
IRAN, SANAZ PARTOW: «IL REGIME IRANIANO NON SI TIRA INDIETRO, MA ALZA LA SOGLIA DELLA VIOLENZA»
Gli iraniani hanno visto scene da film horror: cadaveri ammassati nelle strade, negli obitori. Davanti alle rivolte il regime ha usato armi da guerra sui propri cittadini disarmati e armi chimiche. Con Sanaz Partow, Donna Vita Libertà
30 Gennaio 2026
7 MINUTI di lettura
ASCOLTA L'ARTICOLO
Era il 28 dicembre 2025, poco più di un mese fa, quando in Iran centinaia di migliaia di persone si sono riversate in piazza per chiedere migliori condizioni di vita, diritti, libertà. E la fine della Repubblica islamica. Il regime iraniano ha risposto nell’unico modo che sa, con una sanguinosa repressione contro i manifestanti, con armi da fuoco e ad arresti di massa. Fucili, pistole caricate con pallini di metallo e con proiettili veri, cannoni ad acqua, gas che si credevano lacrimogeni, ma, come abbiamo saputo, erano armi chimiche letali. Si parla di qualcosa come 60mila morti, di cui 40mila accertati. È stato messo in atto il blocco di internet e di tutte le comunicazioni all’interno del Paese. E anche verso l’esterno è difficile comunicare. Abbiamo parlato della situazione con un’osservatrice speciale, Sanaz Partow, che fa parte del movimento Donna Vita Libertà di Firenze. Nata in Italia e cresciuta in Iran dall’età di 4 anni fino ai 20 anni, è in Italia dal 2002, pur tornando in Iran quasi ogni anno. Da 9 anni non ci torna più. Nata nel 1982, poco dopo la rivoluzione islamica del 1979, ha vissuto da bambina quello che si è rivelata da subito un trauma. Il suo racconto è importante per capire come in Iran le cose siano terribili da più di 40 anni. «Subito dopo la rivoluzione sono iniziate le esecuzioni sommarie da parte del regime iraniano» ci racconta. «Sono state quasi 100mila in 2 anni. Ed è iniziata la guerra Iran – Iraq che ha portato al Paese un milione di perdite di vite umane e la distruzione delle città». Crescere in Iran era molto problematico, soprattutto per le ragazze. «Sono cresciuta in quell’aria lì» ricorda. «Andare a scuola in Iran era una cosa abbastanza impressionante. Siamo sempre andati in scuole separate per maschi e femmine. Da quando avevamo sei anni eravamo obbligate a coprirci con il velo islamico, una bambina di sei – sette anni non poteva portare colori addosso. Eravamo trattati come se fossimo dei militari, o dei criminali. Non era tranquillo neanche fare una passeggiata: poteva arrivare la polizia morale in ogni momento, che anche senza motivo, poteva picchiarti e portarti via».
2022: con la morte di Mahsa Amini nasce Donna Vita Libertà
Nel 2009 c’è stata quella che forse è stata una delle più grandi potreste contro il regime, finita con una grande repressione. Nel 2019 c’è stata un’altra ondata di proteste e nell’occasione il regime iraniano aveva oscurato internet e ucciso quasi 1500 persone. «Dopo le rivolte del 2022 e dopo la morte di Mahsa Amini è nato il movimento Donna Vita Libertà. E anche noi qui in Italia abbiamo cercato di dare voce a quello che chiede il popolo iraniano» racconta Sanaz. «Siamo nati in modo spontaneo, in varie città, in seguito alle cose che vedevamo in Iran per dire che c’eravamo. Ci siamo messi in contatto con le altre città ed è nata una rete. Quando le proteste si sono fermate in Iran, si sono fermate anche in Italia: a Firenze siamo rimasti tra i pochi che hanno continuato a parlare dell’Iran. Se non accadevano cose lì non era facile organizzare incontri, perché l’interesse va altrove».
Le donne in Iran non portano più il velo
Nel frattempo le cose in Iran sono cambiate. Le persone sono sempre più consapevoli dei loro diritti e dei loro sogni. Mentre il governo rimane immobile. «Quando ero una ragazzina c’era una società chiusa, religiosa, patriarcale» ci racconta Sanaz. «Ora si è aperta, le persone sono diventate più laiche: c’è nella maggioranza quasi un rifiuto della religione, perché così come è stata portata dal regime islamico è diventata il male. E più le persone vanno in quella direzione più il regime iraniano aumenta la pressione. Dalle proteste del 2009 era chiaro che le generazioni non volevano più sottomettersi alle regole assurde del regime in nessun modo». È dal 2022 che la società ha cambiato faccia. «Le donne in Iran hanno smesso di portare il velo non perché il regime iraniano lo abbia permesso, ma perché non è più in grado di fermare le donne che si rifiutano. Anche se qualcuna veniva fermata e maltrattata, non si sono fermate. La legge è stata inasprita ulteriormente, ma non si riesce più ad applicare».
