GLI ITALIANI E L’ENERGIA. C’È PREOCCUPAZIONE, PER IL 55% BISOGNA ACCELERARE VERSO LE RINNOVABILI

L'indagine IPSOS per Legambiente, Nuova Ecologia e Kyoto Club. Contro il rincaro e a favore dell'ambiente, l’89% delle persone coinvolte nello studio si dice disposto a fare qualcosa

di Giorgio Marota

Gli italiani hanno un problema con l’energia. Non soltanto nel momento in cui pagano le bollette: pure quando immaginano il cambiamento. Piccoli passi si fanno – e in modo continuo, a dir la verità – ma il contesto storico emergenziale richiederebbe forse una svolta più consistente in termini di scelte e visioni. Il 64% del campione di Gli italiani e l’energia, una ricerca effettuata da Ipsos per Legambiente, Nuova Ecologia e Kyoto Club, si è detto “molto preoccupato” per l’incremento dei costi, ma solamente poco più di un intervistato su due (il 55%) ritiene sia necessario accelerare verso le fonti rinnovabili. I timori (anche se inferiori agli entusiasmi vanno registrati e analizzati) nei confronti di ciò che ci donano il sole, il vento, l’acqua o il calore della terra, riguardano la considerazione che tali energie sarebbero più costose rispetto a quelle tradizionali. Non a caso, a precisa domanda “secondo te qual è la causa dell’aumento dei costi dell’energia e dei carburanti?”, un intervistato su 5 dà ancora la colpa alla transizione energetica. Poco? Tanto? Il dato è sicuramente inferiore rispetto a chi attribuisce la responsabilità delle bollette care alla speculazione (66%), alle logiche geopolitiche e le crisi internazionali (50%) e viceversa ai ritardi negli investimenti sulle stesse rinnovabili (44%); eppure una parte di popolazione resta convinta che le fonti più inquinanti, responsabili del riscaldamento globale e causa principale dell’emissione di CO2, costino meno di quelle “green”.

Diversificare il portafoglio energetico

Gli italiani e l'energia
Indagine Ipsos Gli italiani e l’energia. Silvestrini: «La maggior parte dei cittadini (54%) pensa che l’Italia sia rimasta indietro rispetto ad altri Paesi Europei sulle energie rinnovabili.  Era il 47% nel 2021»

D’altra parte, l’Oxford Institute for Energy Studies (OIES) in un rapporto ha spiegato perché le sole energie rinnovabili non possono rappresentare l’unica soluzione al problema. Questi calcoli tengono conto dei costi associati all’intermittenza, ai costi di trasmissione più elevati e ai costi legati alla chiusura anticipata di alcune centrali. L’installazione di capacità di generazione da fonti rinnovabili, sia solari che eoliche, richiede oggi come backup circa 2-3 volte la capacità di generazione da fonti fossili. Ciò richiede non solo il consumo di materiali aggiuntivi ma anche di suolo. Le fonti fossili – sostiene la ricerca – hanno una densità energetica per metro quadrato che è almeno centinaia di volte superiore a quella delle energie rinnovabili. Quantificare il costo dell’energia rinnovabile è una sfida piuttosto complessa. Dal punto di vista energetico il nostro Paese dipende soprattutto dall’estero (74,9%). L’approvvigionamento dell’Italia contava prima della guerra in Ucraina per oltre il 40% sul gas, per oltre il 32% sul petrolio, e per il 19% sulle fonti rinnovabili. Quest’ultime “costano” soprattutto sotto il profilo della distribuzione, praticamente assente in un Paese che nel corso degli anni ha preferito importare che costruire infrastrutture proprie. Se l’obiettivo è diversificare il portafoglio energetico di una nazionale, allora appare evidente agli studiosi come sia necessario trovare “soluzioni locali” al problema internazionale. Questo comporta una spesa maggiore in un primo momento? Certamente: installare impianti fotovoltaici o pale eoliche non è così costoso come costruire un impianto nucleare, ma a pesare sui bilanci è proprio la distribuzione.

