MIGRANTI, LEGAL AID: «NEL REPORT 2025 I PARADOSSI DI UN SISTEMA CHE PRODUCE IRREGOLARITÀ»

Domani 15 maggio allo spazio Re-Work di Spin Time a Roma la presentazione di Paradossi, il Report 2025 di Legal Aid – Diritti in Movimento. Giovanna Cavallo: «L’anno scorso abbiamo preso in carico oltre 300 persone, oltre 300 storie di esclusione e vulnerabilità». Ora si punta a passare dall’analisi critica alla costruzione condivisa di strategie e strumenti per restituire dignità, diritti e benessere alle persone migranti, con pratiche collettive, azioni legali e percorsi di mutualismo

di Ilaria Dioguardi

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Il rapporto 2025 Paradossi di Legal Aid  «racconta delle vite delle persone che abbiamo incontrato, fortemente caratterizzate da una continua precarietà giuridica e sociale, in un Paese in cui i canali di ingresso, di accoglienza e di permanenza regolare non solo funzionano male, ma producono essi stessi irregolarità, vulnerabilità ed esclusione. È un viaggio attraverso i paradossi di un sistema che, mentre proclama ordine e legalità, costruisce percorsi che rendono le persone più fragili, più ricattabili, più invisibili». Così si presenta il report Legal Aid – Diritti in Movimento che sottolinea come, nel solo 2025, siano state prese in carico oltre 300 persone.

La presentazione del report Legal Aid allo spazio Re-Work di Spin Time

Paradossi, il Report Legal Aid – Diritti in Movimento 2025 viene presentato domani, 15 maggio alle 17,30, a Roma presso lo spazio Re-Work di SpinTime (Via Santa Croce in Gerusalemme 55). Un’occasione di confronto aperto su migrazioni, diritti, accoglienza e pratiche di resistenza dal basso. «Presentiamo il rapporto dello sportello legale con la panoramica delle richieste e delle problematiche esposte dalle 309 persone che vi si sono rivolte lo scorso anno. Abbiamo deciso di fare una ricognizione di tutte le criticità sollevate, in parte risolte, in parte oggetto ancora di advocacy, per costruire una sorta di mappa delle criticità sulle quali poter intervenire in rete», spiega Giovanna Cavallo, attivista dello sportello Legal Aid.

L’iniziativa del 15 maggio è aperta a tutti, rivolta a collettivi, associazioni, attivisti e cittadini interessati a contribuire alla costruzione di soluzioni concrete capaci di contrastare le criticità del sistema di gestione del diritto alla migrazione, anche alla luce delle nuove normative europee. Durante l’incontro saranno affrontati alcuni dei principali nodi emersi dal lavoro di supporto legale e sociale svolto da Legal Aid – Diritti in Movimento nel corso del 2025, tra cui l’assenza di canali di ingresso legali e le difficoltà nell’ottenimento dei visti; il racket dei flussi migratori e le forme di sfruttamento lavorativo; i conflitti tra norme e giurisprudenza sul rilascio, rinnovo e conversione della protezione speciale; la perdita del permesso di soggiorno per cause indipendenti dalla volontà delle persone; gli ostacoli strutturali all’accesso all’accoglienza; il limbo amministrativo tra richieste di soggiorno, rinnovi e rilascio dei documenti.

L’obiettivo è quindi quello di passare dall’analisi critica alla costruzione condivisa di strategie e strumenti capaci di restituire dignità, diritti e benessere alle persone migranti, attraverso pratiche collettive, azioni legali e percorsi di mutualismo.

Boicottaggio, mondo sommerso, limbo: i tre macrotemi

Nel Report Legal Aid le criticità sono divise in tre macrotemi. «Il primo è il boicottaggio», dice Giovanna Cavallo. «Si parla di quanto, nonostante si proclamino vie ordinarie, legali, con il visto di ingresso richiesto per motivi di lavoro e di studio da parte dell’Amministrazione governativa, ci siano poi casistiche sia di visti di studio sia di visti relativi ai flussi di ingresso per motivi di lavoro che dimostrano quanto queste procedure, più che facilitare l’ingresso, lo ostacolino e rendano le persone irregolari ».

