GIARDINO DI TORRICOLA: UN’OASI VERDE, UN CONTENITORE APERTO

Un ettaro di terra che la passione di un gruppo di ragazzi ha trasformato in un luogo di biodiversità, innovazione, stare e fare insieme

di Chiara Castri

C’è, nel cuore dell’Appia antica, un pezzo di terra, un giardino in cui riscoprire il legame con la natura, i frutti della terra, le persone. Il Giardino di Torricola – è così che si chiama questa parentesi tra un pezzo di asfalto e l’altro – era un ettaro di terra a lungo dimenticato che la natura si era ripreso e che la passione di un gruppo di ragazzi ha trasformato in un luogo all’insegna della biodiversità, dell’innovazione, dello stare insieme. Sempre a partire dalla terra. La sua storia ha radici lontane, l’ultimo pezzetto l’ha scritto Fausto D’Angelo e un gruppo di suoi amici che, come dice lui, prima si sono appassionati e poi sono stati risucchiati.
Fausto è cresciuto con il ricordo di quando, da piccolo, accompagnava suo nonno a prendersi cura di quello spazio, ma la storia comincia ancora prima. «Mio nonno materno, ristoratore amatriciano arrivato a Roma in cerca di fortuna, a metà della sua carriera acquistò questo spazio dai Torlonia. Ne era innamorato: appena poteva veniva qui dal ristorante insieme ai cuochi per raccogliere la cicoria o fare il vino. Poi una malattia lo ha costretto a smettere e ha affidato il suo spazio a mio nonno paterno, che lo ha curato e coltivato per dieci anni, finché vent’anni fa è morto». Per tanti anni nessuno sembra ricordarsi più di quello spazio. Fausto fa la sua vita, studia per diventare un cuoco, frequenta l’accademia di Gualtiero Marchesi, gira un po’ di ristoranti stellati, lavora nell’ambasciata italiana in Belgio e poi al Quirinale. «Un giorno mi sono rotto le scatole: un po’ per i miei percorsi culturali; un po’ per  l’esperienza che mi ero fatto visitando aziende innovative e realtà virtuose, che mi hanno aperto gli occhi sull’importanza di ristabilire un certo contatto con la terra, di re immaginare una socialità funzionale alla rigenerazione urbana e degli spazi pubblici, ma anche di mangiare bene e conoscere tutto il percorso che i prodotti fanno prima di arrivare sui banconi del supermercato. Da lì mi sono appassionato e quattro anni fa ho iniziato a lavorare ad un orticello in questo posto, anche se, dopo tanto tempo di abbandono, i primi due sono stati di pulizia. Sorprendentemente –  e questo non lo avevo considerato – tutta una serie di persone hanno iniziato ad aiutarmi». Così inizia l’avventura per un luogo che da semplice campo sull’Appia antica si sta trasformando in un vero giardino.
«Io avevo 22 anni e vivevo al Quadraro. Quando gli amici mi chiamavano ci vedevamo in piazza o al baretto vicino, la mia dimensione di socialità era quella. Iniziando a lavorare all’orticello ero un po’ sparito dalla cerchia di amici. Alla fine i più coraggiosi si sono avvicinati e qualcuno di loro è stato risucchiato».

 

