
GIUSTIZIA DI COMUNITÀ: PER ESSERE EFFICACE HA BISOGNO DELLA RETE, DEL TERZO SETTORE, DEI VOLONTARI
Rafforzare il dialogo tra volontariato, istituzioni e servizi della giustizia per promuovere percorsi di inclusione e cittadinanza attiva. Con quest’obiettivo si è svolto l’incontro “Volontariato e giustizia di comunità. Storie di inclusione”, presso la sede di CSV Lazio. Maria Vittoria Menenti, direttrice UIEPE Roma: «L’esecuzione penale esterna per essere efficace e completa ha bisogno della rete, del Terzo settore, dei volontari»
06 Luglio 2026
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«L’esecuzione penale esterna per essere completa ha bisogno della rete, del Terzo settore, dei volontari». Con queste parole la direttrice dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna-UIEPE di Roma Maria Vittoria Menenti ha aperto l’incontro Volontariato e giustizia di comunità. Storie di inclusione, presso la sede di CSV Lazio. L’iniziativa ha rappresentato un’occasione per approfondire il contributo del volontariato nei percorsi di reinserimento sociale e per valorizzare le reti territoriali che sostengono una giustizia più vicina alle persone e alle comunità e ha visto un momento dedicato all’esperienza di collaborazione tra l’Ufficio e il Centro di Servizio per il Volontariato. «Osservare da vicino il significato della pena fa sì che ci si renda conto delle difficoltà dell’inserimento e del collegamento, che deve dare seguito all’inserimento delle persone nelle società. Abbiamo una responsabilità nei confronti di tutta la società. Nell’ufficio UIEPE è questo lo stimolo che detta le attività di esecuzione penale esterna, che per essere efficace e completa ha bisogno della rete, del Terzo settore, dei volontari», ha continuato Menenti. «Pe raggiungere i nostri obiettivi dobbiamo lavorare tutti insieme, senza la rete non possiamo fare nulla».
Mario G. De Luca (CSV Lazio): «La quantità di persone che ricommettono reati, una volta uscite dalle carceri, è molto alta perché la detenzione non ha svolto la funzione di reinserimento nella comunità»
«Quello di oggi è uno degli incontri che stiamo portando nei territori per presentare la giustizia di comunità alle associazioni», ha detto Francesca Amadori, CSV Lazio. Mario German De Luca, presidente di CSV Lazio, ha illustrato il valore dell’alleanza tra volontariato e servizi della giustizia nel favorire percorsi di inclusione sociale. «La quantità di persone che ricommettono reati, una volta uscite dalle carceri, è molto alta perché la detenzione non ha svolto la funzione di reinserimento nella comunità», ha affermato De Luca. «Le nostre comunità devono iniziare a preoccuparsi delle persone che commettono reati, le organizzazioni del Terzo settore sono tra le realtà più pronte».
Michela Battista (Area IV – Coordinamento Interdistrettuale Lazio, Abruzzo e Molise): «È responsabilità di ognuno riempire i quartieri di iniziative di cittadinanza attiva perchè le persone ritrovino una società che le sostenga»
Al centro dell’incontro anche il tema delle relazioni che generano comunità, con un approfondimento sul ruolo strategico degli Enti del Terzo Settore e degli Uffici di esecuzione penale esterna nella costruzione di una giustizia di prossimità. «Noi sosteniamo la parte della progettualità per dare rispondenza al mandato istituzionale, per far sì che la persona rifletta sul suo agito. Facciamo da ponte tra quello che è nell’istituto penale e quello che è fuori», ha spiegato Michela Battista, responsabile dell’Area IV – Coordinamento Interdistrettuale Lazio, Abruzzo e Molise. «Il nostro ruolo è capire cosa può sostenere la persona secondo regole condivise da tutti. Diamo alla persona un’opportunità per far sì che trovi una motivazione per condividere con la società quello che aveva condiviso prima di commettere reato. Il reo, prima di essere reo, era un cittadino. Bisogna ricostruire una ferita, il comportamento illecito ha creato una crepa nel rapporto tra il reo e la società», ha proseguito Battista. «È responsabilità di ognuno riempire i quartieri di iniziative di cittadinanza attiva per fare in modo che le persone ritrovino una società che le sostenga. Il Terzo settore è un punto di incontro tra le istituzioni e le persone, le associazioni offrono occasioni concrete di partecipazione attiva nella società. Gli Enti del Terzo Settore, per le persone messe alla prova, possono accogliere, accompagnare all’interno della società, responsabilizzare le persone», ha sottolineato Battista, «cosa più del volontariato è espressione di cittadinanza attiva?».
Cristian: «Per ricominciare c’è bisogno di qualcuno che ti accolga senza pregiudizi»
«La messa alla prova permette all’imputato di estinguere il reato senza subire condanna», ha spiegato Valerio Marta, funzionario della professionalità di servizio sociale dell’UIEPE di Roma. Mentre «i lavori di pubblica utilità sono prestazioni lavorative a favore della collettività, disposte dal giudice come sanzione sostitutiva dopo una condanna».
Gli operatori volontari del Servizio civile universale, hanno descritto cos’è lo Sportello “OrientaEnti del progetto IN.T.E.G.R.A., «aperto presso il CSV Lazio il mercoledì dalle ore 10 alle 13 per cercare di agevolare il lavoro dell’UIEPE e dare informazioni e sostegno agli Enti del Terzo Settore».
Cristian, che è alla messa alla prova e volontario, ha portato la sua testimonianza in Avsi: «Per ricominciare c’è bisogno di qualcuno che ti accolga, senza pregiudizi, e che ti faccia sentire parte di una comunità. il volontariato aiuta anche chi lo fa, fa capire soprattutto a se stessi che si può essere una risorsa per gli altri. In Avsi ho trasformato un’esperienza difficile in un’esperienza di crescita personale, una seconda possibilità è diventata reale».
Foto di Ross Sneddon






