“NON STAREMO ZITTI E BUONI”. PAROLA DI TOR BELLA MONACA

Cittadini e associazioni sono scesi in strada per lanciare un messaggio: Tor Bella Monaca siamo noi, non la malavita.

di Marco Dolfi

La situazione a Tor Bella Monaca, estrema periferia est di Roma, è insostenibile, ma c’è chi lotta per la legalità e per il bene comune. Il 24 giugno, in via Francesco Londonio, si è tenuto un partecipato presidio con cittadini e associazioni, in difesa della legalità e in solidarietà a quanto accaduto a Tiziana Ronzio, presidente dell’associazione Tor più Bella.

Ricordiamo il fatto: era il 7 giugno quando Tiziana, a seguito di un diverbio nato tra un uomo e suo figlio, interviene per placare gli animi. Ad intromettersi è Giuseppe Moccia, con alle spalle precedenti per droga. Questi comincia a inveire contro Tiziana e schiaffeggia suo figlio. Tiziana ha fondato “Tor più Bella” nel 2015 e da anni si impegna per liberare il quartiere dalla malavita e migliorarne le condizioni. Moccia, avendola a quel punto riconosciuta, le rivolge ingiurie e minacce. «Te do foco, ammazzo te e i tuoi figli. Te sei un infame. Te la fai con i carabinieri». La tensione è ulteriormente cresciuta con l’intervento della madre di Moccia, che ha aggredito fisicamente Tiziana Ronzio, alla quale successivamente in ospedale sono stati dati tre giorni di prognosi.

 

Tor Bella Monaca
Roma, Tor Bella Monaca. Uno striscione della manifestazione del 24 giugno 2021

La situazione, dicevamo, è insostenibile. Malavita, spaccio e racket la fanno da padroni, in un quartiere in cui povertà, abbandono scolastico e disoccupazione lasciano campo libero ai clan di zona.

Secondo l’associazione “Libera”, fondata nel 1994 da Don Ciotti, «è fondamentale che si raccontino queste situazioni a quelli che non abitano qui. Il problema del narcotraffico è centrale e riguarda la quotidianità. Ciò che è tristemente accaduto a Tiziana accade ogni giorno a molti cittadini».

La centralità del narcotraffico 

«Lo spaccio», afferma Andrea di “Tor più bella”, «dilaga anche nelle fasce più giovani della popolazione. Dobbiamo comprendere che qui chi spaccia è vittima, anche se minore, semplicemente perché non ha alternative e non conosce altro». A Tor Bella Monaca non vale il detto «se non c’è una porta, costruiscila». Tutte le associazioni e i cittadini si adoperano congiuntamente per abbattere quel muro di illegalità, per oltrepassare il quale non basta una semplice porta.

 

Tor Bella Monaca
C’è una società civile che resiste e che è decisa a non tacere

Nel quartiere ci sono tredici piazze di spaccio, per introiti che vanno da 10.000 a 20.000 euro ogni giorno. «È un’economia che, col deserto affianco, trova strada libera e si diffonde tra le difficoltà delle persone. Serve un lavoro che coinvolga i più giovani. I carabinieri da soli non bastano. La richiesta che oggi, e da anni, Tor Bella Monaca fa è affrontare insieme i problemi di criminalità e quelli sociali, mettendosi in ascolto del territorio. Affrontare i problemi con soluzioni sistemiche, non settoriali».

Cittadini e associazioni chiedono alle istituzioni uno sforzo profondo per operare con continuità e ascoltare la legalità del territorio che è presente, ma che si nasconde per paura di ritorsioni.

L’ascensore sociale bloccato 

«L’ascensore sociale», denuncia l’Associazione 21 luglio, «è bloccato. Per i più giovani che nascono e crescono qui è praticamente impossibile uscire da un destino che è già segnato».  Purtroppo non solo quello sociale è bloccato di ascensore. Spesso, infatti, i clan nascondono nei vani ascensore armi e droga per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine, con evidenti disagi per i cittadini che, dai piani più alti delle torri, non possono utilizzare gli ascensori per settimane.

 

Una partecipante alla manifestazione

La povertà assoluta si attesta a livelli drammatici (41%) e l’abbandono scolastico assume ogni anno contorni vieppiù inquietanti. «Servono psicologi ed educatori che, all’interno di presidi socio-culturali, investano contro il sistema del ghetto urbano per far uscire le persone dalla trappola della delinquenza»

Presidi come lo Sportello di mutuo soccorso, aperto presso lo spazio Ater della prima torre di viale Santa Rita da Cascia, al civico 50, promosso dalle associazioni Nonna Roma, Libera e Tor più Bella. Lo scopo è quello di fornire supporto e assistenza legale ai cittadini per il disbrigo di pratiche relative al reddito di cittadinanza, assistenza per sfratti e alloggi popolari. Fornire un presidio di assistenza legale è essenziale per non lasciare i cittadini in mano alla malavita che, come afferma l’avvocato di Nonna Roma «si inserisce nelle occupazioni di alloggi popolari e riscuote anche illegalmente gli affitti».

Le città invisibili

Il grido dei cittadini e delle associazioni è arrivato, ed è forte. Per mostrare e dimostrare che la parte di quartiere che è contro il malaffare, lo spaccio e il racket è viva e lotta quotidianamente per non lasciare spazio a queste diffuse sacche di illegalità.

Come sostiene Andrea, di Tor più Bella, questo quartiere è un inferno. Ma, come descritto da Italo Calvino ne “Le città invisibili”, vi sono due modi per non soffrirne: «Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».

“NON STAREMO ZITTI E BUONI”. PAROLA DI TOR BELLA MONACA

“NON STAREMO ZITTI E BUONI”. PAROLA DI TOR BELLA MONACA