giardino di torricolaIl forno, la compost toilet, i semi antichi e altro ancora

Dopo una prima sistemata, al Giardino di Torricola è arrivato il forno in terra cruda. «Lo abbiamo costruito insieme ad un gruppo di ragazzi neo laureati in architettura di Garbatella.  Io e mio cugino – siamo stati noi i primi a dare via al progetto –, cuochi con la voglia di ripartire dagli ingredienti che ci avevano insegnato a trattare, trasformare, tagliare con minuziosità, ma dei quali magari non conoscevamo la provenienza;  e loro, architetti con il sogno di mettere in pratica tecniche di bioedilizia poco valorizzate sui banchi di scuola. Il forno è stato la chiave che ci ha permesso di ospitare le persone e fare l’unica cosa che in quel momento sapevamo fare, cucinare. È stato il primo grande passo: c’è voluto tempo, abbiamo sbagliato, abbiamo ricominciato». Ma poi la profezia si avvera: invece di condividere con le persone solo il lavoro della terra e la fatica del riordino, ora Fausto e i suoi compagni di avventura possono sperimentare gli impasti, fare la pizza e il pane: «le persone hanno iniziato a venire a trovarci, abbiamo conosciuto altre realtà, e si è posto il problema dei servizi pubblici. Abbiamo pensato a tante soluzioni, l’Ente parco ci consigliava i Sebac. Ma poi abbiamo scoperto le compost toilet. Nel Lazio non ce n’erano, e noi volevamo realizzare un prototipo che avesse tutte le caratteristiche per essere riconosciuto. Ci siamo imbarcati in quest’altra sfida e abbiamo costruito questi grandi bagni che ci forniscono concime utilizzabile, ma che ci hanno sempre interessati più per condividere il metodo di funzionamento che per il bagno in sé per sé. Ora abbiamo aggiunto i pannelli solari sul tetto e con l’energia prodotta azioniamo le coltivazioni idroponiche». Pomodori per le passate, insalate, basilico, peperoncini: al Giardino le coltivazioni idroponiche le hanno portate due ragazzi che a Grottaferrata avevano messo su una grande realtà dedicata, Idroland. «Sono arrivati da noi chiedendo di affittare una parte del giardino, ma a noi interessava più un approccio di collaborazione. Così sono entrati a far parte dell’associazione di promozione sociale che nel frattempo avevamo creato a partire dalla nostra esperienza nel Giardino di Torricola –  e di cui ora Fausto D’Angelo è presidente –  e ora tutti fanno tutto: noi ci siamo avvicinati all’idroponica, loro si sono appassionati al forno».

A terra, invece, c’è la spirale delle aromatiche e l’orto, per cui ogni anno si sperimentano metodi differenti. Dal recupero di una vecchia vasca di irrigazione è nato un pollaio. «Quando lavoravo all’ambasciata italiana in Belgio, vivevo a Bruxelles in un condominio in cui c’era il pollaio condiviso: una decina  di galline a piano terra a cui i condomini portavano il pane avanzato o i crackers per poi prendere le uova. Un’idea che mi ha colpito, un esempio di economia circolare. Ora al Giardino abbiamo una trentina di galline  e io ne sono fiero. Da un lato abbiamo la pollina, ottimo fertilizzante per l’orto, e poi capita che ci vengano a trovare famiglie con bambini che non hanno mai visto una gallina viva. A me sembra incredibile, e invece non è scontato che un bambino abbia già visto un gallo o un pulcino o che faccia il collegamento con il cibo che compra al supermercato».

Con l’uliveto al Giardino di Torricola si ottengono circa dieci quintali di olive l’anno e con la vigna un centinaio di bottiglie di vino. «Ciò che ci interessa è, in generale, il lavoro che stiamo facendo sui semi e sul recupero delle varietà che rischiano di andare perdute. Per la vigna volevamo avere barbatelle autoctone, che non fossero innestate su viti americane, per recuperare le varietà che si coltivavano nella campagna romana e abbiamo messo la malvasia puntinata e il grechetto, mentre già c’era il trebbiano». « E proprio sul discorso dei semi vorremmo fondare il lavoro del prossimo anno, organizzando giornate di scambio, anche come supporto ad altre realtà agricole del territorio e cercando di diventare un punto di riferimento in cui riunirsi e a scambiarsi le sementi, unico modo – visto che la commercializzazione non è possibile – affinchè alcune varietà non si perdano».

E poi c’è il sistema di raccolta delle acque piovane, che, filtrate con la canapa, riforniscono le docce del camping ricavato creando piazzole con corrente elettrica bagni e docce nell’uliveto e utilizzato in occasione dei laboratori che durano più giornate.

