AFRICA E INFORMAZIONE: DOBBIAMO ABBATTERE I MURI DEL SILENZIO

Le associazioni ai giornalisti: «Non fate finta che tutto vada bene, non deviate la mente della gente»

di Chiara Castri

È tornato in auge sui social network l’appello con cui Padre Zanotelli, missionario italiano della comunità dei Comboniani, si rivolge ai giornalisti italiani affinché, finalmente, rompano il silenzio stampa sull’Africa. Sulla sua storia, sulle vicende che l’hanno attraversata e squassata e che possono aiutare a comprendere quanto sta accadendo oggi.

Un appello quello di Padre Zanotelli che oggi ha esattamente un anno, ma che mantiene, purtroppo, tutta la sua attualità.

Le epidemie e le condizioni sanitarie, i cambiamenti climatici, i conflitti di etnia o religione, militari, sociali, lo sfruttamento: Padre Zanotelli ha vissuto profondamente l’Africa e conosce le dinamiche che muovono l’informazione. Ma si rivolge a tutti i giornalisti, alle organizzazioni e alla  Federazione nazionale della stampa affinchè ritornino all’essenza della professione. Perché bisogna che le persone sappiano, perché a quanto sta accadendo in questi giorni, a chi arriva stremato ai nostri porti o muore in mare non si giunge così, per caso. E bisogna che le persone lo comprendano.

 

padre zanotelliL’APPELLO. «Rompiamo il silenzio sull’Africa». Inizia così l’appello di Padre Zanotelli, che vi riproponiamo.

«Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo. Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa. Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga. È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur. È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni. È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai. È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi. È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU. È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!). Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi. Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti. Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario.

L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica. E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa».

 

padre zanotelliNON DEVIATE LA MENTE DELLA GENTE. «Dallo scorso anno non è cambiato nulla, anzi, è sempre peggio», commenta Steve Emejuru, coordinatore del Movimento degli Africani, che ribadisce con forza l’esistenza di una vera e propria censura su tutto ciò che è accaduto e sta accadendo. «Nessuno parla delle guerre dimenticate, i giornalisti non sono liberi, hanno le mani legate, l’unica cosa che paga oggi è la disinformazione». «I giornalisti italiani sanno ciò che si deve o non si deve dire: sulla questione dell’immigrazione, in particolare», continua Emejuru, «si mette nello stesso calderone chi è arrivato in Italia 40 o 50 anni fa in italia con i nuovi arrivati sui barconi si fa di tutta l’erba un fascio». Per il coordinatore del Movimento degli Africani si tratta di scelte fatte ad arte: «Nessun paese africano è ricco, ma molti paesi del continente africano ospitano più profughi di tutta l’Europa messa insieme. Anche questo si sa, ma non si dice. In Italia, invece, si parla di invasione e si ragiona in emergenza. Non siamo in emergenza, quella africana è è un’immigrazione obbligata e stabilizzata, che richiede un’accoglienza programmata. Senza contare che, comunque, in Italia gli immigrati non sono neanche la metà rispetto ad altri paesi europei».

«In Congo la guerra ha fatto in vent’anni otto milioni di morti e nessuno ne parla», sottolinea duramente Anna Maria D’Ottavi, presidente dell’associazione Mama Africa. «La realtà è che il Congo è uno dei paesi africani più ricchi, sfruttato oggi dalle grandi multinazionali per il coltan. Non si tratta di capitalismo, ma di imperialismo di rapina, di un paese divenuto fornitore a basso prezzo di materie prime per decenni proprietà privata del re Leopoldo II di Belgio». È questa la verità di cui si dovrebbe parlare, spiega, «ma chi la dice? La realtà nessuno la vuole sapere né vedere. Sono anni che si chiede una legge sulla tracciabilità dei minerali nonostante un rapporto Onu che parla di milioni di morti legati allo sfruttamento delle miniere. E il Congo è solo un esempio. Ma di queste cose, al di fuori del circuito degli addetti ai lavori e dell’informazione specializzata, non si sa nulla. Qual è il ruolo dell’informazione allora?»

«Nessun africano vorrebbe lasciare il suo paese», insiste Emejuru, ma poi ti trovi a dover scegliere tra la vita e la morte. Ma le guerre, le cause di questa scelta obbligata chi le ha determinate?»

Emejuru chiede che i mass media italiani facciano il loro lavoro, chiede che non facciano disinformazione. Ai giornalisti chiede di non far finta che in Africa tutto vada bene. Chiede una informazione giusta, che non devii la mente della gente.

 

 

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