Qui però risiede forse l’errore interpretativo: bisognerebbe parlare di investimento, e non di costo. E c’è di più: investendo sulle risorse naturali si andrebbero a esaltare quelle competenze ingegneristiche italiane che il mondo ci invidia e che, se adeguatamente formate, potrebbero a loro volta esportare questo “know-how del made in Italy” altrove. Acquistando il gas russo – la dipendenza di Roma da Mosca è diminuita dal 40% al 18% secondo gli ultimi rilevamenti, ma quella fetta è stata occupata dai recenti accordi sul gas con l’Algeria e coi Paesi del Nord Europa – si va a prendere un prodotto già finito, forse più economico nell’immediato. Ma siamo sicuri che allargando gli orizzonti al futuro questo affare sia realmente conveniente per lo Stato? Prendiamo a esempio il vecchio proverbio del pescatore cinese: “dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno, insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”. Passateci la metafora: noi stiamo prendendo il pesce, magari buonissimo, per carità, ma quando impareremo a pescare da soli? Andando a produrre energia con tecnologie e sapienze locali, qualsiasi Paese potrebbe diventare una piccola Arabia Saudita autosufficiente dal punto di vista energetico, ribaltando completamente alcune dinamiche geopolitiche. Conteranno, a quel punto, le nazioni che hanno maggiore abilità a sfruttare le proprie risorse e non chi ha più clienti a cui venderle. L’Inghilterra, ad esempio, ha preso questa strada da anni e adesso si attesta al 50% di approvvigionamento da fonti rinnovabili.

Gli italiani e l’energia: una maggior propensione all’attivazione 

gli italiani e l'energia
Indagine Ipsos Gli italiani e l’energia. Zampetti: «La fotografia? Preoccupante. Ma ormai è in una fase matura la consapevolezza che l’unica strada da percorrere sia quella della transizione energetica verso le rinnovabili»

Ma torniamo ai risultati dell’indagine Gli italiani e l’energia, presentati durante il XV Forum QualEnergia di Roma alla presenza di amministratori pubblici, docenti universitari, esperti e imprenditori del settore oltre alla presenza di Elly Schlein, membro della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati. La preoccupazione degli italiani sul tema energia è soprattutto relativa all’impatto che la crescita dei costi potrebbe avere sulle spese quotidiane (41% degli intervistati), sull’insorgere una crisi economica generale (32%) o sul non riuscire a pagare le bollette/utenze (19%). Il 12% del campione dell’indagine Gli italiani e l’energia, come risposta a questi timori, propone di abbandonare la corsa alle rinnovabili e puntare con decisione su fossili e nucleare. Per contrastare il rincaro, dando così anche un importante contributo all’ambiente, l’89% delle persone si dice disposta a fare qualcosa: 6 persone su 10 pensano a un minor utilizzo di elettrodomestici, luce e riscaldamento. Uno degli aspetti maggiormente incoraggianti è la diffusione del cosiddetto “atteggiamento attivo” verso il risparmio: tra le proposte più gettonate c’è quella di sostituire elettrodomestici con altri a basso consumo, oppure di ridurre l’utilizzo del riscaldamento in inverno.

Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, vede il bicchiere mezzo pieno: «La fotografia? Preoccupante. Ma ormai è in una fase matura la consapevolezza che l’unica strada da percorrere, per contrastare la crisi energetica, sia quella della transizione energetica verso le rinnovabili. Non lascia dubbi il sondaggio: solo 1 italiano su 5 avanza dubbi sul tema della transazione energetica». Zampetti ha ribadito come sia fondamentale «spingere sull’autoproduzione energetica, semplificando gli iter autorizzativi, aggiornando la normativa e mettendo al centro i territori». «Colpisce il fatto che la maggior parte dei cittadini (54%) pensi che l’Italia sia rimasta indietro rispetto ad altri Paesi Europei sulle energie rinnovabili.  Era il 47% nel 2021» ha aggiunto Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, organizzazione non profit costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto, con le decisioni a livello UE e con l’Accordo di Parigi del dicembre 2015. «È il risultato dell’onda lunga di scarso impegno sulle rinnovabili a partire dal 2014. Quest’anno iniziano però ad esserci risultati interessanti (oltre il triplo rispetto agli anni scorsi) e dal 2023 in poi si assisterà ad un boom che si rifletterà anche sulla percezione degli italiani». L’interruttore della speranza non si spegne mai (almeno quello).

GLI ITALIANI E L’ENERGIA. C’È PREOCCUPAZIONE, PER IL 55% BISOGNA ACCELERARE VERSO LE RINNOVABILI

GLI ITALIANI E L’ENERGIA. C’È PREOCCUPAZIONE, PER IL 55% BISOGNA ACCELERARE VERSO LE RINNOVABILI