 

giardino di torricolaIl Giardino di Torricola è un contenitore aperto

Saponificazione, falegnameria, orticoltura, autoproduzione, e poi idroponiche e energia solare. Al Giardino di Torricola si organizzano molti laboratori diversi: «per noi l’idea, la sfida è sempre stata quella di imparare ogni volta qualcosa di nuovo e di mettere in pratica le competenze acquisite; capire come funzionano le cose e farle da noi. È così che abbiamo fatto l’impianto elettrico collegato al pannello solare e quello idraulico con una piccola fitodepurazione. Non vuol dire che sia stato sempre facile o che non ci siano stati problemi, ma poi piano piano abbiamo migliorato le cose sempre di più, come il forno, che è crollato e noi ne abbiamo costruito uno migliore».

Al Giardino di Torricola i frutti della terra non vengono venduti direttamente, ma diventano ingredienti per i prodotti preparati con il forno e serviti durante i Giovedissimi, aperitivi organizzati su prenotazione, in modo da avere una gestione più semplice ed evitare lo spreco di cibo. L’associazione si autofinanzia soprattutto così.

«Ciò che ci interessa è fare e proporre qualcosa che rispecchi la nostra visione del mondo.  Vogliamo andare avanti per la nostra strada in libertà, ma vorremmo che l’associazione – che ora ha raggiunto i mille soci – divenisse un contenitore per altre progettualità: ne esistono tante e di virtuose, abbiamo conosciuto tanta gente che porta avanti progetti interessanti, ma magari non dispone di uno spazio adeguato. In questo senso abbiamo del potenziale: siamo a Roma, abbiamo questo grande spazio, un sempre più accogliente giardino che le persone vivono con piacere. È bello che sia uno spazio condiviso, in cui anche altre realtà possano farsi conoscere, autofinanziarsi, fare rete. È una bella sensazione, non essere da soli a lottare contro i mulini a vento, e scoprire invece che arrivano ventate di aria fresca, che ci sono tanti giovani motivati che portano avanti cose interessanti. Vorremmo diventare un grande contenitore».

giardino di torricolaIl lockdown ci ha cambiato la vita

Prima dell’emergenza Covid Fausto stava lavorando per riavviare un locale al Pantheon che era stato di suo nonno: «il locale era in uno stato pessimo e la zona è complicata, non si trattava di un piccolo locale di quartiere. Avevo sempre saputo che prima o poi mi sarei ritrovato sulle spalle questa incombenza e far ripartire il locale non era semplice, eravamo sul filo. Poi il Covid mi ha fatto fermare, mi ha fatto capire che dovremmo fermarci tutti, in realtà; che tutto ciò che viene richiesto alla nostra generazione è di avere il coraggio di annoiarci, di non dover per forza andare sempre diritti su binari che spesso ci siamo ritrovati, non scelti. Con il lockdown abbiamo condiviso l’esperienza di non poter andare a lavorare o uscire sul giardino. Un periodo di riflessione, in cui abbiamo ripensato al valore che può avere un ettaro di terra, alle possibilità di fare, sperimentare, raccogliere i frutti. Una prospettiva nuova, una consapevolezza che è rimasta. E ci siamo chiesti se davvero avremmo voluto continuare con le nostre vecchie vite».

Ormai il Giardino è avviato: «abbiamo tante persone che ci vengono a trovare e ci cercano, ci siamo sentiti sulla strada giusta. Ora vorremmo che questa esperienza diventasse un vero lavoro in modo da farci una famiglia e vivere di questo. Ci stiamo strutturando per avere più continuità nelle offerte e stiamo cercando di essere più social perché finora ci siamo affidati al passaparola, ma ora siamo pronti ad aprirci di più alla comunità».

A metà ottobre al Giardino di Torricola si farà una due giorni di costruzione di una casetta sull’albero. Intanto è stato sistemato uno spazio wifi così chi vuole lavorare sotto un albero può  farlo, come dice Fausto.  Il Giardino è un luogo per tutti, basta avvisare in anticipo. E poi ci sono i Giovedissimi, per cui bisogna prenotare.

Immagini tratte dalla pagina Fb Il giardino di Torricola

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