PASTIFICIO FUTURO. UNA PASTA CHE SA DI LIBERTÀ E TENACIA

Inaugurato qualche giorno fa Il Pastificio Futuro: alla produzione i detenuti del carcere minorile di Casal del Marmo a Roma. «Il nostro pastificio nasce per tramutare la speranza in futuro. Con la durezza del grano e la tenacia dei sogni»

Una pasta che ha il gusto di libertà e futuro per chi l’ha prodotta. Qui non c’entra il marketing ma la storia del Pastificio Futuro inaugurato lo scorso 10 novembre all’interno dell’Istituto Penitenziario Minorile (IPM) di Casal del Marmo a Roma. A produrre questa pasta secca trafilata al bronzo sono, infatti, gli stessi detenuti del carcere romano, attori non di un semplice laboratorio formativo ma di un’attività imprenditoriale che punta a confezionare 2 tonnellate di merce al giorno.

Non lasciatevi rubare la speranza

Pastificio Futuro
La struttura del Pastificio Futuro è situata al di fuori delle mura dell’Istituto con un ingresso autonomo pensato per far uscire i suoi dipendenti dal carcere per recarsi nel loro luogo di lavoro

La storia del Pastificio Futuro è segnata da un invito speciale e da una struttura abbandonata nei pressi del carcere; a raccontarcela è Elio Grossi della cooperativa sociale Gustolibero (ente che ha dato vita e oggi gestisce il Pastificio) e dal 1988 volontario presso il carcere minorile romano. Nel 2013, infatti Papa Francesco, in visita presso l’Istituto penitenziario, provoca le ragazze e ragazzi detenuti pronunciando la frase: “Non lasciatevi rubare la speranza”. «Le parole del Papa ci colpirono subito», racconta Elio, «ecco perché nei giorni a seguire insieme all’ex cappellano del carcere Padre Gaetano Greco decidemmo di dar seguito a quell’invito con un segnale concreto per i nostri ragazzi: fondare una cooperativa con un futuro progetto di impresa in cui loro fossero i protagonisti. Sempre in quegli anni eravamo in trattativa con il Ministero per rilevare una struttura adiacente all’IPM (ma con ingresso autonomo), che però ci venne chiesto di abbattere e ricostruire per ragioni di sicurezza».

Pastificio Futuro: una storia di tenacia

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Grossi: «Il nostro progetto voleva offrire un vero e proprio contratto remunerato e a lungo termine ai detenuti maggiorenni abilitati all’uscita dal carcere per svolgere attività lavorativa»

Nel 2015 Gustolibero riceve sin da subito supporto dalla Caritas Italiana e della Chiesa Cattolica con uno stanziamento consistente di fondi dell’8xmille. Questa somma, però, non è sufficiente per dar vita e sostenibilità economica all’impresa desiderata. Trascorrono ben sette anni in cui Elio insieme ad Alberto (attuale presidente della cooperativa) intercettano quanti più piccoli e grandi finanziatori possono per far avanzare il progetto. Grazie al loro impegno, nel 2022 si riescono ad avere abbastanza risorse per abbattere la vecchia struttura, aprire una gara, ricostruirne una nuova con la stessa configurazione, ma stavolta adempiente a tutte le normative. «È importante raccontare la genesi del Pastificio Futuro ai ragazzi che oggi ci lavorano», sottolinea Elio, «perché le braccia della nostra cooperativa sono state le prime a darsi da fare con tenacia per metterlo in piedi, ed è la stessa speranza che ciascuna e ciascuno di loro ci auguriamo non perda». Una particolarità è che la struttura che ospita la neonata azienda è situata al di fuori delle mura dell’Istituto con un ingresso autonomo pensato per far fisicamente uscire i suoi dipendenti dal carcere per recarsi nel loro luogo di lavoro.

Un vero contratto remunerato e a lungo termine

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Il taglio del nastro del Pastificio Futuro, il 10 novembre scorso

«All’interno dell’IPM c’erano già laboratori formativi di falegnameria, pizzeria e acconciatura ma il nostro progetto voleva essere più ambizioso: offrire un vero e proprio contratto remunerato e a lungo termine ai detenuti maggiorenni abilitati all’uscita dal carcere per svolgere attività lavorativa (articolo 21). Abbiamo avviato la produzione con una ragazza e due ragazzi ma, aumentando le vendite, contiamo di raggiungere un organico di 20 unità assunte con turni diurni e pomeridiani». Non soltanto un re-inserimento lavorativo ma anche e soprattutto sociale: all’interno dell’azienda, infatti, i ragazzi non solo vengono formati e supportati da personale tecnico ma guidati da educatori che ne accompagnano il loro percorso. «Gli IPM italiani vivono grandi difficoltà a livello organizzativo, con detenute e detenuti con un’età compresa dai 14 fino ai 25 anni. Abbiamo pensato ad un giovane di 19 anni a cui, per esempio, viene assegnata una pena di almeno 4-5 anni: il Pastificio Futuro per lui può essere un luogo dove mettersi alla prova lavorando e costruendosi una solidità anche per quando terminerà la detenzione. E puntiamo soprattutto sul “passaparola” che un nostro dipendente potrà fare col suo compagno e compagna di cella: sono certo che la speranza che è contagiosa».  Come ogni attività produttiva la prossima (e grande) sfida per la Cooperativa Gustolibero e i dipendenti del Pastificio sarà quella assicurare una continuità di distribuzione tra piccole e medie catene di supermercati garantendo al consumatore al tempo stesso un prodotto di qualità ma soprattutto un’etichetta trasparente che racconta una storia fatta di tenacia e speranza verso il futuro. «La pasta è trasformazione», si legge nell’etichetta di ogni confezione, «nasce da una materia prima e diventa simbolo e cuore della nostra cucina. Il nostro Pastificio nasce con l’obiettivo di tramutare la speranza in futuro. Con la durezza del grano e la tenacia dei sogni».

PASTIFICIO FUTURO. UNA PASTA CHE SA DI LIBERTÀ E TENACIA

PASTIFICIO FUTURO. UNA PASTA CHE SA DI LIBERTÀ E TENACIA