
PREMIO CAMBIARE 2026: CAMBIARE LA NARRAZIONE SU ROMA
Il Premio Cambiare 2026 – L’arte di cambiare il mondo, promosso da Dire Fare Cambiare APS con il contributo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, è alla sua quarta edizione. Il 23 aprile alle 17.00 in Campidoglio la cerimonia di premiazione. Giulia Morello: «Lavoriamo molto su narrazione, linguaggio e cultura. Ogni anno scopriamo tante storie nascoste che cambiano lo sguardo sulla città. Quest’anno un coinvolgimento particolare riguarda i giovani»
22 Aprile 2026
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Si può anche provare a cambiare la narrazione su Roma, e, perché no, la narrazione sull’ambiente e la sostenibilità in Italia in generale. Lo si può fare raccontando quelle belle storie positive, spesso nascoste, che a Roma e in Italia ci sono. Questo vuol dire fare cultura. La cultura come spazio di responsabilità collettiva, l’arte come linguaggio capace di rendere visibile il cambiamento, le comunità come protagoniste della transizione ecologica e sociale. È da questa visione che nasce il Premio Cambiare 2026 – L’arte di cambiare il mondo, promosso da Dire Fare Cambiare APS con il contributo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nell’ambito delle azioni della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. Giunto alla sua quarta edizione, il Premio si conferma una piattaforma culturale nazionale che traduce i valori dell’Agenda 2030 in esperienze concrete, condivise e replicabili, premiando persone e realtà che ogni giorno costruiscono una società più giusta, inclusiva e sostenibile. La cerimonia di premiazione si terrà il 23 aprile alle 17.00 in Campidoglio, nella Sala della Protomoteca, con il patrocinio di Roma Capitale, UNAR e ASviS, insieme a una rete ampia di partner istituzionali e culturali. «Il Premio Cambiare è alla quarta edizione, ma questa è l’edizione del salto, grazie al contributo del MASE riusciamo a fare una serie di attività legate al premio tutto l’anno», ci ha spiegato Giulia Morello, fondatrice di Dire Fare Cambiare e direttrice artistica del Premio. «Il territorio comune è sempre l’Agenda 2030. Come associazione lavoriamo molto sul tema della narrazione, sul linguaggio della cultura. L’idea è quella di cambiare la narrazione su Roma. Ogni anno scopriamo tante storie nascoste, anche di singoli cittadini e cittadine, che cambiano lo sguardo sulla città. Fa bene sapere che ci siano tante belle persone a Roma. Che a volte, grazie al premio, si connettono tra loro. Trattiamo la cultura come la quarta dimensione dello sviluppo sostenibile. Il cuore del premio è sempre culturale. L’idea è quella di cambiare la cultura. Quest’anno abbiamo uno sguardo particolare sui giovani, che sono coinvolti non solo come categorie, ma anche perché sono stati coinvolti in tantissime attività»
Un premio in due fasi
Il Premio Cambiare 2026 si articola in due fasi complementari. C’è il Premio Cambiare Roma: dedicato alla città di Roma, è aperto a cittadine e cittadini, artiste e artisti, associazioni, scuole, enti del Terzo Settore, gruppi informali e realtà culturali attivi sul territorio. E c’è il Premio nazionale, che si estende a tutta Italia selezionando otto festival partner che, tra giugno e dicembre 2026, dimostrino un impegno concreto su sostenibilità, inclusione, diritti e partecipazione. I festival selezionati ospiteranno tappe del Premio, la mostra multimediale dei giovani coinvolti nei progetti e momenti pubblici di confronto sui temi del cambiamento.
Premio Cambiare: le categorie
Le categorie del Premio Cambiare 2026 sono: Arte e Cultura – Percorsi affermati; Arte e Cultura – Nuove Energie (14–35 anni); Comunità che cambiano il mondo; Giovani che cambiano il mondo (14–35 anni); Diritti e pari opportunità; Ambiente e sostenibilità; Cittadina/o che cambia il mondo; Divulgatrice/ore per il cambiamento. Ogni vincitrice e vincitore riceverà il VAIA Cube, simbolo di rigenerazione e innovazione sostenibile realizzato in legno recuperato dalle tempeste Vaia, grazie alla partnership con VAIA.
