TRA ARTE E VOLONTARIATO PER METTERE CON PIÙ CORAGGIO L’UMANO AL CENTRO DEL NOSTRO AGIRE

L’arte crea fastidio, perplime, scuote, interroga. E questo, per noi del CSV, è l’obiettivo dell’agire volontario. Oltre l’intervenire sul bisogno concreto, ogni agire volontario ha l’idealità e forse l’utopia di risvegliare a un moto di umanità, di scuotere l’ indifferenza. È su questo richiamo all’umano che l’arte ci porta che confidiamo saranno spinti a interrogarsi i visitatori della mostra La Quinta Stagione. L’arte al centro del Volontariato, che sarà nella sede del CSV Lazio fino al 17 dicembre 2026

di Claudio Tosi

4 MINUTI di lettura

ASCOLTA L'ARTICOLO

Si è aperta ieri, in un incontro a metà tra un vernissage e un momento familiare, La Quinta Stagione. L’arte al centro del volontariato. Una mostra che nasce dalla collaborazione di CSV Lazio con Blocco 13 – associazione nata nel 2021 nel ricordo di Tiziano Campi, artista, amico e co-fondatore, che nello spazio di via Benzoni 13, alla Garbatella a Roma, promuove l’arte contemporanea e la porta sui territori.

Così, di fronte a tanti eventi che si presentano massicci, ma si scoprono privi di radici certe, ci troviamo a condividere un’occasione che ha radici di quercia antica.

Qui oggi si incontra l’arte al centro del volontariato. Carlo Alberto Bucci, che ha curato, scelto e aggregato, prima gli artisti che le opere che ammiriamo nelle stanze di lavoro del CSV, non a caso ha definito questa iniziativa come Quinta stagione.

Già un secolo fa Kandinsky scriveva: “L’uomo ha perso interesse per le manifestazioni dello spirito e, insieme alle manifestazioni dello spirito, ha perso interesse per l’arte stessa”. L’artista temeva che l’arte venisse messa al servizio della vita reale. E diceva: “In ciò io vedo la sola crisi dell’arte nei nostri giorni oscuri. L’arte è indubbiamente al servizio di qualcosa, ma non della vita reale. Essa è al servizio dello Spirito, soprattutto oggi che lo Spirito è ridotto alla funzione di ultima, quinta ruota del carro”.

La Quinta stagione: risvegliare un moto di umanità

Quanto diventa allora significativo il nostro “quinta” per la stagione scelta da Carlo Alberto? Lui stesso lo ha sottolineato: la quinta è la stagione scomoda, e vuole esserlo. Come ci ricorda andando a pescare Arte e anarchia di Wind, l’arte crea fastidio, perplime, scuote, interroga. E questo, per noi del CSV, è proprio l’obiettivo dell’agire volontario. Oltre il realizzare, oltre l’intervenire sul bisogno concreto della persona in difficoltà, ogni agire volontario ha l’idealità e forse l’utopia di risvegliare a un moto di umanità, di scuotere chi accetta la violenza e le ingiustizie di questa società con indifferenza e non si attiva per modificarle. E questo richiamo all’umano è l’aspetto che l’arte ci porta e sul quale confidiamo che la presenza di queste opere all’interno della nostra sede possa spingere i suoi tanti frequentatori a interrogarsi.

Andrej Tarkovskij, il regista di Stalker, riteneva suo dovere far riflettere su quanto l’umano sia in noi tutti, riportandoci a basare la nostra esistenza su “questa semplice particella elementare: la capacità di amare” E diceva “io ritengo che il mio dovere consista nel far si che l’uomo avverta in sé l’esigenza di amare, di donare il proprio amore, che senta il richiamo del bello.”

Mi sembra che il ponte tra la bellezza dell’arte e risveglio dell’umano costitutivo del volontariato, sia più che una “quinta”, ma costituisca uno scenario concreto, la struttura che può aiutarci, senza perdere lo Spirito come temeva Kandinsky, ad accogliere in noi tutti l’urgenza e la possibilità di fare scelte, ogni giorno, per risvegliare e rispettare la nostra “capacità di amare” nella vita reale.

Tirare fuori l’arte dalla quinta stagione e il volontariato dalla quinta ruota del carro

Le cose accadono, dicevo, e anche i fatti apparentemente meno costruiti hanno radici nodose. Le citazioni che hanno dato il via alle riflessioni di oggi vengono da un vecchio catalogo, Stazioni e Dimore, del 1997, anno in cui con un nucleo degli artisti qui presenti, esponemmo liberando un’intera area del nascente centro sociale dell’Ex Snia per portare l’arte in un luogo di confine, recuperato tra le pieghe della città, in compagnia di rovi e lamiere. Mettemmo l’arte in un luogo recuperato, uno di quei posti dove ogni giorno, ancora oggi, sopravvive e resiste chi non ha cittadinanza nella nostra società, una di quelle figure invisibili, che poi magari incontriamo quando, uscito da lì, viene “rimesso al mondo”, mentre coltiva le verdure, accudisce i nostri anziani, ci porta la pizza a casa.

E allora, con la coscienza che l’umano si insegue e che se non curiamo la nostra capacità di accoglierlo e radicarlo nelle nostre giornate potrebbe anche sfuggirci, tirando fuori l’arte dalla quinta stagione, tirando fuori il volontariato dalla quinta ruota del carro, ospitiamo questo “bello” nella nostra sede e speriamo che questo aiuti noi, l’arte e i volontari che frequentano la sede a mettere più intensità e lungimiranza nel mettere “l’umano” al centro del proprio agire quotidiano.

La mostra è visitabile su appuntamento fino al 17 dicembre 2026, scrivendo a accoglienza@csvlazio.org

Foto Fabio Caricchia

TRA ARTE E VOLONTARIATO PER METTERE CON PIÙ CORAGGIO L’UMANO AL CENTRO DEL NOSTRO AGIRE

TRA ARTE E VOLONTARIATO PER METTERE CON PIÙ CORAGGIO L’UMANO AL CENTRO DEL NOSTRO AGIRE