Il secondo macrotema è il mondo sommerso «dell’accoglienza disfunzionale, di chi chiede accoglienza e per mesi aspetta per strada, di chi ha riconoscimento del titolo e finisce per strada perché non c’è un raccordo tra la prima e la seconda accoglienza, che in generale viene proposta fuori regione, addirittura in posti lontani, a livello nazionale», dice Cavallo. «Questo perché non si tengono in considerazione i percorsi pregressi di inserimento sociale e perché i numeri dei centri straordinari sono di gran lunga più alti dei posti ordinari in seconda accoglienza. Altro paradosso riguarda le richieste di orientamento procedurale, civico, sociale fatte dalle persone nonostante siano nei centri di accoglienza, perché gli operatori che ci sono, viste le gare d’appalto, non hanno abbastanza ore per fornire assistenza all’intera popolazione dei centri. Infatti, molte persone vengono indirizzate al privato sociale o alle associazioni per il disbrigo di pratiche o per richiedere informazioni o per la procedura di protezione internazionale».

Il terzo macrotema è il limbo «legato soprattutto alla precaria regolarità di soggiorno. Quando il permesso scade ed è rinnovato dà diritto a tutta una serie di accessi sociali, ma  i tempi che intercorrono tra la richiesta e l’effettivo rilascio comportano, di fatto, il venir meno di tutta una serie di regolarità formali. Se ho fatto un rinnovo nel 2024, e ancora oggi sto in rinnovo, nessun datore di lavoro mi farà un contratto perché il cedolino è troppo vecchio. I tempi di attesa sono veramente lunghi sia per le procedure di protezione sia per i rinnovi dei permessi di soggiorno già rilasciati: parliamo di 24-48 mesi».

Uno spazio di tutela, ascolto e fiducia

Il team di Legal Aid è composto da attivisti, avvocati, consulenti e volontari che contribuiscono a costruire uno spazio di tutela, ascolto e fiducia per persone spesso costrette a vivere in una condizione di continua sospensione giuridica e sociale. Oltre la metà delle persone che si sono rivolte al team è costituita da richiedenti asilo; complessivamente i titolari di protezione internazionale e titolari di protezione speciale rappresentano quasi il 30% delle richieste. Il 20% delle persone che si sono rivolte allo sportello legale è stato inviato da centri di accoglienza, il restante viene spontaneamente o per passaparola o per indicazioni di altre associazioni», dice Cavallo.
«Nel Report Legal Aid la sezione finale è focalizzata sull’ufficio immigrazione della Questura di Roma, dove abbiamo fatto il monitoraggio durante tutto il 2025. Vengono indicate tutte le criticità che, secondo noi, dovrebbero essere risolte. A partire dalla carenza di informazioni, che porta le persone ad accedere continuamente all’ufficio immigrazione perché la procedura di rinnovo è più lunga della scadenza del permesso. Quindi se chiedo asilo e mi danno il permesso semestrale o un attestato nominativo che dura sei mesi, ma la mia Commissione mi intervista fra due anni, io dovrò andare quattro volte per tentare di rinnovare. Senza contare che si può dover tornare anche quattro-cinque volte per ottenere un appuntamento», dice Cavallo. Quindi le persone stanno fisicamente all’ufficio immigrazione in media quattro volte l’anno, il che significa un affollamento incredibile «a fronte di una carenza di personale cronica perché gli sportelli sono assolutamente disincentivati».

 

MIGRANTI, LEGAL AID: «NEL REPORT 2025 I PARADOSSI DI UN SISTEMA CHE PRODUCE IRREGOLARITÀ»

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