
OLTRE GLI SCAFFALI: LE BIBLIOTECHE DEL LAZIO COME PRESÌDI DI COMUNITÀ
Al Salone Internazionale del Libro di Torino, tra gli spazi del Padiglione Oval, anche quest’anno lo stand della Regione Lazio è stato luogo di incontro e confronto. Con Filomena Avallone, responsabile del Polo bibliotecario della Regione Lazio, abbiamo parlato di biblioteche inclusive, formazione del personale e del valore delle reti territoriali
04 Giugno 2026
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Il Polo Bibliotecario Regionale del Lazio RL1, che riunisce oltre 190 biblioteche del Lazio, pubbliche e private, rappresenta oggi uno strumento fondamentale per favorire la cooperazione tra realtà molto diverse tra loro: grandi istituzioni culturali, biblioteche comunali, centri di documentazione e piccole realtà associative. L’obiettivo è costruire un sistema capace di condividere servizi, professionalità e strumenti, garantendo un accesso sempre più diffuso alla conoscenza e alla cultura. Un passaggio importante di questo percorso è avvenuto il 6 maggio scorso, nella Sala Tevere della Regione Lazio, con la firma delle nuove Convenzioni e l’aggiornamento del sistema bibliotecario regionale.
«L’inclusività riguarda tutte le biblioteche, indipendentemente dalle dimensioni o dalla loro natura pubblica o privata», spiega Avallone. «Molto spesso quando si parla di inclusione si pensa soltanto all’abbattimento delle barriere architettoniche, ma il tema è molto più ampio. Una biblioteca deve essere uno spazio capace di accogliere persone con esigenze differenti, senza ostacoli di tipo sensoriale, cognitivo o sociale».

Avallone: «Bisogna cambiare il modo di pensare la biblioteca»
La responsabile del Polo RL1 sottolinea come oggi il concetto di inclusione coinvolga anche le fragilità temporanee, i contesti di difficoltà economica o relazionale e i disturbi dell’apprendimento. Proprio per questo il nuovo regolamento regionale dell’agosto 2024 ha introdotto l’inclusività tra gli elementi obbligatori per le biblioteche del territorio.
Per raggiungere questo obiettivo, la Regione Lazio ha scelto di partire dalla formazione degli operatori bibliotecari. «Bisogna cambiare il modo di pensare la biblioteca» continua Avallone. «Non basta più custodire libri o garantire il prestito. Oggi una biblioteca deve costruire percorsi culturali capaci di coinvolgere tutti i pubblici: bambini, adolescenti, adulti e anziani. Serve una nuova sensibilità e una nuova capacità di leggere i bisogni delle persone».
In quest’ottica è stato organizzato un momento di confronto come Biblioteche che trasformano, l’iniziativa ospitata nello stand della Regione Lazio al Salone del Libro e dedicata alle nuove esperienze di rete, ai progetti territoriali e alle pratiche culturali in grado di generare partecipazione e comunità.
«Se vogliamo biblioteche più vive e più utili dobbiamo investire sulle competenze»
La lettura, infatti, viene considerata uno strumento che accompagna ogni fase della vita e che può contribuire anche al contrasto delle fragilità cognitive e sociali. Per questo la Regione ha previsto contributi specifici destinati all’acquisto di programmi di lettura facilitata, strumenti compensativi e materiali utili a supportare persone con disturbi dell’apprendimento o difficoltà cognitive.
Un altro tema centrale emerso durante l’incontro del 6 maggio riguarda la professionalizzazione del personale bibliotecario. «Per troppo tempo la biblioteca è stata percepita come qualcosa di marginale» osserva Avallone. «Oggi invece si sta finalmente riconoscendo il suo ruolo sociale e culturale. Se vogliamo biblioteche più vive e più utili per i cittadini dobbiamo investire sulle competenze. I bibliotecari e gli archivisti non sono semplicemente persone che lavorano tra gli scaffali, ma professionisti che costruiscono accesso alla conoscenza e relazioni con il territorio».
«Il volontariato rappresenta una risorsa preziosa, ma non deve essere lasciato solo»
Nel lavoro quotidiano delle biblioteche il rapporto con il terzo settore continua a essere molto importante. In molte realtà comunali associazioni e volontari collaborano alla gestione di attività culturali, laboratori e servizi di prossimità. Tuttavia, secondo Avallone, il volontariato non può sostituire completamente figure professionali strutturate. «Il volontariato rappresenta una risorsa preziosa, ma non deve essere lasciato solo. È necessario aiutare anche gli amministratori locali a comprendere che investire nelle biblioteche significa investire nella crescita culturale e sociale delle comunità».
La collaborazione tra biblioteche, scuole, centri anziani, servizi sociali e realtà associative viene indicata come uno degli strumenti più efficaci per costruire partecipazione. «Fare rete significa condividere progetti, competenze e visioni» spiega la responsabile del Polo RL1. «Le reti bibliotecarie possono creare nuove opportunità, favorire l’accesso a finanziamenti specifici e costruire percorsi culturali molto più efficaci».
Le contaminazioni tra biblioteche scolastiche, comunali, associative e realtà del terzo settore permettono infatti di realizzare spazi sempre più vicini alle persone e ai bisogni delle comunità locali. Per il Polo RL1 il lavoro di rete rappresenta oggi una priorità strategica, soprattutto per evitare che le realtà più piccole restino isolate.
«La biblioteca non può più essere considerata un luogo chiuso» conclude Avallone. «Deve essere uno spazio aperto, capace di dialogare con scuole, enti locali, associazioni e cittadini. Fare rete oggi significa soprattutto questo: costruire comunità e non lasciare indietro nessuno».






