SPAZI A ROMA. LA CONTROPROPOSTA DEL POLO CIVICO ESQUILINO PER IL DENTE CARIATO

Il Polo Civico Esquilino ha per il Dente Cariato un piano A e un piano B, un destino differente per uno spazio che «si cura, non si vende». «Il vero nodo riguarda il rapporto tra rendita e diritto alla permanenza», si legge nel documento che il 3 giugno sarà approfondito con l’amministrazione capitolina. Linda Pennacchia: «Manca un po’ ovunque una visione sociale, per questo lottiamo proponendo un’alternativa»

di Giorgio Marota

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«Ormai qua non si aggiusta più niente», è il pensiero mattutino – qualcuno direbbe qualunquista – di un cittadino demoralizzato. Eppure quel signore non deve avere tutti i torti: persino l’urbanistica oggi sembra essere diventata un bene di consumo, usa e getta e svendibile in un’ottica turbocapitalistica. A Roma, ad esempio, c’è un altro luogo che rischia di essere sacrificato sull’altare della riqualificazione. Sì, ma a che prezzo? Studentati di lusso, residence privati e strutture ricettive esclusive si stanno diffondendo a macchia d’olio nella Capitale mentre diminuiscono le possibilità abitative per le fasce meno abbienti della popolazione. È il turismo bellezza, direbbe qualcuno, e l’indotto che porta finisce per giustificare machiavellicamente ogni mossa politica, anche quelle che non sembrano rispondere a una visione di futuro. L’ultima denuncia sociale in questa direzione è partita dal Polo Civico Esquilino, realtà formata da oltre 50 associazioni, scese in piazza nei giorni scorsi per proporre un destino differente per il Dente Cariato. «Si cura, non si vende», è lo slogan che dice molto, se non tutto, di una controproposta: recuperiamo, diamo nuova vita, impegniamoci a mettere in salvo l’esistente e rendiamolo magari più bello e più efficiente prima dell’ultima spiaggia di una cessione immobiliare che farebbe perdere al comune il controllo di un altro edificio potenzialmente utile alla comunità.

dente cariato
«L’area attorno a Termini e all’Esquilino da un lato rappresenta uno dei luoghi più centrali, multiculturali e dinamici della città, dall’altro è percepita sempre più come uno spazio frammentato, consumato da flussi turistici e commerciali che hanno progressivamente indebolito le relazioni sociali»

Per il Dente Cariato due proposte nate dal basso

Il Dente Cariato, soprannome non proprio edificante, si trova tra via Giolitti e piazza dei Cinquecento, a pochi metri dalla Stazione Termini: quell’edificio diroccato che sembra uscito da un film neorealista degli anni Cinquanta è la prima immagine che molti turisti hanno della città una volta abbandonati i binari. Mura scrostate, impalcature cariche di cartelloni pubblicitari e locali dismessi lo hanno reso nel tempo un hub di degrado nel cuore della città. Circa 500mila persone al giorno ci passano davanti, secondo le stime. A fine febbraio la giunta Gualtieri ha approvato una memoria che incarica il dipartimento Valorizzazione del Patrimonio di valutare procedure pubbliche per la rigenerazione dello spazio. Con una determinazione dirigenziale è stato inoltre approvato l’avviso di consultazione preliminare di mercato per la gestione dell’immobile, un bando i cui rischi sono stati già intuiti dalla società civile, alla luce di tante esperienze considerate critiche. Una su tutte: il tentativo di trasformazione degli ex Mercati Generali in una serie di studentati di lusso per dieci mesi l’anno. Da qui la presentazione di due proposte alternative nate “dal basso”. «Il vero nodo riguarda il rapporto tra città e abitanti, tra rendita e diritto alla permanenza, tra uno spazio attraversato ogni giorno da migliaia di persone e una comunità locale che progressivamente si sente espulsa dal proprio quartiere», si legge nel documento che il 3 giugno verrà approfondito con l’amministrazione capitolina. «L’area attorno a Termini e all’Esquilino da un lato rappresenta uno dei luoghi più centrali, multiculturali e dinamici della città, dall’altro è percepita sempre più come uno spazio frammentato, congestionato, consumato da flussi turistici e commerciali che hanno progressivamente indebolito le relazioni sociali, l’abitare stabile e i luoghi di vita quotidiana». Il Polo Civico Esquilino ha previsto per il Dente un piano A e un piano B, giusto per non sentirsi rispondere che la proposta migliore è utopistica. Vediamole nel dettaglio.

Il piano A

La prima ipotesi immagina un edificio su 6 piani, di 10.000 mt² e prevede funzioni abitative accessibili come residenze pubbliche per studenti, social housing e co-housing, oltre che economie locali di prossimità, uno spazio con attività di ristorazione, alimentari e servizi per residenti e viaggiatori, ma anche spazi per le attività sportive con una piscina nel seminterrato, senza dimenticare servizi culturali e sociali e luoghi per studio e formazione. L’area si arricchirebbe di spazi verdi e di altri dedicati agli eventi pubblici e alle iniziative per il territorio, il piano terra verrebbe invece immaginato come una sorta di “piazza coperta” ma aperta al territorio e alla città. L’obiettivo non è soltanto offrire alloggi a prezzi accessibili, bensì costruire un modello abitativo capace di ricostruire relazioni di vicinato e mutualismo.

Il piano B

La seconda proposta nasce dalla consapevolezza della difficoltà nel reperire risorse. Questo intervento, più contenuto, si svilupperebbe quindi esclusivamente sul seminterrato, sul piano terra e sul tetto dell’edificio, riducendo drasticamente costi, tempi e complessità gestionale. Sotto resterebbero la piscina, la palestra e anche i magazzini per le attività del piano terra, concepito come uno spazio dove attività commerciali e sociali possono coesistere. Il tetto del Dente, anziché diventare un rooftop esclusivo, verrebbe concepito come una piazza pubblica sopraelevata dedicata al verde urbano, allo sport e alla socialità, tra orti urbani, un campo polivalente e attività di carattere culturale. Nella prospettiva del Polo, comune, università, fondazioni, Cassa Depositi e Prestiti, investitori etici, Banche di Credito Cooperativo ed altri enti pubblici finanzierebbero entrambi i progetti, mentre il modello di gestione sarebbe quello di una fondazione che riunisca Roma Capitale, Municipio I, associazioni, residenti, cooperative e università.

dente cariato
«La nostra paura è che i privati partecipanti al bando propongano l’ennesima struttura ricettiva di lusso o quasi che non risponde ad alcun bisogno del territorio»

«Nella nostra proposta siamo partiti da tanti esempi europei»

«Siamo contrari all’idea che rigenerare significhi privatizzare e trasformare tutto in funzioni turistiche o speculative», ha fatto sapere Linda Pennacchia del Polo. «La nostra paura è che i privati partecipanti al bando propongano l’ennesima struttura ricettiva di lusso o quasi che non risponde ad alcun bisogno del territorio. Nella nostra proposta siamo partiti da tanti esempi europei», ha aggiunto. E a proposito del pubblico che continua a delegare al privato le modalità di sviluppo delle città, secondo Linda Pennacchia «manca un po’ ovunque una visione sociale, ed è per questo che noi lottiamo proponendo un’alternativa». Nelle ipotesi del Polo l’imprenditoria non verrebbe tagliata fuori, ma risulterebbe coinvolta in un tentativo di programmazione comune. L’ambizione del partenariato proposta a chi è abituato ad andare per la propria strada. Che bella sfida.

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