FROSINONE. MEDICI DI FAMIGLIA PER L’AMBIENTE CONTRO L’INQUINAMENTO

Per l'associazione l’inquinamento da polveri sottili è una emergenza sanitaria. Servono monitoraggi e scelte politiche

di Ilaria Dioguardi

«L’associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e provincia è nata nel 2015, dopo che abbiamo riscontrato, fra i nostri pazienti, un insolito aumento di patologie che risultavano più gravi e resistenti alle comuni terapie», dice Marzia Armida, presidente dell’associazione. Nello stesso periodo il capoluogo ciociaro risultava tra le città più inquinate d’Italia, per record di polveri sottili: da qui l’intuizione che questa situazione ambientale avesse un ruolo determinante per le malattie respiratorie e non solo. «A sostegno di quest’ipotesi abbiamo svolto il primo studio epidemiologico a Frosinone, cui hanno partecipato circa 4.000 cittadini, da cui è emerso che l’asma ha una prevalenza del 30,9%, doppia rispetto alla media nazionale (15%) e la broncopatia cronica ostruttiva (BPCO) una prevalenza del 19,2%, più che tripla rispetto alla media nazionale (6%)».

Medici di Famiglia per l’Ambiente si pone l’obiettivo di svolgere un’attiva e concreta “sorveglianza sanitaria” sulla popolazione. «I nostri concittadini sono le “centraline biologiche” della città, è inconfutabile che l’inquinamento da polveri sottili è “emergenza sanitaria”. Incrementare le informazioni e le conoscenze scientifiche, per dare risposte concrete alle tante criticità sanitarie dovute all’inquinamento aereo, e non solo, è l’obiettivo dell’associazione e rappresenta la nuova frontiera della medicina di famiglia».

 

medici di famiglia per l'ambiente frosinone
Marzia Armida, presidente di Medici di Famiglia per l’Ambiente

LE DIFFICOLTÀ. All’inizio li definivano allarmisti, ora finalmente si è capito che il problema non è più trascurabile, anche perché fra la popolazione è molto sentito. «All’inizio del nostro percorso abbiamo avuto molte difficoltà. Non si credeva che la situazione ambientale e le ripercussioni sulla salute dei cittadini fossero così gravi: siamo stati accusati di allarmismo. Poi la nostra associazione ha guadagnato consensi ad altissimo livello, grazie al continuo aggiornamento sulle tecniche di rilevamento delle polveri sottili e alle conoscenze sulle patologie correlate all’inquinamento atmosferico. Per merito dell’intervento di Medici di Famiglia per l’Ambiente presso l’Istituto Superiore di Sanità, la città di Frosinone è stata reinserita nell’elenco dei SIN (Siti di Interesse Nazionale per la bonifica), che indica dei territori che per la presenza riconosciuta ed innegabile di inquinanti di aria, acqua e suolo risultano essere pericolosi per la vita umana, animale e vegetale, responsabili di malattie e morte. Grazie alla collaborazione delle Amministrazioni locali della Valle Del Sacco si tenta di contrastare la presenza di impianti industriali insalubri, presentati spesso come tecnologie falsamente pulite e contrastare l’invasione di biomasse, inceneritori e biodigestori. Da più di un anno collaboriamo con la Commissione Ambiente del Comune di Frosinone fornendo periodicamente un report sulla misurazione delle PM».

 

IL PROBLEMA DEL REGISTRO TUMORI. Questa collaborazione ha permesso a Medici di Famiglia per l’Ambiente di partecipare alla seduta consiliare straordinaria dello scorso 20 febbraio. Il Consiglio comunale del capoluogo ciociaro è stato convocato intorno al problema dell’assedio da polveri sottili nell’area urbana, soprattutto nella parte bassa della città.

