L’IMMIGRAZIONE METTE ANSIA, MA NON È COLPA DEI MEDIA

Un terzo degli italiani teme i migranti, soprattutto se sono Arabi o Rom. Ma più del 70 per cento darebbe la cittadinanza a chi è nato nel nostro paese

di Paola Springhetti

Gli italiani sembrano oggi un po’ meno in ansia rispetto agli anni passati – non molto, certo, ma questo dato potrebbe essere indice di un’inversione di tendenza. Cresce però la paura nei confronti degli immigrati, anche se questa volta la colpa non può essere addossata all’informazione.
L’annuale rapporto dell’Osservatorio Europeo sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa, realizzato da Demos & Pi e Osservatorio di Pavia per Fondazione Unipolis, è quest’anno arrivato all’ottava edizione e si intitola “Nella terra di mezzo fra terrore globale e paure quotidiane” perché, se in Italia in testa alla graduatoria delle paure c’è l’instabilità politica, negli paesi europei prevale, insieme alla paura per la crisi economica, quella per il terrorismo islamico e per i conflitti, che nel mondo sembrano diffondersi sempre di più.

Un italiano su tre teme gli immigrati

Come abbiamo accennato, l’incertezza generale diminuisce, sia pure di poco: l’indice di insicurezza globale (che somma gli indicatori relativi a questioni che superano i confini nazionali) scende infatti dal 78 al 76%; quello dell’insicurezza economica si contrae 73 al 67%; quello dell’insicurezza assoluta (che comprende sia quella globale, che quella economica che quella legata alla criminalità) dal 41% del 2012 al 34% del 2014.

Cresce però la percezione degli immigrati come pericolo sia per l’ordine pubblico, che per la sicurezza, che per l’occupazione. È il sentimento di più di un terzo degli italiani.
Ma se le analisi degli osservatori e dei centri di ricerca fino all’anno scorso attribuivano questa percezione all’influenza dei media, questa volta le cause vanno ricercate altrove. Dal punto di vista dell’informazione, il 2014 è stato l’anno in cui sono prevalse da una parte le notizie sulla “emergenza sbarchi” e dall’altra quelle sull’avanzata dell’Isis, quindi sull’espandersi del terrorismo islamico culminato negli attentati di Parigi.
L’immigrazione crea negli italiani ansia sul piano culturale, perché si pensa che costituiscono un pericolo per la nostra cultura, identità e religione: scende dal 56 al 46% la percentuale di coloro che vedono l’immigrazione come un’opportunità, che può portare novità positive in un paese che invecchia.
L’altro motivo per cui l’immigrazione crea ansia è legato alla mancanza di lavoro che, secondo il rapporto, ha spinto «i cittadini a prestare maggiore attenzione alla questione occupazionale, riaccendendo la concorrenza con gli immigrati. A condividere questa preoccupazione sono, infatti, soprattutto le persone di media età (35-54 anni), in possesso di un titolo di studio più basso; in particolare, i disoccupati, gli operai, i residenti in aree a più alta disoccupazione».

E poi c’è il tema del terrorismo: in oltre due terzi dei servizi ansiogeni, nei Tg europei, vi è stato un riferimento esplicito alla minaccia che il terrorismo islamico rappresenta per l’occidente.

Anche per questo, gli stranieri che più suscitano preoccupazione sono oggi gli Arabi, insieme ai Rom. E questo non solo in Italia, anzi: hanno fiducia negli “arabi” il 27% degli intervistati in Italia, il 24% in Germania, il 15% in Polonia. Negli stessi tre paesi il livello di fiducia verso i Rom è ancora più basso, visto che oscilla tra il 10 e il 15%.

Un’informazione “umanitaria”

Fino all’anno corso i media riproponevano in modo insistente il binomio immigrazione/criminalità, privilegiando la cronaca nera e giudiziaria e alimentando così molti pregiudizi. Negli ultimi tempi, invece, c’è stato un cambiamento di toni, a partire dalla seconda metà del 2013, quando Papa Francesco si è recato a Lampedusa, accendendo i riflettori su un’emergenza che si connotava come umanitaria. E i video che denunciavano la situazione nel Cie di Lampedusa hanno fatto la loro parte. Complessivamente, l’ampio spazio che le testate giornalistiche hanno dato agli sbarchi – raccontando i naufragi e le morti, i salvataggi e le storie – hanno creato un clima di maggiore comprensione ed empatia, anche se l’opinione pubblica si divide in parti quasi uguali tra chi sostiene la logica dell’accoglienza (46%) e chi sostiene quella dei respingimenti (45%).

Il rapporto ha monitorato mille notizie nel 2013 e 900 nel 2014. Non che manchinoquelle ansiogene, ma non hanno alimentato «un clima complessivo di insicurezza», anche perché, spiega la ricerca, sono rimaste delimitate in «contesti ben isolati e temporalmente definiti», come nei casi dell’Infernetto o di Tor Sapienza a Roma, delle occupazioni abusive a Milano e Torino, degli sgomberi dei campi rom in varie parti d’Italia. Dunque, «non esiste una correlazione tra il numero delle notizie e l’aumento della paura verso gli immigrati».

Sì alla cittadinanza

Nonostante tutto questo, una percentuale decisamente maggioritaria (72%) di italiani è favorevole alla concessione della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia. Inoltre per quasi tutti (95%), gli immigrati, se sono regolari e pagano le tasse, hanno diritto all’assistenza sanitaria. Anche la partecipazione politica viene vista in modo positivo: è giusto che votino alle elezioni amministrative (84%) del comune dove abitano e anche alle elezioni politiche (78%).

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