CARITAS: IN ITALIA PIÙ POVERI, PIÙ ANZIANI E SEMPRE PIÙ SOLI

Il Rapporto statistico nazionale 2026 fotografa una povertà che smette di essere emergenza e diventa condizione strutturale. Nel 2025 le persone accolte dalla rete Caritas hanno raggiunto quota 282.539, il 48% in più rispetto a dieci anni fa. Crescono gli over 65, i lavoratori poveri e chi vive da solo. E chi chiede aiuto lo fa per periodi sempre più lunghi

di Antonella Patete

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Sempre più poveri, sempre più soli. Sempre più esposti a problematiche sanitarie, difficoltà familiari, precarietà abitativa. Ma anche sempre più anziani e sempre meno in grado di affrancarsi da una situazione che tende a radicarsi, diventando condizione stabile nella vita di molti individui e famiglie. Disegna uno scenario a tinte fosche il Rapporto Caritas Italiana 2026 sulla povertà, presentato ieri mattina a Roma. La fotografia, scattata grazie alla rete dei Centri di ascolto presenti lungo l’intero arco della penisola, è quella di una povertà che tende sempre più a perdere il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità per assumere i contorni di una strutturale normalità. Nel 2025 la rete Caritas ha accompagnato 282.539 persone, con una crescita dell’1,7% rispetto al 2024. Una percentuale, forse contenuta rispetto agli anni precedenti, ma che non segnala un attenuarsi delle difficoltà, fanno notare i curatori del Rapporto Caritas. Colpisce, infatti, guardando agli ultimi 10 anni che dal 2015 il numero delle persone che si sono rivolte alla Caritas è cresciuto del 48%.

rapporto Caritas

Tra chi chiede aiuto aumentano gli anziani e quasi 1 persona su 3 è sola

Nel 2025 l’età media delle persone che si sono rivolte alla Caritas sale a 48 anni (era 46 due anni fa), raggiungendo i 55 anni per gli italiani (43 per gli stranieri). In particolare, registra un’impennata del 191% il numero degli over 65, che rappresentano oggi il 15,4% del totale degli assistiti contro il 7,7% di 10 anni fa. Inoltre, malgrado le persone che vivono con figli minori rappresentino il 52% degli assistiti, confermandosi i maggiori destinatari degli aiuti, aumentano sempre di più le persone sole che, negli ultimi 10 anni, sono passate dal 23,8% al 32,9% del totale degli utenti. Un numero che fa riflettere, se si pensa che, a livello nazionale, a vivere da solo è il 19,9% della popolazione. In termini assoluti, dunque, le persone sole accolte dai Centri di ascolto sono aumentate del 74,9% con un incremento maggiore rispetto a quello dell’utenza complessiva. Di solito, poi, chi vive solo è anche più anziano (54,3 anni contro 48) e dispone di redditi più bassi. Oltre un terzo (35,2%), infatti, presenta un ISEE inferiore a 3mila euro, mentre quasi 6 persone sole su 10 (59,9%) sperimentano forme di povertà multipla. E, come se non bastasse, alle difficoltà economiche si associano con maggiore frequenza problemi sanitari, abitativi e di autonomia personale.

Nel Rapporto Caritas fragilità cronica, lavoratori poveri, questione casa

Tra le persone accolte cresce il peso delle situazioni di fragilità cronica. Più di 1 assistito su 4, infatti, è seguito dalla Caritas dal almeno 5 anni. Ma il Report evidenzia anche il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, ovvero coloro che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale. Questa condizione assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età: sono, infatti, il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Per capire quanto le cose siano cambiate in questi anni basta pensare che nel 2015 questo fenomeno si attestava al 13,3% del totale. Centrale resta anche la questione abitativa, non solo nella forma più estrema della totale mancanza di un alloggio. Oltre alle 24mila persone senza dimora, la rete Caritas ha intercettato una moltitudine di problemi legati alla casa: affitti troppo cari, spese ordinarie eccessivamente onerose, condizioni abitative precarie o inadeguate. Un dato solo apparentemente in controtendenza è, invece, quello della crescita dell’ISEE medio familiare da 4.315 a 4.974 euro. Il dato, avvertono i curatori del Report, non va letto come un miglioramento delle condizioni economiche quanto come il segnale di un ampliamento della platea delle famiglie che, pur disponendo di risorse leggermente superiori, si trovano comunque in condizioni di fragilità e necessitano di sostegno.

Caritas: «Costruire percorsi e responsabilità condivise»

«La povertà è sempre un interrogativo che interpella anzitutto la Chiesa, il suo modo di stare dentro la storia, la sua capacità di farsi prossima alle persone e ai territori più fragili”, ha affermato mons. Benoni Ambarus, presidente di Caritas Italiana. «I dati raccolti dalla rete Caritas nascono dall’ascolto quotidiano e ci chiedono di essere comunità più attente, capaci di riconoscere le ferite, custodire i legami e non lasciare sole le persone». Il senso della ricerca, infatti, è anche quello di acquisire strumenti per intervenire su una situazione divenuta ormai cronica, ha sottolineato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. «I dati offrono un importante contributo per definire la povertà, ma è importante che aiutino soprattutto ad orientare le nostre scelte», ha detto. «Per Caritas Italiana il Report statistico è infatti uno strumento per animare le comunità, aiutare i territori a leggere ciò che cambia e sollecitare politiche più giuste e lungimiranti. Di fronte a povertà sempre più croniche, solitudini crescenti, lavoro povero e difficoltà abitative occorre costruire percorsi, alleanze e responsabilità condivise».

Affinati: «Esiste anche la povertà educativa dei ragazzi che vengono da famiglie degradate»

Durante la presentazione è intervenuto anche lo scrittore Eraldo Affinati, da tempo impegnato in varie iniziative insieme a Caritas, che ha invitato ad andare oltre i numeri per riconoscere le storie, i volti e le domande educative che attraversano le fragilità sociali del nostro tempo. «La povertà non è una sola e non è soltanto economica», si apprende dal Sir, che ha riportato le parole dello scrittore. «Pensiamo per esempio alla povertà educativa che ho conosciuto in tanti anni di insegnamento nelle periferie romane. La povertà educativa dei ragazzi che magari non avevano letto, venivano da famiglie degradate, non avevano gli strumenti linguistici è il retroterra di tutte le altre povertà che verranno dopo. Se cresci in un ambiente in cui non hai gli strumenti linguistici per elaborare i traumi che hai vissuto, ogni tua emozione rischierà di essere una sorta di grumo».

Per approfondire a questo link il Report Caritas completo

In copertina foto di Viktor SOLOMONIK

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