«Abbiamo esposto chiaramente le gravissime conseguenze dell’inquinamento da PM sulla salute della popolazione con l’impegno da parte di tutte le forze politiche a contrastare quest’emergenza sanitaria», afferma la dottoressa Armida. «La salute del cittadino è spesso posta in secondo piano, rispetto alle leggi del business e della politica. La nostra associazione è assolutamente libera da interessi politici ed economici, che spesso entrano in gioco quando si parla di inquinamento o energie alternative. Purtroppo dobbiamo rilevare, da parte della ASL di Frosinone, la mancata attuazione del Registro Tumori nella nostra provincia. L’Associazione ha più volte offerto la propria collaborazione gratuita al fine di superare le difficoltà organizzative e di personale, che dal novembre 2017 impediscono l’attuazione del Registro Tumori. Questa collaborazione è stata sempre respinta, fino al gennaio 2019, quando una delibera della ASL ha smobiliato l’unità funzionale per il Registro e assegnato l’incarico ad altro dirigente. Purtroppo sono stati persi 2 anni. Riconosciamo il merito alla ASL di aver intrapreso un nuovo percorso per l’attuazione del Registro Tumori, che potrà fornire strumenti fondamentali di studio in un territorio a così alta criticità ambientale».

 

IL MODELLO FROSINONE. Nel capoluogo ciociaro è stata predisposta una rete di controllo delle polveri sottili che può essere denominata “Modello Frosinone”, costituita da 13 centraline posizionate in diversi punti della città che utilizzano il sistema di rilevamento “Ancler”. «È possibile misurare particelle PM 10-PM 2,5-PM 1. Le tecniche comunemente utilizzate (centraline Arpal, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) si basano sulla misurazione del peso delle polveri con rilevazione media nelle 24 ore, mentre nel sistema Ancler un fascio laser è in grado di determinare in tempo reale la quantità e le dimensioni delle polveri sottili nell’aria con rilevazioni ogni 5 minuti», spiega la  Armida.

medici di famiglia per l'ambiente Frosinone
Attraverso il sito www.ancler.com si può monitorare la situazione in tempo reale

Un sito web permette la visualizzazione e il monitoraggio in tempo reale. Le centraline attualmente in funzione a Frosinone, Cassino, nei comuni della Comunità Montana, e presto a Sora e Anagni, permettono una rete di controllo all’avanguardia per lo studio della qualità dell’aria e le ricadute sulla salute dei cittadini. I dati delle centraline Ancler (anche se non normate) sono sovrapponibili a quelle dell’Arpal. Questa rete di controllo permette di comprendere meglio le dinamiche dell’inquinamento atmosferico indicando le zone più a rischio, le ore più critiche, il tipo di particelle, andando ben oltre i metodi tradizionali di rilevamento. La conoscenza della concentrazione di polveri sottili nelle diverse zone urbane può essere utile, ad esempio, per la ridistribuzione del traffico, il controllo del riscaldamento domestico, l’individuazione delle zone con minore inquinamento da adibire a parco giochi per i bambini e ad aree pubbliche per la vita sociale di anziani o di malati respiratori o cardiopatici.

«Il nostro è un modello di studio e di controllo che credo sia unico in Italia, che abbiamo elaborato insieme a ingegneri e informatici.  Ci permette di avere tanti dati: il comune ha un’arma in più, che adesso dovrà passare al vaglio dei tecnici».

 

I RISCHI PER I CITTADINI. Le correlazioni tra malattie e d inquinamento da polveri sottili sono convalidate da centinaia di studi internazionali. «Le polveri più dannose sono quelle più piccole (PM 2,5, PM 1, PM<1), poiché penetrano profondamente nell’albero respiratorio e da qui passano nel torrente circolatorio diffondendo in tutti gli organi ed apparati». Con PM (Particulate Matter) si definisce una miscela di particelle solide e liquide (particolato) che si trovano in sospensione nell’aria. «Il danno da polveri sottile è un danno di tipo ossidativo con innesco a cascata di fenomeni infiammatori. A livello polmonare aumentano asma, BPCO (BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva), enfisema. L’apparato maggiormente compromesso è quello cardio-circolatorio con aumento di infarti, ictus cerebrali, aritmie cardiache, ipertensione arteriosa». A tale proposito è in via di conclusione lo studio che dimostra l’aumento di accessi al Pronto Soccorso dell’Ospedale Spaziani di Frosinone per patologie cardio-circolatorie proprio in coincidenza dei picchi di inquinamento da polveri sottili.

