PEPPE VALARIOTI, CONTRO LA ‘NDRANGHETA CON LA SCUOLA E UN CAMPO DI FRAGOLE

Isolare i capi della ‘ndrangheta togliendo loro l’acqua. Cioè i giovani. Era questa l’idea di Peppe Valarioti, che parlava tanto con loro, anche se erano legati alle mafie, per sottrarli a quel mondo. D’altra parte Peppe era un insegnante che dava ripetizioni a chi ne aveva bisogno, anche in piazza, nella sua macchina. Medma non si piega di Gianluca Palma è stato presentato al Festival Delle Terre a Roma. Nel documentario la storia di Peppe Valarioti, l’inizio dell’antindrangheta in Italia, prima ancora della stagione di Falcone e Borsellino

di Maurizio Ermisino

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«Simone Veil diceva che il senso etico in ciascuno di noi si risveglia quando possiamo guardare il volto delle persone. E io ho pensato che il volto di Peppe non possiamo guardarlo. Non ci restano suoi video, ma Gianluca Palma è riuscito a raccogliere la sua voce. E sono sicura che la voce di Peppe potrà trasmettere quel senso etico che ha guidato tutta la sua vita». Sono queste parole di Carmela Ferro, fidanzata di Peppe Valarioti, una tra le 197 vittime innocenti di ‘ndrangheta, senza giustizia e dimenticate. Sono passati 45 anni da quando fu ucciso, nel 1980, a 30 anni, all’uscita da un ristorante, dove stava festeggiando un successo elettorale. Quella di Peppe Valarioti è l’inizio della storia dell’antindrangheta, ed è anche, di fatto, l’inizio della lotta alla mafia in Italia, prima ancora della stagione di Falcone e Borsellino. Eppure è una storia che conoscono in pochi. Ne ha scritto, ad esempio, Danilo Chirico con  Alessio Magro ne Il caso Valarioti (Round Robin).

Un’occasione per conoscerla è il documentario Medma non si piega, di Gianluca Palma in collaborazione con Giulia Zanfino, Mauro Nigro e Amalia Giordano, presentato al Festival Delle Terre 2026, al Nuovo Cinema Aquila, a Roma. Medma è l’antico nome di Rosarno, vicino a Reggio Calabria. «Peppe era sempre alla ricerca della bellezza, non solo nell’arte, ma nei luoghi, nei paesaggi, nel nostro territorio» ricorda commossa Carmela Ferro. «Ricordo quel periodo come un periodo felice, che con Peppe abbiamo vissuto con entusiasmo e molta fiducia nel futuro. Diceva che non dovevamo cedere al fatalismo ma spettava a noi giovani immaginare nuove prospettive per la nostra terra. In realtà negli anni Settanta in Calabria molte cose stavano cambiando ma alcune decisioni a livello politico non sembravano le più giuste, soprattutto per Gioia Tauro. La ‘ndrangheta condizionava anche i comportamenti delle persone. All’epoca aveva un potere aggressivo, sanguinario». In Medma non si piega il racconto procede tra le registrazioni di Valarioti e la voce della pronipote Vanessa Ciurleo, che ci parla dalla sua stanza, tra i suoi libri. Perché Peppe credeva che la cultura, l’istruzione potessero essere le armi più forti nella lotta alla ‘ndrangheta. E perché oggi sono i giovani che hanno raccolto il suo testimone a portare avanti il suo messaggio, come vediamo nel commovente finale del film, in cui scorrono le immagini delle tante manifestazioni per onorare la sua memoria.

La scuola può arrivare dove non arriva la politica

L’idea di Peppe Valarioti era quella di isolare i capi della ‘ndrangheta, togliendo loro l’acqua. Cioè i giovani. Parlava tanto con loro, anche se erano legati alle mafie, per sottrarli a quel mondo e portarli dalla sua parte. D’altra parte, Peppe era un insegnante che dava ripetizioni a chi ne aveva bisogno, dando lezioni anche in piazza, nella sua macchina. «Le idee di Peppe erano rivoluzionarie» racconta Carmela Ferro. «Anche lottare per l’apertura di una biblioteca, del parco archeologico di Medma, era una mossa contro la ‘ndrangheta. Credeva nel potere trasformativo della cultura e della scuola, che la scuola poteva arrivare dove non arrivava la politica. La sua prima scelta è stata di non voltare le spalle alla sua terra, ma progettare lì il suo futuro e quello di tanti giovani». Quella cultura che rende davvero liberi gli esseri umani, «l’arma migliore contro chi pensa che forza e sopraffazione siano il modo per sottomettere gli altri. Sono le ragioni del più forte, le ragioni della guerra. Ogni volta che si pensa che ci debba essere una manifestazione di forza vuol dire che si è smarrito l’orizzonte», il commento di Vincenzo Calò,  Segreteria ANPI Nazionale.

