LOTTA ALLA POVERTÀ: IL MOMENTO È QUESTO

La rete dei numeri pari è scesa in piazza venerdì scorso. Ciotti: "La povertà è un reato, è un crimine di civiltà"

di Giorgio Marota

Da quando è scoppiata la crisi, nel 2009, in Italia è triplicato il numero dei poveri (5 milioni) ed è aumentato, con la stessa proporzione, il numero dei miliardari (342). Dati che fotografano una società con sempre più disuguaglianze, in cui la ricchezza non scompare ma anzi si concentra nelle mani di pochi.

Sabato 14 ottobre centinaia di associazioni sono scese in 30 piazze italiane, coordinate dalla Rete dei Numeri Pari, nella manifestazione “Ad alta voce”, per chiedere alla politica di rimettere al centro della propria agenda la lotta alla povertà. Nella Capitale le persone si sono radunate in piazza San Giovanni Bosco, zona Tuscolana, nel VII Municipio.

Qui il 20 agosto 2015 si sono svolti i funerali di Vittorio Casamonica, boss del clan specializzato nel racket e nell’usura nella periferia sud-est di Roma, noto alle cronache per la presenza di elicotteri, carrozze, petali di rosa e canzoni del film “Il Padrino”. Un luogo che andava quindi riqualificato, proprio come l’immagine di una città che ha tagliato 150 milioni sul sociale, riducendo, giunta dopo giunta, i fondi destinati a poveri, disabili e scuole.

 

Lotta alla povertàI PENSIERI SENZA DIMORA. A circoscrivere il perimetro in cui si svolge la manifestazione ci sono tanti poliziotti. C’è il rischio concreto che qualcuno possa infiltrarsi e creare disordini, ma ci dimentichiamo in fretta delle divise quando dal gazebo arrivano i primi profumi. In fila ci sono decine di clochard, in attesa di un piatto di pasta al sugo. Rigatoni o spaghetti, oggi è una giornata speciale già per il semplice fatto che un senza fissa dimora può scegliere quello che vuole mangiare. Con orgoglio, tra una forchettata e l’altra, Andrea ci mostra il numero di ottobre di “Shaker – Pensieri senza dimora”, giornale realizzato grazie ai laboratori di scrittura di Binario 95: 19 pagine a colori dove sono i poveri a parlare della lotta alla povertà, raccontando “da dentro” fatti, pensieri, emozioni.

A pagina 8 c’è un manifesto: “15 punti per combattere le disuguaglianze”. Viene chiesta più inclusione e meno assistenzialismo, ma anche lo stop alle guerre, il reddito universale, il lavoro, la necessità della speranza come valore umano fondamentale e quella di dare un nome e un volto a chi soffre. A pochi metri troviamo il caffè sospeso, uno spazio in cui prendi un espresso e ne lasci pagato un altro in segno di solidarietà.

 

Lotta alla povertàLA FESTA. Musiche e danze animano il pomeriggio. A sorpresa fanno la loro comparsa sulla scena “Los adoquines”, (“i sampietrini” in italiano), artisti di strada che suonano e ballano la Murga, una danza argentina. «Gli esseri umani sono come i brillantini», cantano in coro, «sono diversi tra loro, ma insieme brillano tutti allo stesso modo».

Sul palco si susseguono diversi artisti: Nosenzo diverte il pubblico con canzoni in dialetto abruzzese, la cantante albanese Elsa Lila emoziona con la sua voce e Abdou, ballerino senegalese, fa acrobazie al ritmo di una musica africana a dir poco coinvolgente.

Mentre qualcuno balla la pizzica pugliese, in uno straordinario melting pot di nazionalità e colori, incontriamo Marco Codelupi, il responsabile di una tenda allestita a 200 metri dalla piazza, che si occupa di assistenza e orientamento di persone escluse. «Accogliamo tutte quelle persone che sono in una sorta di macelleria sociale», ci spiega, «disoccupati, migranti, senza fissa dimora, italiani e stranieri. Qui c’è anche un ambulatorio socio-sanitario, un orto, un servizio di mensa e degli sportelli di orientamento». Da 4 anni “La follia di Giovanni”, nome dedicato al medico che l’ha fondata, scomparso qualche anno fa, è un punto di riferimento nel quartiere per la lotta alla povertà.

 

lotta alla povertàLA POLITICA DEL NOI. “Ad alta voce” si conclude con un dibattito sulla lotta alla povertà a cui partecipano i senza fissa dimora, i movimenti per la casa, i presidi anti-mafia e le associazioni contro la violenza sulle donne, ma anche studenti, parrocchie e comitati che fanno mutualismo.

In un solo termine la società civile, splendidamente descritta dalle parole di Don Luigi Ciotti, sacerdote fondatore di Gruppo Abele e di Libera, da anni in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata: «Il processo di liberazione in Italia non è terminato, oggi ci vuole un’altra resistenza. Chi è escluso e senza lavoro non è libero. La povertà è un reato, è un crimine di civiltà. Dobbiamo tornare a pensare la società attraverso la politica del “noi”, perché solo insieme costruiremo un mondo più giusto».

Sulla stessa linea Giuseppe De Marzo, di Libera: «La solidarietà è un valore assoluto della democrazia ed è per questo che ci battiamo per il reddito di dignità. Il governo ha stanziato 1,7 miliardi per i poveri, ma ci vorrebbero almeno 15 miliardi per risanare le politiche sociali. Si parla di 120-140 euro a componente familiare. È troppo poco. Stiamo chiedendo alle persone di accontentarsi delle briciole quando viviamo in un Paese in cui l’evasione fiscale è di 110 miliardi, quando si stanziano 9 miliardi per gli 80 euro di Renzi e 12 miliardi per il Jobs Act. Noi non pensiamo di essere il centro del mondo, ma non vogliamo neanche essere gli ultimi».

(Le foto di questo articolo sono di Giorgio Marota)

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