DA VITERBO AL NICARAGUA: IL PONTE DELL’INFORMAZIONE

Si chiama "Quelli che solidarietà" il bollettino bimestrale dell'associazione Italia Nicaragua. Che dice quello che altri non dicono

di Mirko Giustini

Si chiama “Quelli che solidarietà” il bollettino bimestrale della sezione di Viterbo dell’Associazione Italia Nicaragua. L’organo di informazione aggiorna i cittadini su quanto sta accadendo in America centrale sin dal 1979 e contribuisce alla costruzione di rapporti di solidarietà con il popolo nicaraguense. La lontananza aggrava la profonda ignoranza relativa alle vicende di uno Stato con il 40% di analfabetismo e il 60% di disoccupazione. Nata sulla scia della rivoluzione sandinista degli anni Ottanta, l’associazione si batte contro lo sfruttamento dei salariati nelle zone franche, difende i bananeros che hanno intentato causa contro le multinazionali responsabili dei danni ambientali e sostiene l’associazione ANAIRC, che difende i coltivatori di canna da zucchero malati di insufficienza renale cronica.

Come nasce il bollettino

 «L’attenzione per i Paesi del Centro America si è abbassata negli anni», ha affermato il presidente di Italia Nicaragua, Viterbo Giulio Vittorangeli. «Lo sguardo internazionale ai problemi e la solidarietà tra i popoli sono valori che resistono al passare del tempo. Il nostro obiettivo è informare su quanto sta succedendo in Nicaragua e nell’America Latina nel suo insieme».

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Il Bollettino mensile dell’Associazione Italia Nicaragua

Come avete organizzato il bollettino?

«Ci vediamo ogni fine settimana e in riunioni informali selezioniamo le notizie riguardanti l’America Latina uscite su quotidiani e riviste italiane. A partire da queste scriviamo analisi e approfondimenti da proporre ai nostri lettori. Per lo stesso motivo abbiamo scelto il supporto cartaceo che, a differenza di quello digitale, richiede un minimo in più di attenzione».

Dove reperite i fondi necessari alla pubblicazione?

«Il nostro bilancio viene pubblicato sul sito e tutti gli anni chiude a zero. Le entrate fondamentali sono le quote associative che vengono versate al momento del tesseramento e le donazioni che arrivano dal 5 x 1000. A queste si aggiungono i proventi derivanti da raccolte fondi saltuarie, collegate a eventi. L’uscita più pesante è il costo della spedizione postale, che negli ultimi anni è aumentato».

L’Associazione Italia Nicaragua

L’Associazione Italia Nicaragua nasce negli anni Ottanta come megafono della rivoluzione sandinista, che nel 1979 depose il dittatore Anastasio Somoza Debayle e lo sostituì con il governo del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN).

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Una manifestazione di Italia Nicaragua negli anni ottanta

Nella prima fase, quella degli anni Ottanta, la onlus ha organizzato incontri informativi e raccolte fondi e di materiali nel viterbese, nelle quali i cittadini laziali hanno donato soprattutto stivali e biciclette.

Negli anni Novanta, finita l’esperienza governativa, il circolo di Viterbo si è fatto promotore di borse di studio destinate a studenti universitari. Una commissione in Italia e una in Nicaragua selezionavano ragazze e ragazzi con difficoltà economica e impegnati nel sociale. Una terza fase ha visto l’impegno di volontari viterbesi lavorare in campi di lavoro nicaraguensi e viaggiare per visitare il Paese. Queste attività sono state accompagnate dall’organizzazione di convegni, mostre, rassegne cinematografiche e presentazioni di libri.

Comunicare le periferie

Il bollettino dell’associazione Italia Nicaragua risponde all’esigenza di non far calare l’attenzione nazionale su quanto sta accadendo nelle periferie del mondo. Ad Africa e Centro America nel 2018 è stato dedicato il 10% delle notizie di esteri, mentre al mondo occidentale (Europa e Nord America) è dedicato il 71%. Numeri riportati nel secondo il rapporto “Illuminare le periferie”, curato dall’Osservatorio di Pavia e commissionato dalla Ong COSPE Onlus, dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e dal sindacato dei giornalisti Rai Usigrai. Una situazione che ha spinto il missionario comboniano Alex Zanotelli a esortare i giornalisti ad abbattere il muro di silenzio che esclude le vicende del Terzo mondo dal dibattito pubblico. Un appello rilanciato dal coordinatore del Movimento degli Africani Steve Emejuru, che ha denunciato come «i giornalisti non sono liberi, hanno le mani legate» e la presidente dell’associazione Mama Africa Anna Maria D’Ottavi, convinta che «la realtà nessuno la vuole sapere né vedere».

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

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