Non c’è una sfera pubblica o privata che sia tranquilla sotto il regime iraniano
In Italia non possiamo nemmeno immaginare cosa voglia dire vivere in Iran. Lo abbiamo visto nei film: si vive in uno stato di paranoia assoluta. «Essendo un regime teocratico che applica alla lettera le regole della religione islamica è proibito tutto» ci racconta Sanaz. «Non esiste libertà di esprimere qualsiasi opinione. Fino a pochi anni fa le persone avevano paura di parlare con il vicino di casa: bastava una frase sbagliata e potevano arrivare a casa e portarti via. C’è il divieto di consumare alcol, di uscire con una ragazza o con un ragazzo se non sei sposato o imparentato. Le feste private venivano interrotte dalle polizie morali e dai Pasdaran. Un compleanno dove dei ragazzi ballavano o bevevano un bicchiere di vino venivano interrotte e i ragazzi presi a frustrate. Non c’era una sfera della vita privata o pubblica che fosse tranquilla sotto il regime». In Iran, oggi, Sanaz non ci può più tornare. «Dopo il 2022, quando ho partecipato di più alle proteste, anche esponendomi personalmente, ho iniziato a sentirmi in pericolo» ci rivela. «Tornare sarebbe stato un rischio enorme. Facendo interviste in tv, sui giornali, in piazza, sappiamo come va a finire: persone che hanno fatto le stesse cose sono state fermate al ritorno in Iran».
In Iran si vivono scene da horror
E così, qui in Italia, gli iraniani cercano di informarsi per quanto possono, parlando con parenti e amici, conoscenti, perché la comunicazione è difficile. «Chi telefona, chiunque sia, piange» ci svela Sanaz. «Ci dicono che hanno visto cose che non possiamo immaginare. Il regime noi lo conosciamo, ma quel livello di crudeltà non si poteva immaginare. Da un lato c’è la disperazione: gli iraniani hanno visto scene da film horror, cadaveri ammassati nelle strade, negli obitori. Non c’è paura, ma terrore. Dall’altro c’è la convinzione che non si può lasciare che questi continuino a governare su tutto questo sangue versato. Dall’altra parte ancora hanno la consapevolezza che anche scendere nelle strade in 20 milioni non serve a nulla. Non è un regime che si tira indietro ma alza solo la soglia della violenza. Ha usato armi da guerra sui propri cittadini disarmati. Abbiamo visto filmati che testimoniano che hanno usato armi chimiche sulla gente. Si credeva che fossero gas lacrimogeni ma era gas letale. Le persone che hanno respirato queste sostanza sono morte pochi giorni dopo».
Le pressioni dell’Occidente non servono
Ma riguardo all’Iran c’è un’impressione di impotenza. L’idea è che il governo sia totalmente chiuso verso l’Occidente. E che, anche volendo fare pressione sui nostri governi per fare pressione sul loro, si sappia già che non c’è dialogo. «Le pressioni dell’Europa e del mondo occidentale non le sentono» spiega Sanaz. «Avendo grandi potenze come Cina e Russia queste cose non li toccano. E la stessa cosa vale per le sanzioni. Purtroppo la gente ora è consapevole che da sola non ce la farà. E che se vuole abbattere questo regime deve armarsi. È un regime che spara sui bambini con le mitragliatrici».
I Pasdaran sono terroristi
Negli ultimi giorni ha fatto notizia l’idea del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha proposto alla riunione dei colleghi dell’Ue di inserire i Pasdaran nella lista dei gruppi terroristici, e che è stata accolta ieri, che ha scatenato una reazione da parte dell’ambasciatrice iraniana in Italia. «I Pasdaran sono milizie separate dall’esercito e hanno in mano l’economia del Paese» ci spiega Sanaz. «Sono estremamente potenti. Sono intervenuti in Siria, sostengono Hamas ed Hezbollah e Houthi nello Yemen, trafficavano in Venezuela. Sono trafficanti di droga e di armi e hanno in mano economia regolare e irregolare. Non sono l’esercito regolare di un Paese: sostengono gruppi terroristici, ammazzano e massacrano le persone. Molti parlano di 60mila morti di cui 40mila quasi accertati. Se non è terrorismo questo…».
L’Italia e il cortocircuito della sinistra
E oggi, nel caos globale della nostra epoca, è davvero difficile far venire alla luce la causa iraniana. «In Italia non circolano le notizie, non c’è una parola sui 40mila morti» commenta Sanaz. «La parte che era stata più solidale con Donna Vita Libertà, la sinistra, è in un cortocircuito: non riesce a essere solidale con la popolazione, forse teme di stare accanto a Israele o all’America. È una cosa assurda. Netanyahu e Trump si sono presi uno spazio che altri hanno lasciato vuoto. Io sono una persona di sinistra, non posso neanche guardare Trump. Ma noi iraniani non siamo in condizione di poter scegliere. Se è Trump ad aiutarci noi dobbiamo accettare il suo aiuto».






