
KARAWAN, DELUPI: IL BANGLADESH, L’ALLUVIONE E LA FORZA DEI GIOVANI
Al Karawan – Festa di Cinema, Commedie e Culture abbiamo visto Delupi, del regista bengalese Mohammad Touqir Islam. È una storia di comunità che supera le divisioni e che dice molto di questo Paese che in fondo conosciamo così poco
14 Luglio 2026
6 di lettura
ASCOLTA L'ARTICOLO
#StandTogether è il motto dell’edizione 2026 di Karawan – Festa di Cinema, Commedie e Culture. In un mondo di conflitti e divisioni, di tensioni e guerre, superare le barriere e unire le proprie forze per farcela è sempre di più quello di cui abbiamo ancora bisogno. È per questo che il film simbolo del Karawan di quest’anno, che venerdì ha aperto il festival, è Delupi del regista bengalese Mohammad Touqir Islam, presentato in anteprima italiana dopo il debutto all’International Film Festival Rotterdam (IFFR). È un film che nasce da eventi reali, dalla storia e dal sentimento di quei ragazzi che nel 2024 hanno fatto la rivoluzione di luglio, riuscendo a far dimettere la prima ministra e a farle abbandonare il Paese. La rivoluzione resta sullo sfondo, e il film si muove poi nel contesto di un altro evento che ha colpito il Paese: l’alluvione. In Delupi, infatti, dopo quel terremoto politico e quella devastante alluvione, un piccolo villaggio del Bangladesh lotta per la sopravvivenza. L’amore tra Partha e Nupur viene preso di mira dalla comunità quando Zakir, un opportunista leader politico, ordisce una cospirazione per screditare il giovane attivista Mihir. Incerto se restare oppure andarsene, Mihir è convinto da Partha a guidare la comunità e con rinnovata convinzione, prova a unire gli abitanti del villaggio per chiedere la costruzione di una diga sostenibile che protegga le loro case.
Delupi: una storia di comunità che supera le divisioni
Le immagini di Delupi sono potentissime, da fine del mondo. Immense distese d’acqua che dividono i territori: in alcuni punti la terra è solo in minuscolo quadrato di terra e fango in mezzo al nulla, in mezzo a distese infinite d’acqua. Delupi si muove tra scene apocalittiche e la commedia dell’arte. Immagini che sembrano ancestrali, fuori dal tempo, ma anche modernissime con il continuo uso dei cellulari e l’attivismo di un giovane citizen journalist che, con il suo telefono e una diretta sui social media, è il primo a chiedere con decisione una diga sostenibile. E così a venire fuori dal film è lo scontro di visione tra gli abitanti vogliono una diga sostenibile e i politici anziani locali corrotti che pensano a tenersi la poltrona. È una storia di comunità che supera le divisioni.
La rivoluzione di luglio del 2024 e l’alluvione
Abbiamo incontrato il regista Mohammad Touqir Islam al Karawan Fest, al Parco Sangalli, a Roma. E abbiamo chiesto, prima di tutto, che cosa ha significato per il Bangladesh quella rivoluzione di luglio, «Si tratta di fatti realmente accaduti, nel 2024, ma il film trasforma tutto in finzione, anche se è molto realistica» ci ha raccontato. «Il nostro ex primo ministro è veramente scappata, per questioni politiche, da una rivoluzione fatta dai giovani studenti del Bangladesh che si sono ribellati. Lo chiamiamo incidental cinema: mettiamo in scena fatti realmente accaduti, ma reinventandoli. Dopo la rivoluzione le cose stanno migliorando, ma è un regime che è durato 17 anni e ci vorrà tempo per cambiare le cose» Anche l’alluvione è un fatto reale. «Il film è nato da tutte queste persone che hanno davvero vissuto quello che è accaduto» ci ha svelato Mohammad. «Siamo andati a girare proprio in quei luoghi, in quel momento, con le persone reali che si trovavano in quella situazione. Alcune cose sono stare inventare o ricreate, ma è tutto vero: i luoghi, la gente, le situazioni»
I matrimoni combinati in Bangladesh
Accanto alla questione collettiva, politica, ce n’è anche una privata. È una tenera storia d’amore, una sorta di Giulietta e Romeo con l’ostacolo di un matrimonio combinato dalla famiglia di lei. Oggi quello combinato è l’unico modo per sposarsi nel Bangladesh o le cose stanno cambiando e ci sono i matrimoni d’amore? «Adesso i genitori danno la priorità ai desideri dei figli: le cose stanno davvero cambiando» ci risponde il regista. «Ci sono tutte e due le modalità. Quella che vediamo nel film è una storia che è successa davvero ai due ragazzi. Non ci sono sempre belle storie, a volte i genitori sono contrari alle scelte dei figli. Adesso è cambiato molto. Sempre più spesso i giovani scelgono chi sposare».