Combattere la ‘ndrangheta con un campo di fragole

Peppe Valarioti era un partigiano, era un politico, non aveva bisogno dei magistrati per sapere i nomi dei mafiosi. Li conosceva già e li combatteva apertamente. «Peppe Valarioti è arrivato prima della magistratura» riflette Giovanni Musarò, Sostituto Procuratore DNA. «Il Procuratore Pignatone diceva che Reggio Calabria è una città d 180mila abitanti dove tutti si conoscono. Sarebbe un gesto rivoluzionario non stingere la mano a tutti, non prendere il caffè con tutti. Peppe Valarioti era un tipo che non scendeva a compromessi, non stringeva la mano a tutti».

Valarioti credeva nel lavoro, nella cooperazione. E diede vita alla Cooperativa Rinascita per creare lavoro nel suo territorio, e per far sì che tanti piccoli produttori si mettessero insieme in modo da diventare un grande produttore, e sfuggire alle logiche della ‘ndrangheta. Una cooperativa di giovani che lavorassero alla produzione di fragole proprio nei terreni dove volevano operare le cosche della zona. La sua idea aveva qualcosa di poetico. Contrastare la ‘ndrangheta con un campo di fragole».

Lotta alla ‘ndrangheta: non bisogna essere spettatori

Ma che cosa è cambiato tra i tempi di Valarioti e i nostri giorni?  «Quella era una ‘ndrangheta che aveva già cambiato pelle, da onorata società a una struttura diversa che si permetteva di avere rapporti con la politica, la massoneria, le istituzioni. Era una ‘ndrangheta di cui non si sapeva niente. Non esisteva la norma del delitto per associazione mafiosa, il 416 bis, poi nata nel 1982 in seguito al delitto Dalla Chiesa. Nata per la mafia era estesa alla camorra e a tutte le associazioni mafiose: ma la ‘ndrangheta non era nominata e non lo era stata fino dal 2010. È cambiata la conoscenza. Il processo Crimine-Infinito ha accertato la struttura della ‘ndrangheta e la sua organizzazione: ancora esiste è potentissima, ma abbiamo gli strumenti per combatterla, che all’epoca a mio avviso non esistevano. Anche grazie a questo si possono fare processi che nel 1980 darebbero stati impensabili». «Quello che non è cambiato è il cono d’ombra che riguarda tutte le vicende calabresi. Che esiste per due ragioni: perché a Reggio Calabria non c’era una sede dell’Ansa, della Rai, di un grande quotidiano nazionale. E perché la repressione dello Stato può arrivare fino a un certo punto. L’impressione che ho avuto nel mio periodo calabrese è che spesso era come se la gente, anche per bene, pensasse di assistere a una partita forze dell’ordine e magistratura contro ‘ndrangheta. Ma la storia delle ‘ndrangheta è fatta da infiltrazioni della società civile, dei mondi delle professioni, delle politiche. Allora la partita è impari».

Peppe Valarioti, un partigiano moderno

«Dal film esce forte l’importanza della memoria» riflette Calò. «Avere la capacità di non lasciare che le cose siano ma di valorizzarle perché nessuno di noi mai dimentichi i moti di Reggio Calabria. Solo ricordando possiamo far valere le ragioni delle differenze, mostrare come non ci si rassegni all’indifferenza quando si è convinti di essere dalla parte del giusto. Peppe è un partigiano moderno, è la lotta contro l’indifferenza. Essere dalla parte giusta vuol dire parteggiare, essere partigiani, non essere indifferenti».

Oggi Peppe sarebbe a fianco dei braccianti, nelle baracche dei migranti

«Se Peppe Valarioti fosse ancora vivo forse lo troveremmo ancora in una sezione di partito» riflette Peppe Pugliese dell’associazione SOS Rosarno. «Lo troveremmo sicuramente nelle battaglie ambientali, a fianco dei lavoratori braccianti, nelle baracche dei migranti, con i lavoratori del porto. Il delitto Valarioti ha trasformato Rosarno in un antico buco nero. Un posto dove i contorni non sono definiti. C’è un ritorno al latifondo, e chi sta comprando le terre sono i mafiosi. È un posto dove tutto cambia perché tutto resti uguale».

PEPPE VALARIOTI, CONTRO LA ‘NDRANGHETA CON LA SCUOLA E UN CAMPO DI FRAGOLE

PEPPE VALARIOTI, CONTRO LA ‘NDRANGHETA CON LA SCUOLA E UN CAMPO DI FRAGOLE