dalle Brigate Rosse, «perché significa svalutare la vita che ha dato per combattere le mafie e svilire le lotte di chi dalle stragi ha iniziato a fare politica». Significa rivendicare il diritto a restare, il diritto alla casa, il diritto allo studio. «Essere partigiani della Costituzione oggi non vuol dire solo votare no a un referendum. Vuol dire fare in modo che tutti i diritti costituzionali ci vengano riconosciuti».
La lotta alla mafia, per Caterina La Rocca, non è un tema del passato né una questione per addetti ai lavori. È una scelta politica quotidiana. E si fa a partire dalle assemblee d’istituto, dalle aule scolastiche, dalle piazze. «Perché noi vogliamo che il nostro Paese non diventi una grande Gomorra».
A chiudere i due giorni di festival è stato Pasquale Grosso, presidente di AP – Antimafia Pop Academy, che ha sottolineato la natura politica del lavoro dell’associazione: «quella che facciamo è politica», ha detto dal palco, «la politica è importante. La politica di questi anni ci ha insegnato che sopra le nostre teste si stanno scegliendo un sacco di cose: la guerra, la pace, la giustizia, le ingiustizie».






