LA DRAMMATICA SITUAZIONE DEL LIBANO E DEI PROFUGHI PALESTINESI

L'associazione Ulaia raconta una situazione sempre più drammatica. E quando la coperta è corta...

di Olga Ambrosanio

Non c’è miglior aforisma della coperta corta, che tirandola lascia scoperte parti del corpo diverse, per riassumere le difficoltà crescenti delle associazioni che si occupano di cooperazione internazionale. Questo vale anche per noi che operiamo con i profughi palestinesi in Libano. Abbiamo la necessità di cambiare la destinazione dei fondi, già concessi per interventi di natura educativa e formativa, verso fini meramente assistenziali.

Questa decisione segue alla presa d’atto del peggioramento della vita dei profughi a seguito degli straordinari eventi politico-sociali ed economici avvenuti nel Libano degli ultimi anni che generano grande tristezza e un senso di impotenza. È sotto gli occhi di tutti quanto le legittime rivendicazioni del popolo palestinese, sancite da risoluzioni ONU, siano ignorate. È sotto gli occhi di coloro che come noi si rivolgono a fonti informative indipendenti, quanto il governo israeliano, con la complicità di alcuni stati arabi, la tracotanza americana e il silenzio degli altri, stia da tempo cercando di sfiancare la resilienza del popolo palestinese con metodi criminali.

 

Profughi palestinesi in LibanoI profughi palestinesi in Libano

Ma cosa è successo in Libano che si ripercuote come una mannaia sui palestinesi intrappolati lì, stranieri dal 1948, e sui loro discendenti? In una escalation senza sosta si è assistito prima, nell’estate 2019, alle proteste dei palestinesi per la proposta di legge sul lavoro straniero, la cui introduzione avrebbe ancor più ristretto le loro già scarse possibilità di lavoro. A questo sono seguite le forti proteste dell’intero popolo libanese esasperato dalla corruzione, dall’inflazione inarrestabile e da un sistema politico basato ancora sul confessionalismo. Piazze presidiate permanentemente, scontri con le forze dell’ordine, blocchi stradali hanno paralizzato le attività e reso difficili gli spostamenti per mesi.

Mentre l’inflazione iniziava una corsa che non si è più arrestata, i lavoratori giornalieri, in maggior parte palestinesi, vedevano sfumare contemporaneamente sia l’esigua forma di reddito, sia il potere di acquisto divorato dall’inflazione. Il dollaro, a cui era ancorata la moneta locale dal 1997, nei primi mesi dell’anno è scomparso dalla circolazione, le banche erogano solo Lire Libanesi con un tetto ai prelevamenti e questo, per i palestinesi, di fatto significa non poter nemmeno ritirare i soldi ricevuti dai parenti all’estero.

A questo caos sono seguite le dimissioni del governo insediatosi durante le proteste e, il 7 marzo 2020, il default del Paese. Poi è arrivato il COVID 19 e con esso il coprifuoco. Infine, il 4 agosto, lo scoppio del deposito al porto di Beirut con il suo fardello di morti e feriti. Per i palestinesi la possibilità di quel lavoro giornaliero, loro fondamentale fonte di sostentamento, non è ancora ripresa.

I progetti di Ulaia

ULAIA, presente da oltre 10 anni nei campi profughi del Libano al fianco dell’ONG locale NISCVT/Beit Atfal Assumoud, ha incontrato la disponibilità dell’8 per Mille della Chiesa Valdese, che ha grande attenzione per le necessità umanitarie e la vulnerabilità dei profughi, per “dirottare” parte dei fondi assegnati per i progetti educativi nei campi, a interventi di assistenza. Grazie a ciò, Assumoud ha potuto ripetere, in questi giorni, la distribuzione di beni di prima necessità per le fasce della comunità palestinese ancor più indebolite dallo stato in cui versa il Paese; 415 i nuclei familiari che ne hanno beneficiato nei diversi campi profughi di Shatila, Burj al Barajne, Beddawi, Nahr el Bared e Bekaa.

 

libano
Il progetto Make Clean & Stay Safe “Cash for work”,  per una maggiore igiene nel campo e per creare lavoro

Inoltre, mentre scriviamo, è giunta l’ulteriore disponibilità dell’8 x Mille della Chiesa Valdese per utilizzare i fondi originariamente destinati alla realizzazione della palestra di basket nel campo profughi di Burj al Shemali al progetto Make Clean & Stay Safe “Cash for work”: una iniziativa che coniuga l’urgenza di assicurare maggiore igiene negli spazi pubblici del campo, con il bisogno economico delle famiglie. Il progetto prevede, infatti, l’impiego remunerato di 30 giovani e capofamiglia disoccupati in un turn over di un mese ciascuno, per operazioni di pulizia straordinaria degli spazi comuni, rimozione e trasporto rifiuti, sanificazione di ambienti comuni, eradicazione di insetti ed altri animali veicolo di infezioni.

La raccolta fondi

A supporto di questo progetto ULAIA ha in corso una raccolta fondi nella consapevolezza che, ai problemi atavici di convivenza interfamiliare e comunitaria, si sono sommati in questo periodo anche quelli prodotti dalla recrudescenza della disoccupazione, dall’isolamento forzato, dalla chiusura delle scuole e di tutte le attività sportive e educative che le associazioni locali e internazionali, noi tra quelle, offrono per incanalare nella giusta direzione l’iperattività dei bambini e l’esuberanza delle giovani generazioni.

Constatato lo scenario che si è creato per i profughi palestinesi in Libano, destinare queste risorse all’assistenza primaria è stato un atto doveroso che abbiamo fatto non senza il dolore per questo popolo che sembra fare un passo avanti e due indietro.

Per seguire lo stato di avanzamento della raccolta: www.ulaia.org
Per eventuali informazioni dettagliate, ai fini della diffusione alla propria rete associativa, contattare: associazione@ulaia.org

 

 

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