COMUNITÀ, SOLITUDINE E SALUTE. 20 RACCOMANDAZIONI PER COMBATTERE L’ISOLAMENTO SOCIALE

Presentato negli scorsi giorni a Roma, il documento vuole fornire indicazioni specifiche e strumenti operativi per contrastare un fenomeno che colpisce la salute della popolazione con numeri sempre crescenti. Forte il coinvolgimento di volontariato e Terzo settore

di Antonella Patete

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È uno dei temi più studiati ma meno affrontati dalla sanità pubblica contemporanea. E soprattutto una delle più gravi fragilità emergenti. La solitudine non è solo una condizione individuale, ma un fenomeno che colpisce la salute generale della popolazione con numeri sempre crescenti. Nel Rapporto 2025 sulla disconnessione l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la solitudine una «minaccia urgente per la salute pubblica» che attraversa tutte le fasce di età, tutte le geografie e tutte le condizioni sociali ed economiche, mentre le più recenti evidenze epidemiologiche confermano come l’isolamento sociale accresca il rischio di mortalità con un aumento del 29% di malattie coronariche e del 32% di ictus. In Italia circa 4,1 milioni di anziani vivono soli, ma la solitudine non tocca soltanto loro. Come il Covid ha messo in evidenza negli anni scorsi, l’isolamento riguarda i giovani, le famiglie monoparentali, le persone con disabilità, i caregiver, i migranti e tutti quelli che non possono contare sulle reti di protezione tradizionale.

Cos’è e come nasce il network Comunità, solitudini e salute

In questo scenario nasce il network Comunità, solitudini e salute, un gruppo di lavoro che riunisce esperti di sanità pubblica, servizi sociali, Terzo settore e Università. Alla base l’incrocio di due percorsi ormai convergenti. Da un lato la ricerca scientifica, che ha riconosciuto la solitudine come un vero determinante di salute e ha portato allo sviluppo del social prescribing: le cosiddette prescrizioni sociali che mirano a migliorare il benessere psicofisico delle persone combattendo isolamento e disagi sociali attraverso attività non strettamente cliniche. Dall’altro c’è il piano istituzionale: la riforma dell’assistenza territoriale avviata con il DM 77/2022 che, grazie agli investimenti del PNRR (Missione 6), punta a ridisegnare i servizi di prossimità, mettendo al centro proprio l’integrazione tra salute e comunità. Dal lavoro svolto dal Network tra il 2024 e il 2026, sono nate “Le Raccomandazioni italiane sulla prescrizione sociale e le comunità proattive”, presentate lo scorso 22 aprile a Roma, nel corso di un incontro al Centro Congressi della Sapienza Università di Roma, in Via Salaria 113.

Comunità, solitudine e salute: venti Raccomandazioni utili per istituzioni, Terzo settore e cittadini

«L’obiettivo», si legge nella premessa, «è fornire indicazioni operative per contrastare la solitudine e l’isolamento sociale, riconosciuti ormai come determinanti significativi della salute, e per promuovere un modello di salute di comunità integrato tra servizi sanitari, sociali e risorse del territorio». Non un documento accademico sulla solitudine, dunque, ma uno strumento pratico da tradurre in azioni territoriali. Le 20 Raccomandazioni si rivolgono non solo alle istituzioni politiche e sanitarie, ma anche agli istituti di ricerca, le Case della Comunità, gli enti del Terzo settore, il volontariato e i cittadini attivi. Si fondano sull’approccio One Health, che riconosce l’interdipendenza tra la salute umana, quella animale e l’ecosistema, con particolare attenzione alla dimensione sociale e alla prevenzione, da perseguire attraverso interventi che superino la frammentazione attuale, coinvolgendo settori e competenze diversi. Tra le indicazioni suggerite dalle Raccomandazioni, l’inserimento nella programmazione sanitaria nazionale e regionale della solitudine come determinante di salute, l’emanazione di Linee guida nazionali sulla prescrizione sociale, l’istituzione di un Osservatorio nazionale su Solitudine, Isolamento sociale e Salute, ma anche l’implementazione dei sistemi di screening e l’introduzione e il rafforzamento di nuove figure come gli infermieri di famiglia e di comunità o i connettori sociali sul piano del volontariato. Ma le Raccomandazioni prevedono anche un coinvolgimento attivo della comunità e del volontariato attraverso la mappatura delle risorse (gruppi, associazioni o spazi sociali), l’attivazione di patti di comunità e il coinvolgimento nei processi di co-progettazione.

