CRAZY FOR FOOTBALL: NEL CALCIO CI SI PASSA LA PALLA, E NON SI È PIÙ SOLI

Crazy for football – Matti per il Calcio: in tv il film che racconta la Nazionale di calcio formata da persone con problemi di salute mentale

di Maurizio Ermisino

“Crazy For Football”, il documentario che Reti Solidali ha visto nascere, è diventato un film per la tivù. “Crazy for football – Matti per il Calcio” andrà in onda il 1° novembre in prima serata su Rai 1, ed è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma. “Crazy for football – Matti per il Calcio” nasce da una storia vera, quella dello psichiatra Santo Rullo, l’ideatore della Nazionale Italiana di calcio a cinque formata da persone con problemi di salute mentale (ne abbiamo parlato qui), e dall’omonimo documentario di Volfango De Biasi, vincitore del David di Donatello nel 2017.

matti per il calcio
Sergio Castellitto in “Crazy fo football”

Santo Rullo è un visionario, un medico illuminato e lungimirante. È una persona che ha dedicato la sua vita al reinserimento sociale dei suoi pazienti e, inizialmente contro tutto e tutti, li ha portati a vivere un sogno: il primo mondiale di calcio a cinque disputato da pazienti psichiatrici.

Il film racconta come tutto è iniziato, le selezioni della squadra quando ancora non c’erano un campo e le magliette, e neanche un luogo per il ritiro, che così si svolge a casa dello stesso Rullo. “Crazy for football – Matti per il Calcio” è stato girato con il supporto della Federazione Italiana Giuoco Calcio e della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale.

«Lo psichiatra, che è quello che ci consegna le chiavi per capire meglio noi stessi, è una persona problematica anche lui», riflette Sergio Castellitto, che presta il volto a Santo Rullo. «Non è un uomo perfetto, è un padre inadeguato, un marito fuggitivo», dice del personaggio che vediamo nel film. Anche questo è un aspetto che è piaciuto molto. Sono le fragilità che ci rendono importanti, non la nostra perfezione».

Lavorare sulle solitudini

«Ho provato un grande entusiasmo nel lavorare sulle solitudini», riflette Sergio Castellitto. «Il calcio è un gioco di squadra, è un mondo dove si aggregano tante solitudini. Il disagio mentale è solitudine. Vedere tanti ragazzi e uomini, e vedere come si potesse guarire – parola fuori luogo perché non credo che si guarisca – è stato importante. Ci siamo trovati con un bellissimo film nell’anno in cui le abbiamo cantate a tutti e lo sport italiano ha vinto tutto».

«Da queste cose non si guarisce», precisa poi Castellitto. «Ma da quella esperienza si esce amici di qualcuno, con una relazione. La solitudine è il vero disagio oggi».

Raccontare il sociale e la sua bellezza

«Per me la sfida del raccontare il sociale, da quando da bambino vedevo la Pubblicità Progresso e tutto quel pietismo, è che al sociale vada riservata la Rolls Royce», commenta il regista Volfango De Biasi. «Che di questo mondo vada raccontata la bellezza».

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La squadra di “Crazy for football”

Nel film ci sono attori che sembrano dei veri pazienti. «La tentazione era quella di lavorare proprio con i pazienti», confessa De Biasi. «Ma i tempi del cinema, la necessità di imparare a memoria un testo rendevamo tutto difficile. La nostra psichiatria, che viene dalla legge 180, ha fuori i casi più gravi, nella nostra squadra c’erano schizofrenici in forma grave. Così ho deciso di prendere degli attori».

«Una persona su cinque oggi sperimenta il disagio psichico, ci sono stati violenti che possono portare al suicidio e a isolarsi», continua De Biasi. «Questo è importante perché il calcio lo giocavamo prima che insorgesse la malattia psichiatrica, ti porta alla follia collettiva per la maglia azzurra, è un grande linguaggio popolare. La palla passa da me a te ed è comunicazione».

Matti per il calcio da 20 anni

Ma la nazionale è la punta di diamante di un movimento che va avanti da 20 anni. «Il movimento delle Asl si chiama Matti per il calcio, grazie a noi», ci racconta Volfango De Biasi. «La calcio terapia va avanti da 20 anni e da lì è nata la curiosità. La nazionale è la punta di diamante, la volontà di uscire dal mondo della psichiatria. Ci sono campionati in ogni città, campionati nazionali. Nel 2018 abbiamo giocato il Mondiale e lo abbiamo vinto a Roma e Rai Sport ha coperto tutte le partite. La Nazionale e il film sono nati per andare al di là della calcio terapia e andare a vedere cosa c’è fuori».

 

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