«Anche per le malattie cerebrali come demenza, malattia di Alzheimer, morbo di Parkinson, autismo abbiamo importanti evidenze scientifiche che correlano l’aumento di tali patologie con l’inquinamento da PM. Lo studio Sentieri ha considerato la mortalità nei 44 siti SIN italiani. Per la Valle del Sacco è emerso un eccesso di mortalità per tumori e malattie dell’apparato gastrointestinale negli uomini e per malattie cardiocircolatorie nelle donne. Le polveri sottili sono considerate cancerogene», continua la presidente di Medici di Famiglia per l’Ambiente. I dati più drammatici riguardano i bambini. «Il 33% delle malattie infantili deriva da fattori ambientali modificabili e “l’aumento di patologie degenerative sta riducendo l’aspettativa di vita di un bambino anche di 10 anni” (cit. Dottoressa Patrizia Gentilini). Nella Valle del Sacco la valutazione epidemiologica dei tumori infantili a cura del Dipartimento Epidemiologico della Regione Lazio (DEP) nel 2011 ha evidenziato dati allarmanti. Si registra un eccesso di ricoveri per tumori dell’encefalo del 281% e delle leucemie del 174% maggiore rispetto la popolazione della stessa età del Lazio. Per le mamme che vivono vicino agli inceneritori aumenta la prematurità fino al 75 % e l’aborto spontaneo fino al 30%. Inoltre il danno da polveri sottili è un danno “epigenetico”: il danno cellulare avviene a livello dei cromosomi e quindi può essere trasmesso alle generazioni future».

 

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Una delle cause dell’inquinamento è il riscaldamento, in particolare l’uso del pellet

IL RISCALDAMENTO E IL PELLET. Le emissioni inquinanti non derivano soltanto dal traffico veicolare, ma dipendono anche dagli impianti di riscaldamento, in particolare da quelli a pellet, che si sono molto diffusi negli ultimi anni. Questo porta allo sforamento della soglia massima tollerata di Pm10. «Qualsiasi combustione nuoce alla salute perché sprigiona biossido di carbonio, benzopirene e particolato (PM). Anche il pellet non sfugge a questa regola. Secondo l’ENEA (l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), il 99% delle emissioni di particolato nel settore civile è dovuto alla combustione di biomasse legnose, quindi anche del pellet e ai fumi da combustione rilasciati da stufe e camini. In Italia una ricerca del progetto Viass del Centro controllo malattie del Ministero della Salute registra circa 30.000 decessi l’anno causati dall’impatto del particolato fine sulla salute, pari al 7% di tutti i decessi. Secondo i dati di Arpa Lombardia, la prima fonte di smog è la combustione di masse legnose che arriverebbe a rappresentare il 45% delle polveri sottili presenti sul territorio regionale. Le polveri sottili sono considerate cancerogene e per questo molti sostenitori della salute pubblica additano il pellet come cancerogeno». Purtroppo risulta difficile conciliare le acquisizioni scientifiche sulla pericolosità del pellet e gli incentivi economici per il loro utilizzo sotto forma di stufe e camini domestici.

«La nostra associazione è costituita da medici e non da tecnici, quindi non siamo le persone più idonee per proporre interventi di bonifica di qualsiasi genere, ma il nostro principale impegno è la salvaguardia della salute dei cittadini affinché nel nostro territorio già gravemente compromesso non ci sia una PM in più», conclude la presidente di Medici di Famiglia per l’Ambiente.

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazione@cesv.org

 

 

 

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