MEMORIA PARALIMPICA: LA STORIA DELLO SPORT PER DISABILI IN ITALIA

Il progetto comprende anche un film documentario, "E poi vincemmo l'oro", in programma su Rai Due domenica 4 settembre

di Christian Cibba

Oggi giovedì 1 settembre è stato presentato presso l’auditorium dell’Inail il progetto Memoria Paralimpica, nato per raccontare la nascita e lo sviluppo dello sport per disabili in Italia e per testimoniarne la grande importanza per coloro che lo praticano e per il Paese intero. Promosso dal Comitato Italiano Paralimpico insieme all’Inail e alla Fondazione Italiana Paralimpica, il progetto è stato realizzato dalla redazione di Redattore Sociale, Zoofactory Film Production e Kapusons web agency e comprende un archivio online con fotografie e interviste ad atleti vecchi e nuovi e un film-documentario intitolato “E poi vincemmo l’oro”, proiettato in anteprima durante la presentazione del progetto.

memoria paralimpica“E poi vincemmo l’oro”

Il film, che andrà in onda su Rai Due domenica 4 settembre, alle ore 16.45, ripercorre attraverso le testimonianze dei suoi protagonisti la storia e lo sviluppo del movimento paralimpico italiano. Dagli inizi, nei tardi anni ’50, con l’attività del Centro Paraplegici di Ostia fondato dall’Inail e diretto dal dottor Antonio Maglio, considerato il padre del movimento paralimpico italiano, fino ai racconti degli atleti che andranno a rappresentare l’Italia nella XV edizione dei giochi paralimpici che si terrà a Rio de Janeiro dal 7 al 18 settembre 2016. A raccontare questa storia, che racchiude in sé tante altre incredibili storie, ci sono alcuni dei primi atleti paralimpici, come Aroldo Ruschioni, oggi 84enne, che vinse tre medaglie durante la prima edizione dei Giochi Paralimpici (riconosciuti tali solo 24 anni dopo), tenutasi nel 1960 a Roma.
Ci sono i protagonisti della storia recente, come l’attuale presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli, atleta pentathlon da ragazzo, plurimedagliato durante quattro paralimpiadi dopo l’incidente che lo ha costretto alla carrozzina.
Ci sono gli atleti in partenza per Rio, come l’ex pilota di formula uno Alessandro Zanardi, vincitore di due ori a Londra 2012 e tanti altri atleti di ieri e di oggi, di cui potete conoscere le storie vedendo il film o attraverso il bellissimo archivio del progetto Memoria Paralimpica.

I racconti dei protagonisti

Durante la presentazione del progetto, diretta dai colleghi di Redattore Sociale, sono intervenuti il presidente del Cip, Luca Pancalli, il direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello, e alcuni degli atleti o dei loro familiari protagonisti di questa storia. « Tutti siamo figli di una storia», ha detto Pancalli, « e se negli ultimi sedici anni abbiamo elevato a interesse della collettività e del Paese ciò che prima era soltanto paese e interesse di pochi, lo dobbiamo a tanti sforzi che sono iniziati a Ostia con il dottor Maglio e i primi atleti. Il film racconta la forza che abbiamo, il legame che ci unisce a tutti i protagonisti e pionieri dello sport paralimpico e quella solidarietà di cui siamo portatori, dimostrata anche dalla scelta di una comunità parrocchiale per ospitare Casa Italia a Rio 2016, per sostenere e lasciare strutture per i disabili delle favelas più povere di Rio».

memoria paralimpicaTornare a essere o diventare degli atleti, che siano quindi anche da esempio per gli altri, come Vittorio Loi che, raccontano le sue nipoti nel documentario, « voleva suicidarsi dopo l’incidente, ma ha poi scoperto lo sport, ha vinto tante medaglie nella scherma e ha poi ispirato tanti giovani». O come Paola Fantato, vincitrice di cinque ori nel tiro con l’arco, che durante la sua intervista racconta di come « Un giorno un signore si mise a correre verso di me e mi abbracciò. Voleva ringraziarmi perché sua figlia, adesso atleta paralimpica, aveva deciso di fare sport vedendomi durante un’olimpiade, cambiando la sua vita. Questo ringraziamento ha avuto più valore di tutte le medaglie» .

Tante storie incredibili che hanno un elemento comune: lo sport come vita, come opportunità per ricominciare e rimettersi in gioco. «Dopo l’incidente mi avevano prospettato una vita con la carrozzina elettrica in salotto, io invece ho girato il mondo» dice ridendo Alvise De Vidi (sei Paralimpiadi e 14 medaglie).  « Da ogni immagine di questo film», ha detto dopo la proiezione Maria Stella Calà, moglie del dottor Maglio, «rimbalza la vita e la forza di queste persone, di questi atleti, che per tutti rappresentano la testimonianza che è possibile farcela».

Le immagini in questa pagina fanno parte dell’archivio memoria paralimpica

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