Sono sempre i giovani a portare avanti le cose migliori
Uno dei messaggi forti del film è che i giovani oggi sembrano davvero avere le voglia e la forza per cambiare le cose. «Non è una cosa che accade solo adesso» ci racconta il regista. «Anche in passato sono stati i giovani in Bangladesh a fare rivoluzioni, a cambiare tante cose, come nelle battaglie per la libertà della lingua. Ci sono stati tanti periodi in cui i giovani hanno portato avanti le rivoluzioni. È successo così anche stavolta, e sono stati sempre loro a dettare la linea in assenza della presidente. Sono sempre i giovani a portare avanti le cose migliori».
Unirsi per superare i problemi
Delupi è uno di quei film che hanno un finale glorioso, in crescendo, un finale catartico. Che ci fa anche capire come per il bene comune si possa rinunciare alla gloria personale. Il messaggio più forte del film è il riuscire a superare le differenze e agire insieme per risolvere i problemi. «Io ho visto da vicino i massacri che ci sono stati in quel periodo nel nostro Paese, il caos totale» racconta il regista. Non è stato semplice. La gente non era libera. Nel film ho fatto vedere che per risolvere qualcosa bisogna unirsi. In Bangladesh ci sono persone di diverse religioni, ci sono musulmani, cristiani, induisti, buddisti. Ci sono persone che seguono partiti diversi. Ma ogni persona ha pensato: per risolvere questo problema dobbiamo unirci tutti». Quello che accade nel film è una metafora di quello che sta accadendo nel Paese oggi? «Sì. Il film è ambientato in un villaggio, dove c’è stato questo problema, per cui abbiamo raccontato questa storia. Nel film non si potevano far vedere grandi problemi del nostro Paese, ma solo una parte».
Ascoltare le persone e metterle nel film
Il film parte da eventi tragici, ma il tono è sempre sospeso, leggermente comico, i personaggi sono a loro modo divertenti, ma appaiono comunque reali e credibili. È una miscela di toni che non è facile ricreare. C’è qualcosa del cinema di Aki Kaurismaki in quello di Mohammad Touqir Islam, anche se non conosce il regista finlandese e non ne è influenzato. «Ci sono due attori di professione, che fanno un tipo di teatro tradizionale bengalese nella vita» ci ha raccontato il regista. «Ho ascoltato le persone e ho voluto mettere i loro modi di essere nel film». Ed è proprio questa creazione dal basso, collettiva, che ha reso il film così forte. Nel film ci sono anche delle sequenze di ballo, ma diverse da quelle del cinema di Bollywood, non troppo studiate o patinate ma più libere. Ma anche una straordinaria sequenza musicale in cui la mobilitazione del popolo con il megafono diventa una sorta di rap.
I giovani bengalesi si innamorano dell’Italia e rimangono
Assistere alla vita in Bangladesh, un Paese di cui, in fondo, conosciamo poco, ci fa pensare anche alle tante persone che dal Bangladesh che vengono in Europa o in Italia in cerca di una vita migliore. E abbiamo chiesto al regista se tra quelle che conosce c’è qualcuno che è venuto qui, che cosa pensa del nostro Paese. «Non conosco persone che dal Bangladesh sono venute in Italia» ci risponde. «Ma è la seconda volta che vengo in Italia e ho conosciuto Phaim Buyan, il regista bengalese che è cresciuto qui a Roma. Abbiamo parlato proprio di questo, di cosa pensiamo della comunità bengalese in Italia. Siamo una comunità abbastanza grande in Italia. Nelle grandi città si sta bene, perché siamo in tanti, nei paesi piccoli meno, perché non ci sono altri bengalesi. In Italia comunque c’è sicurezza. I nostri padri pensavano di venire in Italia, guadagnare un po’ di soldi e tornare in Bangladesh. Oggi i giovani di adesso si innamorano di questo Paese e rimangono».