Un modello originale di selezione
Il Premio Cambiare adotta un modello originale di selezione, basato su un Comitato di esperti, a cui ha partecipato anche il CSV Lazio, e su una Giuria plurale che unisce personalità artistiche e culturali a soggetti collettivi direttamente coinvolti nei progetti. «Istituiamo sempre un comitato di selezione che ha lo scopo di trovare le storie belle della città» ci spiega Giulia Morello. «E poi c’è la giuria con addetti ai lavori. Ma ogni anno ci piace inserire nella giuria uno sguardo più ampio. Già dallo scorso anno con noi ci sono stati i detenuti di Rebibbia. La loro voce è importante per due motivi», spiega Giulia Morello. «Il primo è ricordarci che esistono anche le persone che non vediamo. E credo che sia importante per loro, per sapere che c’è una città che li accoglierà quando termineranno il loro percorso giudiziario. Per non vivere più un senso del giudizio eterno, mai scissi dalla loro condizione. Per condividere una narrazione di una città diversa, anche accogliente, capace di dare seconde opportunità». Da quest’anno ci sono le donne in uscita da storie di violenza, ricorda Morello, «che lo scorso anno hanno fatto un laboratorio che ha dato vita a una canzone – Cambia il vento – parlando a donne nelle stesse difficoltà che non hanno ancora chiesto aiuto. C’è una classe di un liceo scientifico di Perugia, la 3D del Liceo Alessi: i ragazzi e le ragazze hanno fatto un laboratorio di cittadinanza attiva con noi per lavorare sulla giuria, un lavoro sulle orazioni, per sostenere le tesi dei progetti che hanno candidato, immaginando come sarebbe bello un premio simile anche a Perugia. L’effetto delle buone notizie è che sono degli amplificatori».
I trend: donne e innovazione
Si possono allora tirare le fila e estrapolare tendenze, capire in che direzione sta andando il mondo che guarda alla sostenibilità? «A colpire in primis e una grande partecipazione al femminile», ci risponde Giulia Morello. «Quando avevamo iniziato, a un certo punto, per garantire un’equa rappresentanza abbiamo dovuto chiedere di esprimere preferenze per uomo e donna. La cosa che ho visto è che c’è stato un grande protagonismo delle donne. E c’è stata una nostra apertura specifica nel dare dei premi alle categorie giovani. Che hanno risposto con entusiasmo. In tanti progetti la parola chiave è innovazione. E il rapporto con la tecnologia, anche a disposizione per il Terzo Settore». Anche qui è il cambio di una narrazione, quella che vuole la tecnologia legata spesso alla paura. Invece può fare molto per categorie a rischi di esclusione sociale.
People Have The Power
Quando i goal dell’Agenda sono stati lanciati, il 2030 sembrava una data lontana. Ormai ci siamo, mancano meno di quattro anni, ma è opinione comune che, su questi obiettivi, siamo ancora indietro. «Senza ricorrere a visioni sognatrici, siamo lontani dal raggiungimento dei 17 goal» risponde Giulia Morello. «Detto questo io vedo, nonostante tutto, delle cose positive. La prima è che chi conosce di più l’Agenda 2030 sono i giovani. In uno degli incontri alla Sapienza, mi è capitato, come mai prima, di sentire giovani dire “io la sento l’ecoansia”. Loro non vedono il futuro e si sentono investiti della grande responsabilità di risolvere tutti i problemi del mondo che hanno ereditato. Vedere questo mi ha fatto riflettere. Il senso del Premio è risvegliare non tanto le coscienze, quanto la consapevolezza di poter fare delle cose, non solo dal nostro punto di vista. Ma sapere che abbiamo il potere di cambiare le cose. Anche “potere” è un termine di cui parliamo spesso in senso negativo. Ma ha un senso positivo: riappropriarsi del potere di decidere». In fondo, lo diceva anche Patti Smith. People Have The Power.






