VALLE DEL SACCO: ASSOCIAZIONI ED ENTI LOCALI INSIEME PER LA SALUTE

L’ospedale ti salva la vita, ma è il territorio a salvare la salute. L'impegno delle associazioni in uno dei territori più inquinati d'Italia

di Giorgio Marota

Se non è un tumore incurabile, dev’essere quanto meno considerata una metastasi molto pericolosa. Rifiuti interrati, sversamenti illegali, fusti tossici: è tutto nella Valle del Sacco, un’area che si trova tra le province di Roma e di Frosinone, compresa tra i Monti Lepini a ovest e i Monti Ernici a est, Sito di Interesse Nazionale (SIN) che coinvolge 19 comuni. In passato erano 7300 ettari di terreni agricoli, divenuti poi “industriali” con i fondi stanziati dalla cassa del Mezzogiorno. Qui sono nate aziende, industrie chimiche e farmaceutiche, discariche (legali e non) e un’autostrada molto trafficata che ha contributo all’innalzamento del livello di inquinamento. Qui i bestiami sono stati decimati (nel 2015, vicino ad Anagni, 25 bovini sono stati trovati morti con la schiuma fuori dal naso) e gli scarichi nelle falde acquifere hanno prodotto una crisi ambientale devastante, con evidenti ricadute in tutta la catena alimentare.

Il problema nella Valle del Sacco

Nei fiumi Sacco e Liri è stato trovato il betaesaclorocicloesano, un derivato della lavorazione del lindano, insetticida usato negli anni ’40 e ’50 in agricoltura e prodotto dalle industrie di Colleferro. L’emergenza è stata certificata nel 2005 tramite un Dpcm, dopo il rilevamento di concentrazioni altissime (superiori a quelle consentite dalla normativa europea) in un campione di latte. Ma le associazioni avevano già capito, con largo anticipo, l’urgenza del problema. E da decenni si battono per informare e animare la cittadinanza. Qualcosa è stato fatto – oggi gli amministratori locali sono quanto meno attenti e cooperano – ma non abbastanza per invertire la rotta: fin qui, il mondo del volontariato s’è sentito come Don Chisciotte, mentre lottava contro i mulini a vento.

A breve verranno spesi 53,6 milioni di euro per attività di caratterizzazione e bonifica dell’area grazie a un protocollo d’intesa firmato dall’ex ministro Costa e dal presidente della Regione, Zingaretti. Altri 10 milioni dovrebbero arrivare per interventi nell’area “di crisi complessa” di Frosinone, il territorio interessato dal nuovo Piano dei Rifiuti Regionale. Infine, un accordo per l’area della Videocon (Anagni) prevede finanziamenti pubblici per attivare investimenti al fine di creare nuove attività produttive sostenibili e 120 posti di lavoro. Il 23 marzo, il progetto “Salute, Servizi Sanitari e Inclusione Sociale” ha organizzato un incontro online con politici ed esponenti del Terzo settore, per rimettere al centro la salute dei cittadini (che continuano ad ammalarsi più che altrove) delle Valli del Sacco e Liri, con l’obiettivo di riavviare una riflessione seria sul tema. È uno degli argomenti che il Covid-19 ha spazzato via dal dibattito pubblico e dall’agenda dei media.

L’impegno delle associazioni

«Combatto dagli anni ‘70» ha dichiarato Francesco Notarcola del “Tribunale dei Diritti del Malato – Cittadinanzattiva di Frosinone”, uno dei primi a prendere la parola. «All’epoca vedevamo le macchine lavorare di giorno e di notte dentro gli stabilimenti farmaceutici e gli scarichi che finivano nell’acqua. Mentre il territorio veniva assassinato le istituzioni ci ignoravano. Anzi, ci accusavano di voler boicottare iniziative che avrebbero fatto bene alla comunità. Oggi siamo come una bomba atomica pronta a esplodere».

Teresa Petricca, dell’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone, ha lanciato un allarme serio: «Continuano a crescere le diagnosi di malattie respiratorie. La tragedia principale della Valle del Sacco è l’inquinamento aereo, come a Taranto, mentre acqua e terra sono inquinate come nella Terra dei Fuochi. Siamo come in un sandwich, paralizzati tra ciò che c’è sopra le nostre teste e ciò che c’è sotto. Abbiamo prodotto uno studio epidemiologico su asma e broncopatia su oltre 3.000 cittadini, rilevando incidenza doppia se non tripla rispetto ad altre città, senza considerare il tasso altissimo di infertilità dei nostri ragazzi e le mattie cardiovascolari, ischemiche e cerebrali».

Come risolvere il problema? La pandemia sta dicendo al mondo di ripensare i suoi modelli di vita, con la necessità di renderli più sostenibili in armonia con l’ambiente. «Siamo stufi di rispondere colpo su colpo agli ecomostri», è la preoccupazione di Roberto Rosso della Rete per la tutela della Valle del Sacco (Retuvasa). «A Colleferro abbiamo fatto chiudere la seconda discarica più grande del Lazio e proponiamo alle istituzioni di attivare risorse per capire come progettare insieme il futuro del nostro territorio».

L’associazione dei Medici di Famiglia ha introdotto un nuovo strumento informatico per localizzare i dati dell’inquinamento, in tempo reale, analizzando secondo per secondo l’aumento delle curve. «È utile affinché la politica ambientale delle amministrazioni si basi su dati reali e immediati. Ad Anagni lo stanno già facendo».

Il confronto con le istituzioni

Dal confronto con gli amministratori presenti alla riunione è uscita la proposta di unire nuovamente intorno a un tavolo i sindaci dei paesi della Valle. «A Colleferro abbiamo fatto di tutto e di più per ridurre l’inquinamento», ha dichiarato Giulio Calamita, il vicesindaco della cittadina alle porte di Roma. «Siamo disposti a confrontarci con tutti come abbiamo già fatto e come stiamo facendo». Ma i comuni lamentano di essere lasciati soli in questa battaglia. «Abbiamo poche risorse umane, poche risorse tecniche e poche risorse finanziarie», è la denuncia di Elisa Guerriero, assessora all’ambiente di Ceprano. «Il confronto con le associazioni non deve mai mancare, ma adesso serve un passaggio superiore. Bisogna poi considerare le necessità dei cittadini. Portare i nostri rifiuti a Parma, come è stato fatto, ha reso la Tari più costosa e i residenti non l’hanno accettato».

La chiusura è stata affidata a Simona Carli, direttore sanitario dell’Asl di Frosinone. «Più persone si ammalano e più va in crisi il sistema» ha spiegato. «L’ospedale ti salva la vita, ma è il territorio a salvare la salute. Dobbiamo ripensare questo territorio e ridisegnare la cultura della prevenzione». Sensibilizzare non basta più. Bisogna agire in fretta, ognuno con le proprie competenze. Facendo rete.

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