Capoleva (CSVnet): «Il volontariato è salute»

«In Italia ci sono 49 Csv, circa 140mila associazioni iscritte al Registro unico del Terzo settore, di cui 50mila in ambito sociosanitario, e quasi 5 milioni di volontari attivi», ha ricordato Paola Capoleva, componente del direttivo di CSV Lazio e del direttivo di CsvNet, intervenendo nel corso di un panel dedicato al ruolo del sociale, del Terzo settore e della partecipazione civica nella costruzione delle comunità proattive. Un’infrastruttura diffusa che, secondo Capoleva, può svolgere funzioni molto concrete nel contrasto alla solitudine: dalla mediazione culturale nei quartieri multietnici, ai gruppi di auto-mutuo aiuto, fino alla presenza negli ospedali e a fianco delle situazioni di forte marginalità. «I volontari sono dei ponti che connettono la sanità e il sociale con le comunità», ha detto, citando esperienze come i poli civici nei quartieri romani dell’Esquilino e Torre Maura o i laboratori per persone con disagio psichico di Photovoice che, a Cassino, fotografano i luoghi della città per esprimere le emozioni che questi luoghi ricordano loro. «Il volontariato è salute», ha concluso, perché «chi fa volontariato ha più relazioni, si sente sostenuto, ha informazioni che magari non riceverebbe altrimenti».

Scelsi (Asiquas): «Salute come equilibrio culturale»

Nel corso dello stesso panel, Silvia Scelsi, presidente di Asiquas, ha portato la prospettiva delle società scientifiche, sottolineando come il loro ruolo non si esaurisca nella produzione di linee guida o scale di valutazione, ma debba contribuire a un cambiamento culturale più profondo. «Siamo cresciuti in una cultura in cui erano riconosciuti solo i problemi di salute, per cui se stavi male andavi in ospedale, al di fuori di questo non c’era niente», ha affermato, ricordando che la salute oggi non è più solo un equilibrio biopsicosociale come vuole la definizione OMS, ma un equilibrio culturale: «Abbiamo perso una cultura di comunità, ne dobbiamo trovare un’altra per stare in equilibrio di salute come persone».

Moccia (Cittadinanzattiva): «Il mondo civico è pronto, aspettava solo di essere riconosciuto»

Del processo collegiale che ha portato alle Raccomandazioni ha parlato, invece, Francesca Moccia, vice segretaria nazionale di Cittadinanza Attiva. «Questo processo ha coinvolto persone con varie competenze e provenienze e non era assolutamente semplice», ha chiarito. «La Carta civica della salute globale di Cittadinanzattiva, con i suoi 13 diritti e 60 azioni, include già il diritto a essere visibili e il diritto alla relazione umana», ha aggiunto poi. Il tredicesimo diritto richiama il rispetto al benessere della persona in rapporto al suo stato di salute e alla possibilità di fruire di spazi verdi pubblici nelle città come luoghi privilegiati per favorire il benessere individuale, relazionale e collettivo. Mentre il dodicesimo riguarda chi vive ai margini, perché «anche gli individui nelle situazioni di maggiore fragilità in ambito sociale, giuridico e relazionale, spesso connotate da invisibilità alle istituzioni, hanno il diritto di essere considerati nella propria identità». Per Moccia il punto di arrivo è chiaro: «Adesso abbiamo molti strumenti e meno alibi per non attivarci», ha concluso. «Il mondo civico è pronto, aspettava solo di essere riconosciuto».

 

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