Contro i Minerali Clandestini, che portano la guerra nelle nostre tasche

Una campagna per la tracciabilità delle materie prime dei nostri oggetti tecnologici, tanto più urgente dopo il voto del Parlamento Europeo.

di Ilaria Dioguardi

Minerali Clandestini, ideata da Chiama l’Africa e da Cipsi, ha lo scopo di promuovere e sostenere la raccolta di firme avviata su Change che chiede norme chiare sulla tracciabilità dei minerali utilizzati per i prodotti elettronici, quelli informatici e per i cellulari.
Tutti noi usiamo quotidianamente cellulari e tablet. Ma quanti di noi sanno da dove provengono i minerali presenti nei chip e nei componenti? Nascosti nei nostri oggetti tecnologici vi sono il coltan, la cassiterite, il tantalio, il tungsteno, la wolframite: tutti provenienti da zone di guerra e che spesso costano la vita ai minatori, adulti e bambini. Una delle aree incriminate è la regione del Kivu nella Repubblica democratica del Congo, dove in vent’anni sono state registrate 8 milioni di vittime, causate dal traffico del coltan. Questi minerali vengono definiti clandestini perché il loro commercio è gestito da compagnie senza scrupoli e da mafie internazionali, dove l’unica regola vigente è quella del contrabbando.

La campagna

«Il legame tra risorse naturali e conflitti è presente circa nel 20% dei quasi 400 conflitti in corso nel mondo e in Africa almeno 33 conflitti hanno origine nel commercio delle risorse minerarie. Si tratta, in particolare, di quattro minerali: oro, tungsteno, stagno e coltan, utilizzati in una vasta gamma di settori industriali e commerciali, tra cui quelli dell’elettronica e dell’aerospaziale», si legge nella lettera che la campagna Minerali Clandestini ha destinato ai parlamentari europei e alla Commissione UE. Il 19 maggio il Parlamento europeo ha votato la legge sull’importazione di minerali provenienti da zone di conflitto.
minerali 3 800Secondo l’Organizzazione per lo Sviluppo Industriale delle Nazioni Unite, le entrate delle esportazioni minerarie rappresentano il 24% del Pil dell’Africa che possiede il 30% delle riserve minerarie del mondo e una percentuale ancora maggiore di giacimenti di oro, platino, diamanti e manganese. L’esportazione dei minerali dai paesi africani, così come è organizzata, provoca impoverimento sociale e del territorio, danni ambientali e, spesso, insicurezza e guerre. La comunità internazionale dovrebbe ritenersi in parte responsabile perché, pur essendone a conoscenza, diffonde poche notizie sui conflitti che hanno come causa l’estrazione ed il commercio dei minerali, in particolare quelli necessari per le produzioni tecnologiche.

Adesione di massa

Le associazioni a sostegno della campagna sono numerose, una di esse è Mama Africa. «Noi sosteniamo la campagna per la fine delle guerre dimenticate, causate dai minerali cosiddetti insanguinati ,fin da quando siamo venuti a conoscenza del cosiddetto Rapporto Mapping, relativo alle violazioni dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale umanitario commesse tra marzo 1993 e giugno 2003 sul territorio della Repubblica democratica del Congo», spiega Anna Maria D’Ottavi, presidentessa dell’Associazione Mama Africa. Questo rapporto chiede un impegno rinnovato da parte del Governo per assicurarsi che la giustizia diventi uno dei pilastri fondamentali della democrazia congolese.
«Fin dal 2011 Mama Africa ha organizzato e compartecipato a varie iniziative (convegni, sit in, presentazioni di libri, audizioni parlamentari, manifestazioni pubbliche, presentazioni nelle università e nelle scuole medie superiori), in particolare in appoggio alle marce di John Mpaliza, il cosiddetto Peace Walking Man; l’ultima di queste marce, la Reggio Emilia-Helsinki, è in corso», racconta D’Ottavi.

Il Boicottaggio

La campagna propone anche di boicottare dei prodotti che propongono materiale “insanguinato”. Un modo per porre fine al traffico illegale di coltan sarebbe responsabilizzare le imprese. Se queste fossero costrette a esporre pubblicamente tutti i passaggi seguiti dai loro minerali, dall’estrazione all’ingresso nei loro stabilimenti, non userebbero più, ad esempio, il coltan proveniente illegalmente dal Congo. Di conseguenza, il traffico si esaurirebbe per mancanza di mercato. Tra le altre azioni suggerite ai consumatori: comprare telefonini e strumenti elettronici solo quando è necessario, scegliere i prodotti il più possibile certificati, riciclare i prodotti tecnologici usati, fare azioni di lobby presso produttori e politici.
«Ognuno di noi dovrebbe informarsi, vincendo l’“omertà” sull’argomento derivante dai formidabili interessi economici che sono dietro al dramma ed entrando a far parte di chi chiede e pretende una vera e rigorosa tracciabilità», conclude D’Ottavi.

 

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